Topocinesi – Disegni del tessuto e piani del corpo

Tratto dal libro “Embrioni, Galassie ed Esseri Senzienti” di Richard Grossinger, 118pagg, con illustrazioni b/n, SomaticaEdizioni 2008

Premessa Di John Upledger

A mio parere l’autore di questo libro, Richard Grossinger, è un uomo molto in anticipo sui tempi, forse un genio. Anzi, il resto dell’umanità potrebbe non riuscire a raggiungere mai le sue altezze. Richard è anche l’editore, attraverso la casa editrice North Atlantic Books, del mio più recente libro intitolato Cell Talk (Le cellule parlano), in cui, in qualità di clinico (non di biologo, si badi bene), espongo il concetto che le cellule ─ e le molecole di proteine, nonché tessuti, organi e apparati ─ hanno una coscienza individuale e sono capaci e pronte a entrare in dialogo ─ utilizzando un frasario umano ─ col terapeuta e/o col “proprietario” del corpo di cui sono parte. Nell’instaurarsi di questo dialogo, il “proprietario” del corpo deve manifestare disponibilità a permettere alle cellule di utilizzare (senza pressioni o censure) il suo apparato vocale, ossia attraverso la voce delle cellule. Questo dialogo può allora essere ─ e spesso è ─ molto utile nell’illuminare metodi per invertire i processi della malattia, potenziando la salute e correggendo squilibri corporei, emotivi, spirituali e cosmici.
Dato che sono un medico praticante, in Cell Talk ho incluso una buona dose di biologia funzionale, di percezioni e reazioni del paziente. Parlo sulla base di queste esperienze piuttosto che dal punto di vista della professione di biologo cellulare, il quale potrebbe presumere di non avere motivo di fare ricerca sulla intelligenza cellulare. La mia prospettiva è quella di chiedere alle cellule il loro punto di vista su questa materia piuttosto che imporre ad esse un sistema di valori. Aprire la mente al dialogo cellulare non è cosa diversa dall’aprirsi al dialogo tra specie diverse, tra uomini e piante o mammiferi marini. Se si vuole ascoltare, bisogna sintonizzarsi sui canali disponibili, non solo su quei canali che la scienza giudica più plausibili. Bisogna affidarsi all’intuizione senza dover dipendere da ciò che la mente razionale giudica possibile.
In definitiva, sono giunto a credere che ogni atomo ha una coscienza e che trasmette questa coscienza alla molecola di cui fa parte. Anche la coscienza della molecola contribuisce alla coscienza dell’atomo ed entrambe le loro coscienze entrano a far parte di qualunque sistema complesso di cui fanno parte. La coscienza della cellula è una coalescenza della coscienza molecolare che si trova al suo interno e al contempo influenza la coscienza di quelle molecole che la comprendono. Allo stesso modo la coscienza di un tessuto è costituita da tutte le coscienze delle cellule che di esso fanno parte e della coscienza che è la somma delle coscienze delle cellule. Gli organi hanno coscienze individuali che sono aggregati dei tessuti che li compongono. Se riusciamo a cambiare la coscienza dei tessuti, possiamo cambiare anche la coscienza dell’organo e viceversa. Se volete potete sostituire alla parola coscienza un altro termine ma il risultato non cambia.
Attraverso la Terapia Craniosacrale e le tecniche che da essa traggono origine ─ il Somato-Emotional Release ( Rilascio Somato-Emozionale ) e il Therapeutic Imagery and Dialogue (Immaginario e dialogo terapeutico ) ─ ho imparato a fondermi con i pazienti e/o clienti. Ciò ha favorito uno scambio di energie reciproco che infine si uniscono in base alle intenzioni espresse dai partecipanti allo scambio. È in questa ultima fase che siamo letteralmente diventati capaci di dialogare con gli organi del corpo, con le parti del cervello, con i tumori e le loro cellule, con le ghiandole, le cellule del sistema immunitario e così via. Giunti a questo punto non esistono limiti. Durante le sessioni in cui questa fusione si è verificata, abbiamo osservato all’opera un mutuo processo terapeutico tra paziente/cliente e terapeuta.

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È stata un’idea di George che questo suo libro (Embryos, Galaxies and Sentient Beings) e il mio Cell Talk procedessero su un percorso parallelo. Ecco perché mi ha invitato a scrivere la premessa a questo libro. È quella che state leggendo in questo momento.
