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Embodiment dello spazio

Stupore e dinamismo interno, sensazioni di lasciar andare il peso ed essere sostenuti, fino a ritrovare nel trattamento di Biodinamica Craniosacrale, il suo essere incarnato nello spazio

Percorso di embodiment e Biodinamica Craniosacrale con Maderu

Norma, 4 marzo 2016

Nella prima fase, sul trampolino mi sono sentita capace di lasciarmi andare, o almeno di riuscirci più di quanto immaginassi. 

Rivedendo i video mi sono accorta di quanto fosse difficile durante il lavoro (e ora, a distanza di giorni, ancor di più) verbalizzare le percezioni fisiche di ciò che avveniva; tuttavia se c’è un termine che può avvicinarsi al vissuto di cui parlo è dinamismo interno, accompagnato da un’emozione navigante sulla scia dello stupore.   Quest’ultimo ad esempio è emerso percependo ed osservando il tremore presente nelle braccia quando regredendo all’età di pochi anni, a pancia in giù, tentavo di sollevarmi premendo il suolo con le mani. Ciò che si sviluppa spontaneamente nella crescita e rapporto al mondo del bambino diventa poi inusuale o automatico per l’adulto. 

Un altro momento significativo è stato quello in cui stesa supina e rilassata mi sono sentita cullare da Maderu ed il mio corpo ha cominciato ad abbandonarsi ancor di più, percependo il movimento involontario di testa, tronco, bacino e gambe come fluido, armonico e piacevole.

Dalla qualità e facilità di abbandonarmi all’ “essere sostenuta” sento di avere una fiducia medio-alta negli esseri umani. Ed intuitivamente lo riconduco e sono grata ad esperienze positive di accudimento nei primi anni di vita.

Lo stesso movimento ondulatorio che mi riportava al mare, alla culla e al sostegno parentale lo riconducevo anche al movimento e al ritmo di un rapporto sessuale.  

Esperienze di visualizzazione, regressione, introspezione e contatto emotivo mi sono piuttosto familiari per il mio percorso e la mia attività di danzatrice e Counsellor. Il mio mondo interiore rimane però (e fortunatamente!) una scoperta continua, ricca ed entusiasmante. La bellezza ed in parte novità di questo lavoro è stata la possibilità di vivermi le sensazioni ed emozioni affioranti con una sensazione di calma interiore molto piacevole, in una sorta di stato neutrale, osservativo e curioso molto appagante.  

Come professionista dell’ascolto mi rendo conto di essere una buona facilitatrice nel mettere a proprio agio l’Altro (l’amico, il cliente..), ma se si tratta della mia storia e della mia emozione non è altrettanto facile ed immediato trovare quello spazio neutro ed estremamente fertile, dove tutto può succedere poiché tutto può essere accolto.

Quando sono tornata “a terra” la sensazione è stata di estrema pesantezza del corpo e di sbilanciamento verso sinistra. La parte destra era in qualche modo più alta rispetto alla sinistra e dunque il corpo “pendeva” da un lato. Questa lateralizzazione l’ho ritrovata nel lavoro di biodinamica cranio sacrale immediatamente successivo al trampolino e poi anche nei giorni seguenti ne ho osservato la presenza. Rivedendo le riprese della sessione e guardandomi allo specchio nei giorni successivi il mio occhio e in generale la metà destra del mio volto (e verosimilmente anche del corpo) era visibilmente diversa, più grande della sinistra. Da approfondire..

prima
dopo
lasciar andare ed essere sostenuti

Seconda parte

Nella fase del lettino quasi da subito mi sono sentita immersa in un “non-luogo” infinitamente grande e leggero. . 

Una delle sensazioni più interessanti ed intense che ricordo è stata la fusione che ho percepito tra le mani dell’operatore ed il mio corpo; come se non esistesse separazione o confine fisico. Unito ad un senso di positiva ed incondizionata fiducia in ciò che sarebbe avvenuto in quel vuoto-astronave in cui mi percepivo

Poi un’immagine: una bambina di 5,6 anni che danza, sostituita poi da una donna adulta, sulla trentina, sempre danzante e sola. Vedo una me passata ed una futura. Provo un senso di tristezza e solitudine che comunico a Maderu.  Lui mi chiede cosa sento di poter fare rispetto a quell’emozione. Ed io rispondo che non posso fare nulla, che va bene così. Non è rassegnazione ma un senso di abbandono che sento nascere spontaneamente seguito dal rilassamento di una parte della colonna.

