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Effetti della medicina manipolativa osteopatica craniale sull’ossigenazione del tessuto cerebrale

JAOA ORIGINAL CONTRIBUTION
Effect of Cranial Osteopathic Manipulative Medicine on Cerebral Tissue Oxygenation
Xiangrong Shi, PhD; Seth Rehrer, OMS IV; Parna Prajapati, MBBS, MPH; Scott T. Stoll, DO, PhD;  Russell G. Gamber, DO, MPH; and H. Fred Downey, PhD
http://www.jaoa.org/content/111/12/660.long

Revisione articolo Giulia Nitoglia

Considerazioni iniziali

Ho voluto recensire e divulgare questo breve articolo poichè ritengo rilevante far emergere come le risposte dei pazienti sottoposti a trattamenti craniosacrali possano essere  misurate e monitorate attraverso l’impiego di strumentazioni mediche.

Medicina osteopatica craniale o terapia craniosacrale biodinamica in questo ambito sono equivalenti.  Le manipolazioni craniali esaminate e pubblicate nel presente studio riguardano esclusivamente la sfera craniale e fanno parte dei trattamenti cranio-sacrali.

—L’obiettivo dello studio e’ quello di evidenziare gli effetti del trattamento di manipolazione craniale (OMM) sulla saturazione dell’ossigeno nel tessuto cerebrale. —L’uso delle manipolazioni craniali per modificare la saturazione di ossigeno del tessuto cerebrale potrebbero svolgere un ruolo importante nel mantenimento dell’omeostasi cerebrale. —A tale scopo tecniche craniali e terapia simulata sono stati applicati in modo casuale ad adulti sani. Proprio questa ultima caratteristica, secondo i ricercatori,  e’ risultata penalizzante ai fini del risultato finale.  Vedremo in seguito perché.

Lo studio valuta l’influenza dell’ OMM sull’ossigenazione dei tessuti cerebrali (SCTO2) considerando su ogni paziente

—Battito cardiaco —Saturazione ossigenazione sangue arterioso —Pressione sanguigna —Ossigenazione tessuto cerebrale —Ossigenazione corteccia prefrontale —

Lo scopo di questo studio è rivolto a dimostrare il miglioramento che l’OMM può determinare riguardo l’omeostasi cerebrale collegata al flusso sanguigno e il miglioramento dell’ossigenazione del tessuto cerebrale.

Trattando con OMM si può migliorare il movimento occipitale e della parte post-parietale oltre all’ossigenazione tessutale, al volume e al flusso sanguigno.

Campione:

—21 adulti (8 donne, 13uomini) —Età compresa tra 23-32 anni —Pazienti in salute e normotesi

Strumenti valutativi:

—Elettrocardiogramma- battito cardiaco —Arterial pulse oximeter- ossigenazione lobi prefrontali —Tonometry- pressione sanguigna —Spettroscopio a infrarossi- corteccia lobi prefrontali —

—Metodo di misurazione: —

—2 min baseline         – hands on —4 min trattamento   – hands on —5 min recupero       – hands off —

Tecniche:

Induzione- incremento parametri di controllo; viene frenato il movimento di estensione e incrementato quello di flessione

Inibizione- diminuzione parametri controllo; viene frenato il movimento di flessione e incrementato quello di estensione

Placebo – non da risultati significativi

— —Un’altra tecnica inserita nel trattamento e’ quella del quarto Ventricolo (CV4).

Nonostante sia stata aggiunta al solo scopo di osservazione, l’Elettrocardiogramma ha evidenziato variazioni a livello del flusso sanguigno nei sistemi parasimpatico e ortosimpatico.

—

Con l’OMM la baseline e il trattamento successivo non danno risultati statisticamente significativi ma si verificano variazioni durante le tecniche di induzione e inibizione.

Con le tecniche di inibizione si ha un decremento statisticamente significativo bilateralmente nella saturazione dell’ossigenazione del tessuto cerebrale dei lobi prefrontali.

Nel periodo di recupero si ha un abbassamento del livello di ortosimpatico e un incremento del livello di parasimpatico.

—Come visibile nei grafici i risultati sono interessanti anche se non statisticamente significativi. —I ricercatori hanno ipotizzato che trattando pazienti con disfunzioni a livello craniale i rilevamenti sarebbero risultati più evidenti e statisticamente significativi. —

The present study took place October 12, 2009, through December 10, 2009, at the research laboratory of the Department of Integrative Physiology, University of North Texas Health Science Center in Fort Worth.

The study was approved by the institutional review board of the University of North Texas Health Science Center.

Pubblicazione 2011

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