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Ambiti culturali nella Terapia Craniosacrale Biodinamica

di Michael Shea

Voglio rendere omaggio al fondatore di questo magnifico complesso di conoscenze.
Il Capitolo 1 descrive come Sutherland, verso la fine degli anni ’40, ebbe diretta percezione di quello che chiamò il “Respiro della Vita”, mentre correggeva uno strain (tensione o distorsione* vedi glossario) nel corpo di un paziente, senza bisogno di alcuna pressione manuale. Questo fatto ha cambiato completamente il suo metodo terapeutico meccanico, passando dall’uso di tecniche di manipolazione delle membrane e delle strutture ossee del corpo umano, ad un approccio estremamente gentile e basato sull’osservazione. In altre parole, la capacità di osservare ed essere testimoni delle forze di guarigione presenti nei fluidi del corpo serve a facilitare una maggiore possibilità di guarigione. In questo libro quella forza è chiamata Respirazione Primaria. Sutherland ha affermato di aver scoperto un’intelligenza nei fluidi che è l’elemento di auto-correzione e di mantenimento della salute nel soma, nella totalità del corpo. Arrivò a considerare questa intelligenza, che ha chiamato “Respiro della Vita”, termine preso in prestito dal Libro della Genesi nella Bibbia, come un elemento di natura sottile, infallibile nella capacità di ristabilire la salute, preesistente alla fisiologia umana, fondamentalmente misterioso, e fonte della salute. Considerazione e rispetto sono diventati un aspetto essenziale del Concetto Craniale. In ultimo pensava che il Concetto Craniale fosse un pensiero di natura religiosa.
L’opera di rottura di Sutherland è stata fonte di ispirazione per molti. Pur nascendo dalla tradizione osteopatica, il lavoro craniosacrale – così chiamato per brevità – si è diffuso in varie forme fino a diventare una professione a parte, per altri operatori nel campo della salute diversi dagli osteopati. Negli anni ’80 e ’90 di­versi insegnanti hanno diffuso nel mondo la forma meccanica di questo lavoro (Upledger e Vredevoogd 1983; Milne 1995). Col tempo si è manifestato un grande interesse pubblico per il Concetto Craniale in generale. Negli anni ’80 Franklyn Sills (Sills 2001, 2003) ha dato inizio a un ulteriore cambiamento insegnando una modalità di lavoro chiamata Biodinamica Craniosacrale, che è saldamente basato sulla Quiete Dinamica e le sue manifestazioni. Altri insegnanti hanno contribuito con la loro particolare conoscenza ed esperienza alla comp­rensione e all’insegnamento di questo lavoro ed hanno favorito la nascita della nuova professione della Terapia Craniosacrale Biodinamica (Kern 2005). Anche altri autori come Torsten Liem (Liem 2004) e Leon Chaitow (Chaitow 2005) hanno considerato la biodinamica una evoluzione del Concetto Craniale. John Mc Partland (McPartland and Skinner 2005), che è stato il primo a pubblicare un articolo sul modello biodinamico su una rivista professionale, lo ha imposto alla consapevolezza degli operatori come un nuovo paradigma per la salute e la guarigione. Questa collaborazione nello sviluppo del lavoro è stata fondamentale nel determinare l’evoluzione della terapia craniosacrale biodinamica nella sua forma attuale, come spiegherò in questo libro.
Un nuovo paradigma come quello della terapia craniosacrale biodinamica, deve essere in grado di definire gli ambiti culturali cui fa riferimento. A tale scopo, questo primo volume di Terapia Craniosacrale Biodinamica è suddiviso in cinque sezioni che rispecchiano quelle che io considero le influenze fondamentali sulla teoria e sulla pratica della terapia craniosacrale biodinamica.
Il primo ambito di conoscenze è quello dell’osteopatia nel campo craniale.
Il Capitolo 1, “La seconda ispirazione”, racconta come il Dr Sutherland, verso la fine della vita, scoprì la Potenza biodinamica del Sistema Respiratorio Primario. Poi, nel Capitolo 2, delineo per intero il modello del Sistema Respiratorio Primario che viene presentato in questo libro. E’ il modello teorico che verrà discusso dettagliatamente, nelle sezioni successive, insieme con le sue applicazioni pratiche e cliniche. Il Capitolo 3 confronta il modello biodinamico con altri importanti modelli di lavoro generalmente o recentemente affermati in questo campo. Presenta anche un’ampia bibliografia dei vari modelli.
Concludo la Sezione Uno con una digressione sulle dimensioni transpersonali della terapia craniosacrale biodinamica, e in particolare della psicologia del profondo. Il Capitolo 4 evidenzia diverse importanti influenze sulla pratica della terapia craniosacrale biodinamica, specialmente da un punto di vista spirituale e psicologico.