Richard non è un clinico ma un visionario e un poeta. I suoi territori sono la filosofia e la forza vitale. Conosce bene alcune scienze, soprattutto biologia e fisica, perché ha avuto una istruzione di tipo classico culminata con un dottorato in antropologia. Gran parte delle sue conoscenze provengono da letture, contemplazione, immaginazione e intuizione più che da attività di laboratorio ─ anche se ha svolto corsi e praticato la Terapia CranioSacrale e questo chiaramente è alla base del suo punto di vista sulla intelligenza della vita.
Nel 2002 Richard pubblicò un saggio intitolato A Phenomenology of Panic all’interno di una antologia dal titolo Panic: Origins, Insight, and Treatment, curata da Leonard J. Schmidt e Brooke Warner. In questo libro Richard racconta alcune sue esperienze e queste aiutano a capire il suo orientamento. Anche se le idee e le cose che descrive Richard sono grandiose e di gran lunga trascendono qualsiasi tentativo di circoscriverle al campo della psicoanalisi, la storia della sua famiglia e della sua infanzia aprono una finestra che aiuta a capire la sua personale alchemia. Fin da quando Medusa, nei primi anni della sua vita, lo colpì col suo sguardo, ha dovuto imparare a difendersi da questo sguardo. Ha dovuto vivere in un universo che era stato danneggiato, in cui qualcuno aveva lasciato aperte le porte dell’inferno.( … )
Un altro modo per descrivere tutto questo è che, quando l’universo è in preda alla follia, una persona deve ricorrere a mezzi straordinari per riuscire a sopravvivere al suo interno. Una volta aperto, il vaso di Pandora non si può più chiudere e non puoi neppure venire a patti; quindi ti tocca imparare a danzare al ritmo di quanto è da esso uscito fuori.
I dogmi imposti dalla religione o dalla scienza sono anch’essi permeati di tetra malinconia e senso di ineluttabilità e quindi anch’essi intrisi di follia. La scienza insiste col dire che tutto si può spiegare in termini di particelle subatomiche, atomi, molecole, ecc. L’opinione dominante è che la materia sia governata esclusivamente dalle leggi della termodinamica. Questa convinzione impedisce alle persone orientate in senso scientifico di accettare che la vita è anche energia generata dall’universo, che una forza vitale-energia anima le cose materiali che la scienza studia. Questa forza universale organizza tutto ciò che la scienza giudica materia vivente o morta. Quando l’avete avvertita per una volta, non potrete più pensare in termini di materia morta. Rocce, fuoco, vento, ceneri e acqua sono vivi.
Diversi anni fa, quando insegnavo Biomeccanica alla Michigan State University, il rettore della mia facoltà, Bob Little (Dottore in Ingegneria meccanica) mi sorprese con questa affermazione: “Tutto scorre; anche le enormi lastre di granito scorrono. Gli atomi e le molecole del granito non fanno altro che scorrere. Solo che scorrono molto più lentamente di quelle che chiamiamo cose animate. Il movimento estremamente lento è difficile da avvertire”. Il concetto espresso dal Dr Little mi rimase impresso e col tempo cambiò le mie opinioni fondamentali a proposito di ciò che si ritiene vivo. La mia attuale opinione è che se qualcosa si muove è viva. Vista così, sembrerebbe proprio che tutte le cose siano vive, visto che atomi, molecole e particelle subatomiche sono in costante movimento. A proposito, anche queste pagine cosiddette inanimate potrebbero scambiare frammenti di materiali e di intelligenza con l’universo in questo stesso momento che state leggendole.
Richard offre lunghe disamine di concetti come Creazionismo, Darwinismo, Neo-Darwinismo, Teoria del Progetto Intelligente, ma non adotta in pieno nessuna di queste teorie. Descrive costanti scambi di ioni, molecole e cellule animate da energie tra tutti gli oggetti e gli organismi, animati e inanimati. Una cellula del mio fegato potrebbe diventare parte del bellissimo pino del Norfolk che sta nel nostro giardino e una cellula del mio cuore forse è finita dentro il cucciolo di Alena, la mia assistente. Attraverso questi continui interscambi e fusioni tutte le cose diventano una sola cosa.
Da punti di partenza molto distanti, io e Richard siamo giunti ad avere idee molto simili riguardo alle condizioni di ciò che si può ritenere oggettivamente vivo o morto. È sempre bello vedere confermati i propri pensieri più stravaganti da una fonte totalmente indipendente. Richard e io ci confermiamo a vicenda.
