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La biodinamica come attitudine

 Di Silvio Mottarella tratto dal sito hakusha-brescia.it

Mettiti di fronte a una persona e osserva la simmetria del suo corpo: il viso, le spalle, la lunghezza delle braccia ecc. Chiedile poi di distendersi in posizione supina. Accertati che sia comoda; se serve sistemagli un cuscino sotto le ginocchia in modo che la zona lombare appoggi meglio e anche sotto la testa, se lo gradisce. Ora sistemati al suo fianco e siediti in modo comodo, dovrai starci per una ventina di minuti perciò evita posizioni che ti costringerebbero a resistere.

Ora prendi la mano destra di uke come si usa quando ci si saluta.

Non fare nulla, semplicemente accogli la sua mano. Percepisci il contatto della pelle e le sensazioni che ti arrivano dal contatto. Ammorbidisci sempre più la tua mano. Ora porta l’attenzione allo spazio interno della tua mano; inizia dalle falangi delle dita e lascia che gli spazi articolari occupino tutto il volume possibile. Estendi questa esplorazione a tutto il metacarpo fino al polso. Se hai confidenza con l’immaginazione e la propriocezione puoi anche provare ad accedere alla fluidità delle ossa o, più semplicemente, percepire la tua mano completamente fluida come se ritornassi al primo stadio di vita, quello della cellula. La tua mano è una grande cellula con la pelle come membrana e, all’interno, solo fluidi. Non prestare troppa attenzione alla mano di uke, occupati della tua.
Può essere che la tua mente si intrometta e cerchi di distoglierti dalle sensazioni; sta solo facendo la sua parte non seguirla e torna alle sensazioni interne.

Ora passa al polso anche lo spazio articolare del polso si espande e la stessa immagine di fluidità colonizza tutto l’avambraccio. Prenditi il tempo necessario affinché la sensazione che cerchi diventi sempre più presente, sempre più vivida. Puoi ritornare alla mano ogni volta che lo senti utile o ti risulta difficile fluidificare i tuoi tessuti. Passa al gomito e lascia che la sensazione fluida lo inondi e poi inondi anche il braccio. I fluidi occupano gran parte del nostro corpo, circa l’80%, ce ne dimentichiamo così frequentemente che ritornarci con questa modalità ci può sorprendere.

Ora lascia che questa marea fluida esondi anche nella spalla e, se senti l’esperienza nutriente, lasciala espandere all’emitorace destro e giù per tutto il lato destro del tuo corpo.

Quando senti che puoi concludere lascia la mano di uke ma osserva con quale modalità lo fai, quale sensazione ti sorge dentro e quanto tempo ti ci vuole. Per tutta la durata di questa esperienza la tua attenzione è rimasta su di te, sulla qualità di organizzazione della tua mano e conseguentemente sulla qualità di tocco, un tocco fluido, che non ha indagato nulla della qualità di uke e che semplicemente si è organizzato per accogliere in modo neutro quello che c’è: un tocco biodinamico.

Condividi l’esperienza con uke e osserva di nuovo il suo corpo, Sono evidenti asimmetrie tra i due lati del corpo? Noti un diverso senso di pienezza nella metà con cui hai dialogato? Potrebbe essere sorprendente notare gli effetti di una semplice ma non banale presenza.

All’ingresso del nostro centro sopra un mobile dove si lasciano le scarpe, c’è uno spazio per i volantini. Vengono portati dalle persone che frequentano il centro e ce n’è di tutti i tipi.

L’altro giorno mi è caduto l’occhio su uno che titolava così: “ Impara a respirare e diventi padrone della tua vita”. La descrizione che seguiva illustrava in modo molto convincente gli effetti del respiro sulla mente e l’efficacia di una respirazione consapevole nella gestione degli stati d’ansia e dello stress. Nulla di particolarmente strano almeno apparentemente, anzi, considerando il livello sempre più alto di sofferenza in cui siamo immersi, è certamente da intendere come una benedizione e come efficace alternativa alle benzodiazepine. La sola cosa non ben spiegata è: chi insegna a chi? la mente al corpo?

Insegnare al corpo o imparare dal corpo?

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