La Sezione Due tocca il campo dell’embriologia umana. Possiamo dire che la storia scritta dell’embriologia umana incomincia con Atreya, un medico ayurvedico autore, intorno al 1500 AC, di un testo chiamato Caraka Samhita. Dopo di allora, uomini come il Buddha (Buddha, 1995), Aristotele, e persino i primi papi della Chiesa Cattolica (Trounson e Godsen, 2003) hanno trattato dell’embrione umano. Tuttavia, l’aneddoto più interessante fa risalire l’inizio della scienza moderna dell’embriologia a tre scienziati italiani nati, nel giro di dieci anni, all’inizio del sedicesimo secolo (Konig, 2000): Ulisse Aldrovandi, Gabriele Falloppio e Bartolomeo Eustachio. Aldrovandi ha studiato lo sviluppo dell’embrione di pollo (e fu il primo a farlo), Falloppio ha scoperto le “tube di Falloppio”, ed Eustachio ha scoperto la “tromba di Eustacchio” tra la bocca e l’orecchio.
Fin dall’inizio l’embriologia è stata dominata da teorie contrapposte. Il dibattito più antico si svolgeva con i preformazionisti che sostenevano in origine che la forma finale adulta dell’uomo è presente in miniatura nell’ovulo e nello sperma. Oggi genetisti e biologi molecolari sarebbero considerati appartenenti al campo preformazionista. E’ importante dire che il modello di embriologia che io presento in questo libro insieme con il Dr van der Wal è il modello epigenetico (Haraway, 2004; Lipton, 2005; Pearce, 2002), che si fonda sul movimento delle membrane e dei fluidi e sul principio dell’insieme che precede le parti (geni). Nella formazione e nella costruzione dell’embrione, si prendono in considerazione i fluidi e tutto l’insieme, piuttosto che il ruolo dei geni (Carroll, 2005; Wolpert, 1991). Io credo che la realtà dell’embrione si trovi in un qualche punto a metà tra i due modelli. Il nucleo di questo libro, e della pratica biodinamica in generale, affonda le sue radici nel modello dell’epigenesi.
L’embrione rappresenta anche il mito della creazione dei nostri tempi (von Franz, 1995). La Sezione Due inizia con una mia storia della creazione che si basa sul lavoro del Dr Jaap van der Wal (van der Wal, 2004°, 2004b). Il mio amico Friedrich Wolf, un artista raffinato, ha disegnato per questo capitolo ventinove immagini dell’embrione, nonché la copertina del libro. Lo stesso Van der Wal ha dato un contributo ai Capitoli 6 e 9 e mi ha aiutato a curare l’edizione dei Capitoli 7 e 8 sui principi fondamentali dell’embriologia e del metabolismo. Credo che il suo punto di vista sia di fondamentale importanza per la comprensione del rapporto tra l’embriologia e la terapia craniosacrale biodinamica. Un osteopata ha affermato che quando un operatore mette le mani su un cliente, ha più contatto con l’embriologia che con l’anatomia e la fisiologia adulta. Questa sezione del libro cerca di chiarire tale affermazione. È importante comprendere l’embrione umano come un processo morfologico in atto, come un ininterrotto processo attivo di costruzione, o come quello di cui parla David Whyte, nel suo poema “Millennium” White, 2002, p.7), “il grande mare e l’immobile nave del vostro divenire”.
L’azione del divenire guidata dalla Respirazione Primaria, si contrappone al modello di anatomia spaziale statica e inerte che si incontra nei libri di testo. L’anatomia spaziale fa riferimento ad una immagine bidimen­sionale della struttura dell’embrione. La morfologia fa riferimento all’attività dei fluidi che plasmano la forma dell’embrione in una sequenza continua. A questa attività cadenzata diamo il nome di Marea Lunga e Marea Media. Il Capitolo 10 descrive il più importante processo terapeutico biodinamico chiamato Accensione (Ignition). La percezione della Accensione è fondamentale, secondo me, per lavorare in maniera biodinamica. È stato detto che tutti i ritmi e le frequenze nel Sistema Respiratorio Primario dipendono dalla Accensione.. Un approccio meccanico alla terapia craniosacrale viene riformulato con la comprensione e la percezione dei quat­tro tipi del processo di Accensione (Ignition), che viene spiegato da un punto di vista teorico ed esperienziale nel Capitolo 10. Infine, alla fine della seconda sezione, il Capitolo 11 presenta un’intervista che ho fatto con due membri dell’Istituto Rolf. Ritengo sia molto importante incominciare a vedere i rapporti tra la terapia cran­iosacrale biodinamica ed altre forme dell’arte terapeutica. Il Rolfing, che ho praticato per molti anni, è molto caro al mio cuore.