È assenza di resistenza ed esperienza piena di quella sensazione, che, immergendomici è già mutata. Percepisco il corpo che in quella scelta consapevole si modifica, riaccomoda ed organizza. E mi pare la concreta e pacifica conferma che resistere o aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno per paura equivale al bloccare da qualche parte un processo vitale.                                                        Così rimane solo il desiderio di accogliere, testimoniare, esserci con il cuore.                 Questo tipo di esperienza mi ha ricordato il tango nella sua dimensione elevata. La percezione di una realtà esistente come esperienza soggettiva e non come assoluto, come specchio della realtà intangibile e personale che ognuno vive dentro e fuori di sé quando si astrae dai piccoli dettagli del quotidiano. Nel mio caso, quando grazie a sincronicità interne ed esterne mi è dato toccare certi picchi; quel tango si traduce in esperienza d’amore, comunicazione autentica, sospensione, trance, senso di trascendenza, assenza di corpo e di bisogni fisici. 

Verso la fine del trattamento mi sento attraversare da un flusso di calore ed energia viva e curativa in senso discendente (dalla testa ai piedi) e poi ascendente.  Durante il trattamento ho spesso la sensazione di “distacco” delle gambe e dei piedi dal resto del corpo e di freddo ai piedi. Solo a fine trattamento quando l’operatore li tocca mi sembra di ritrovare unità e calore anche in quelle parti.

A fine lavoro Maderu mi lascia il mio tempo per “riconnettermi” con l’esterno e nonostante mentalmente mi sentissi pronta a sollevarmi, il mio corpo inizialmente non vuole saperne. Lo sento pesante e inerme, incapace di muoversi. È una sensazione che ho già provato solo al mattino dopo un sonno molto profondo. Accolgo il bisogno di stare lì immobile e solo dopo un tempo che mi sembra piuttosto lungo sento una maggiore reattività e lentamente mi sollevo. 

Le prime sensazioni hanno il sapore di un viaggio in luoghi lontani e inesplorabili fintanto che non ci liberiamo dal bisogno di sicurezze conosciute e attaccamento alla materia. 

Seppur i dettagli visivi del viaggio siano ahimé molto scarsi, interiormente vivo l’esperienza come una rinnovata conferma dell’esistenza di altri spazi ed altri tempi al di là del visibile, del tangibile e dell’udibile quotidiano. 

Da quel momento cerco di ricontattare o perlomeno riavvicinarmi a quelle sensazioni “transoceaniche” tutte le volte che il mondo sembra volermi inglobare nel suo rumore.      E in quegli attimi, così come adesso, mi capita di trovarmi a sorridere provando gratitudine per Maderu e per la vita che ha permesso il nostro incontro.

Un altro momento significativo è stato quello in cui stesa supina e rilassata mi sono sentita cullare da Maderu ed il mio corpo ha cominciato ad abbandonarsi ancor di più, percependo il movimento involontario di testa, tronco, bacino e gambe come fluido, armonico e piacevole.

Dalla qualità e facilità di abbandonarmi all’ “essere sostenuta” sento di avere una fiducia medio-alta negli esseri umani. Ed intuitivamente lo riconduco e sono grata ad esperienze positive di accudimento nei primi anni di vita.

Lo stesso movimento ondulatorio che mi riportava al mare, alla culla e al sostegno parentale lo riconducevo anche al movimento e al ritmo di un rapporto sessuale. 

Esperienze di visualizzazione, regressione, introspezione e contatto emotivo mi sono piuttosto familiari per il mio percorso e la mia attività di danzatrice e Counsellor.  Il mio mondo interiore rimane però (e fortunatamente!) una scoperta continua, ricca ed entusiasmante. La bellezza ed in parte novità di questo lavoro è stata la possibilità di vivermi le sensazioni ed emozioni affioranti con una sensazione di calma interiore molto piacevole, in una sorta di stato neutrale, osservativo e curioso molto appagante. 

Come professionista dell’ascolto mi rendo conto di essere una buona facilitatrice nel mettere a proprio agio l’Altro (l’amico, il cliente..), ma se si tratta della mia storia e della mia emozione non è altrettanto facile ed immediato trovare quello spazio neutro ed estremamente fertile, dove tutto può succedere poiché tutto può essere accolto.

Quando sono tornata “a terra” la sensazione è stata di estrema pesantezza del corpo e di sbilanciamento verso sinistra. La parte destra era in qualche modo più alta rispetto alla sinistra e dunque il corpo “pendeva” da un lato. Questa lateralizzazione l’ho ritrovata nel lavoro cranio sacrale immediatamente successivo al trampolino e poi anche nei giorni seguenti ne ho osservato la presenza. Rivedendo le riprese della sessione e guardandomi allo specchio nei giorni successivi il mio occhio e in generale la metà destra del mio volto (e verosimilmente anche del corpo) era visibilmente diversa, più grande della sinistra. Da approfondire..

Claudia Silletti
https://www.facebook.com/claudia.silletti