I bambini fanno i capricci, perché?

di Paolo Casartelli

(estratto dalla Rivista Craniosacrale.it n. 1/2011 – Scarica articolo completo in pdf)

I gesti dei più piccoli nascono spesso da un profondo e sincero bisogno di attenzione, come anche dal desiderio di aiutare e di cooperare, anche quando sembrano solo capricci. Per capire questi comportamenti bisogna comprendere che questi gesti sono talvolta il tentativo di ristabilire un appropriato flusso di amorevolezza e di equilibrio nella famiglia, e soprattutto di aiutare la figura principale di riferimento, la mamma o il papà o chi per loro si occupa dei bambini.

Il funzionamento di questo meccanismo è stato oggetto di numerosi studi e ricerche sul comportamento. Le ricerche degli ultimi anni si sono focalizzate sempre di più sugli effetti dell’ambiente di attaccamento e sul funzionamento del sistema nervoso centrale autonomo.

Somating Experiencing (SE)

I bambini di fronte alle sgridate (oltre alla possibilità di ricevere il beneficio educativo e quindi cambiare il proprio comportamento) hanno a disposizione tre opzioni per proteggersi e garantire al meglio la propria sopravvivenza e  la propria salute emotiva (da Peter Levine):

  • La prima opzione, se sono sufficientemente grandi (adolescenti), è la lotta/fuga che può avvenire fisicamente o anche solo psicologicamente. Se non sono sufficientemente forti per farlo, ripiegano sulla seconda opzione.
  • La seconda è il pianto accompagnato da gemiti, lacrime, scariche di calore e tremiti. Questo è la reazione privilegiata dei più piccoli che attraverso queste azioni fisiologiche cercano di scaricare la tensione nervosa in modo da non doverla immagazzinare dannosamente al proprio interno. Se il bambino viene inibito in questa modalità espressiva dalla forza soverchiante del genitore, passa alla terza opzione. Ad esempio il genitore può inibirlo intimandogli di non piangere o distraendolo vigorosamente dal suo flusso di emozioni e sensazioni.
  • La terza, più grave e lesiva per il piccolo è il silenzio e l’immobilità. Non è indice di uno stato di pacificazione ma il segnale che lo shock della sgridata ha congelato la capacità del bambino di dissipare la tensione nervosa che continua ad essere trattenuta dentro di sè. Non sente più niente ed impara a trattenere le emozioni. (…)

Il rispecchiamento

La ricerca scientifica nel campo dei neuroni specchio dimostra che gli stati interiori di mamma, ossia se mamma sta bene ed è in una relazione sana con se stessa, verranno rispecchiati nelle azioni e nei comportamenti dei bambini. La prima scoperta afferma che i bambini sono il riflesso nervoso della figura di riferimento, la madre o chi per lei. Attraverso il meccanismo dei neuroni specchio i bambini imparano, dalla nascita fino l’adolescenza, a sentire il tono ed il funzionamento del sistema nervoso della madre e a riprodurlo al proprio interno.

La sicurezza e l’amorevolezza

Un altro aspetto importante ed interessante delle più recenti ricerche sul funzionamento del cervello dimostra che il centro più attivo nel sistema dei neonati e dei bambini è l’amigdala. Questo centro regola e determina alla base del cervello e dell’organismo l’equilibrio di tutte le altre funzioni vitali interne. L’amigdala viene anche chiamata il “centro della paura”, alla nascita è estremamente attiva e per permettere al piccolo di crescere in maniera adeguata occorre che venga disattivato il suo stato di allerta per favorire invece il senso di sicurezza.

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