La Sezione Tre conduce il lettore in modo sistematico ad un esame delle abilità e dei principi della pratica biodinamica. I riferimenti culturali qui comprendono le tradizioni contemplative del Buddismo e del Taoismo, poiché il processo percettivo necessario alla pratica biodinamica comporta la capacità dell’operatore di rallentare consapevolmente il complesso corpo-mente durante il trattamento.
Inizio il Capitolo 12 riesaminando la percezione dei vari stati di coscienza del complesso corpo-mente nel Sistema Respiratorio Primario. Questi stati della coscienza sono considerati dal punto di vista dell’operatore. Che cosa sente effettivamente l’operatore quando pone le mani su un cliente? Per rispondere a tale domanda deve poter entrare in contatto con il proprio complesso corpo-mente.
A seguire, il Capitolo 13 copre una lunga lista delle fondamentali abilità che sono necessarie per cominciare ad entrare in rapporto con queste percezioni del Sistema Respiratorio Primario. Il Capitolo 14 esamina quelli che sono attualmente i miei principi preferiti nella pratica biodinamica. Qualcuno ha detto che la terapia cran­iosacrale biodinamica è l’applicazione creativa di un insieme di principi. Mi sembra una buona definizione di questa forma d’arte. Questo capitolo parla di dieci principi, scelti fra un gran numero di principi, molti dei quali saranno accennati nel corso del libro. Il Capitolo 15 prende in considerazione i diversi stadi di percezione e il progressivo scendere in profondità nella Respirazione Primaria, con una serie di meditazioni e visualizzazioni in­tese ad aiutare l’operatore ad approfondire il rapporto con la Respirazione Primaria. I Capitoli 16 e 17 trattano degli effetti del Respiro della Vita e di come il nostro intero essere e la nostra salute ne siano segnati. Chiamo questo imprinting del Respiro della Vita il piano innato o intrinseco dell’essere.
Non è niente altro che compassione materializzata. La Sezione Tre termina con una discussione su come comportarsi con una mente iperattiva, durante un trattamento. Ho inserito alcune meditazioni sulla quiete al fine di aiutare l’operatore a gestire il proprio stato mentale e preparare il terreno per arrivare a praticare in modo biodinamico.
Il titolo della Sezione Quattro è “Approccio biodinamico ai neonati e ai bambini”. Questa sezione integra gli ambiti culturali della psicologia prenatale e perinatale e della neuroscienza affettiva con la pratica biodinamica. Il campo della psicologia prenatale e perinatale costituisce un cambiamento di paradigma in quanto riconosce che l’embrione, il feto, e il neonato posseggono una consapevolezza unica e individuale (Chamberlain, 1998; Nathanielsz, 1999; Odent, 1999; McCarty, 2002, 2004). L’imprinting di un’esperienza stressante che si verifichi durante il periodo prenatale o perinatale viene oggi riconosciuto come un fattore importante per la salute e il be­nessere di ogni persona. Questi momenti traumatici hanno effetti fino all’età adulta. Ciò è vero specialmente per quello che viene chiamato il processo di attaccamento tra l’infante e la persona che ne ha cura. Durante questo periodo preverbale della vita si formano gli schemi di proiezione e di transfert nelle relazioni umane, e sono quindi un analogo diretto della relazione cliente-operatore (Shore, 2003), come viene spiegato in questa sezione del libro. Come conseguenza di questo nuovo paradigma, molte linee di sviluppo che si riteneva avessero inizio alla nascita devono essere retrodatate al momento del concepimento, o persino del pre-concepimento.
Il campo della cosiddetta Neuroscienza affettiva si occupa del processo di auto-regolazione delle emozioni che nasce da una relazione, chiamata attaccamento, tra la madre e il bambino, e che non è precostituito esclusi­vamente dalla struttura genetica del cervello del neonato. Si sa ora che il cervello cresce e si sviluppa in relazione con la figura materna dal concepimento fino almeno all’adolescenza. La ricerca della relazione durante l’intera vita è quindi un impulso fondamentale negli esseri umani. Tutte le relazioni umane si configurano in questo modo, compresa la relazione cliente-operatore. Inoltre, è stato ormai dimostrato che si creano campi di riso­nanza tra due persone, come una rete neurale condivisa tra l’emisfero destro di una persona e quello dell’altra. A questo livello gli esseri umani hanno uno scambio continuo l’uno con l’altro, e possono metabolizzare lo stress di un’altra persona semplicemente pensando ad essa, o quando si trovano in sua presenza (Shore, 1994, 2003; Siegel, 1999). Nella pratica biodinamica è essenziale comprendere il principio della formazione di una autonoma consapevolezza di testimone nella corteccia orbitofrontale nel neonato come funzione della relazione tra l’infante e la madre. Da questo sviluppo dipende l’autoregolazione delle emozioni e l’autonomia nella vita.
Inizio la Sezione Quattro con un’analisi del lavoro terapeutico su me stesso, relativo all’imprinting pre- e perinatale. Seguono due capitoli che prendono in esame parti importanti del sistema corticolimbico, che è la parte del cervello che si sviluppa per prima nei neonati. Questi capitoli aiutano il lettore a comprendere il Capitolo 23 che esamina tutte le nuove ricerche sull’attaccamento e il legame affettivo (bonding) nell’infanzia. I capitoli 24 e 25 riprendono queste ricerche e le rendono utilizzabili nella pratica per l’operatore. Quando si lavora con neonati e bambini è importante orientarsi alla Marea Lunga, come con gli adulti. Segue un esame delle varie abilità osteopatiche che sono state sviluppate negli ultimi decenni lavorando con neonati e bambini. Il Capitolo 26, l’ultimo della sezione, presenta alcune particolarità della fisiologia di transizione dalla respirazi­one acquatica a quella aerea.
Infine, la Sezione Cinque si occupa di quel settore culturale detto della Psicologia del profondo, che significa riconoscere la natura inconscia e simbolica del comportamento umano (Jung, 1933). Il campo della Psicologia del profondo stabilisce il principio della regressione simbolica: il bisogno inconscio, in chi vuole essere guarito, di ritornare simbolicamente al momento del concepimento (Edinger, 1972, 1984; Eliade, 1958). Secondo questo principio non si può ‘aggiustare’ il cliente. Egli deve essere riportato in contatto con le forze spirituali presenti nel momento prossimo alla sua incarnazione. L’operatore agisce metaforicamente come una guida ritu­ale, poiché il Respiro della Vita non si dà in una relazione terapeutica; piuttosto viene scoperto o evocato grazie allo stato di coscienza generato dall’operatore. Questo particolare stato di coscienza ha origine in una Quiete Dinamica, in cui l’operatore cerca di entrare attraverso un rituale di meditazione e preghiera. In aggiunta, il principio della linea mediana quale connessione fondamentale tra il mondo umano, il mondo naturale e quello divino deriva direttamente dalla psicologia del profondo. Basandosi su questi principi, la pratica biodinamica rappresenta una teologia del corpo, così come ci viene presentata da Andrew Taylor Still. Il principio della linea mediana distingue la pratica biodinamica da ogni altra forma di terapia craniosacrale. Per operare in maniera biodinamica è necessario comprendere e sperimentare in qualche misura il principio della linea mediana.
La Sezione Cinque inizia col Capitolo 27 ed un lungo colloquio che ho avuto con Barry Williams, un analista junghiano, sul rapporto tra l’embrione e il Respiro della Vita.
I Capitoli 28 e 29 considerano la guarigione come un ritorno all’origine per contattare la nostra integrità originaria. Questo è il punto fondamentale, credo, per comprendere la salute e la guarigione. I Capitoli 30 e 31 riguardano aspetti più profondi della linea mediana ed i 5 stadi di un trattamento biodinamico. Tutte le infor­mazioni cliniche presentate in questo libro sono riassunte per l’operatore in una procedura in cinque passi che si possono seguire punto per punto in ogni sessione. Nel Capitolo 32, cerco di riassumere in una poesia l’intera pratica di terapia craniosacrale. E’ il mio riassunto dell’intero libro.
La Appendice A riguarda le tradizionali abilità craniosacrali e come riferirle alla pratica biodinamica. La Ap­pendice B è un complesso Glossario di termini che il lettore può consultare rapidamente. A queste appendici seguono le note ai capitoli, una bibliografia completa di tutte le pubblicazioni citate nel testo, e un elenco di utili risorse per gli operatori.
Infine, è importante sottolineare l’influenza che la Bibbia ha avuto sui pionieri del Concetto Craniale quale preciso ambito culturale. I primi fondatori dell’osteopatia e molti degli attuali operatori sono cristiani e ricor­rono a riferimenti biblici per descrivere le esperienze proprie di tale ambito. Il libro della Genesi e i Salmi, in particolare, sono importanti meditazioni che hanno guidato i fondatori del Concetto Craniale. Il campo della terapia craniosacrale biodinamica si è sviluppato e differenziato come diretto risultato dell’esperienza che il Dr Sutherland ha fatto del Respiro Vitale e del suo fulcro nella Quiete Dinamica. Sono convinto che la compas­sione davvero guidi le mani dell’operatore, indipendentemente dalla tradizione spirituale cui appartiene. La terapia craniosacrale biodinamica rappresenta realmente un approccio integrale alla salute e alla guarigione at­traverso le mani (hands-on) nel suo significato più profondo ed esteso.

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