La nostra civiltà sta attraversando una fase di incessante trasformazione della materia in oggetti totemici morti che vengono manipolati nelle nostri menti di animali allo scopo di indottrinare e asservire i cittadini. Stiamo sostituendo la nostra stessa umanità e la compassione nel curare altre persone con una sorta di avidità meccanica animata da ambizioni legate agli oggetti. Assoggettati a tale tirannia, è la paura che tiene individui e gruppi attaccati a una visione del mondo meccanica o fondamentalista. Dopo tutto, la paura e il senso di colpa hanno un aspetto materialistico. Se inganniamo noi stessi anche solo in parte su ciò che sono realmente le cose, possiamo momentaneamente superare la paura e mettere a tacere il senso di colpa. In tal modo operiamo uno scambio tra ciò che è la comprensione della vera natura della vita e della morte e il temporaneo controllo di oggetti materiali immaginari. E questi oggetti finiranno col sommergere i nostri deboli tentativi di manipolarli, perché essi diventano vivi secondo modalità che a noi sfuggono.
Ci rimane una scelta dolorosa: preferiamo che il nostro cervello rimanga imprigionato dalla scienza e dall’alta tecnologia oppure dalle religioni dei tempi andati? Sia la scienza che la religione creano Dio a loro immagine e somiglianza; ciascuna nella sua arroganza moralistica è in grado di distruggere la Vita sulla Terra.
Mentre la scienza va in cerca di risposte in spazi sempre più piccoli, molte delle religioni organizzate non prestano alcuna attenzione al mondo della natura. John Lilly, negli anni ’50, aveva osservato che “l’uomo ha creato Dio a sua immagine e somiglianza”. Questa dichiarazione mi è rimasta impressa ed è stata da allora confermata dall’arroganza di molte religioni organizzate. L’ironia, cui spesso si accenna, dell’uccidere nel nome di Dio dovrebbe invece essere presa sul serio come atto di accusa rivolto alla nostra moralità, piuttosto che prenderne atto tristemente e farsene una ragione. Ma quale specie di Dio potrebbe chiedere un tale comportamento? Uccidiamo anche per diamanti, petrolio, territori, risorse e idoli.
Lo studio della genomica da parte della scienza ha una forte impronta materialistica che trapela proprio attraverso il miraggio dell’umanitarismo. La tecnologia nel frattempo ci ha fornito televisori, DVD, videoregistratori e innumerevoli altri prodigi. Tutte queste cose imprigionano le aree originali del pensiero dei nostri cervelli.
Questo libro chiede come possiamo liberarci dal degrado del materialismo. Dimostra come ─ nonostante quasi tutto quello che noi umani facciamo abbia sempre un obiettivo solidamente materialistico ─ la meraviglia e il miracolo delle nostre vite sono comunque lì a disposizione, a interrogarci. Esse non possono essere spiegate e non possono essere ridotte a fatti scientifici o religiosi. Ciò che ci rende vivi ha una sua propria realtà basata sull’esistenza dell’universo in sé. E questo non ha nulla a che fare con dottrine o sistemi di valori di qualunque specie essi siano.
Proseguendo nella lettura e nella digestione del libro di Richard, i miei orizzonti si sono estesi immensamente. Posso anche non essere d’accordo su tutto ciò che dice Richard ma non ho argomenti reali per disapprovarlo. Richard mi ha fatto pensare in profondità e mi ha fatto accettare l’immensità meravigliosa dell’universo in cui ci troviamo a vivere.
Ero a San Francisco ─ poco dopo aver scritto questa premessa ─ e assieme a Richard abbiamo parlato del più e del meno per un paio d’ore durante la pausa di un mio seminario. Probabilmente stava pensando al suo libro e al mio quando mi chiese se pensavo che popoli e civiltà di altri mondi stessero facendo cose migliori di quelle che facciamo noi su questo pianeta, o se eravamo all’avanguardia della coscienza nell’universo facendo cose non peggiori di altri.
Gli dissi che pensavo che le persone esistono per qualche ragione e che in altri mondi le ragioni sarebbero state altre. In questo mondo impariamo a conoscere la violenza; impariamo che è di scarsa utilità sperimentare un fatto più volte in prima persona. Impariamo come dare e ricevere amore. Impariamo come sabotare noi stessi e come cavarcela ognuno a suo modo. Apprendiamo come tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dentro di noi; e che, nonostante questo, riusciamo a ingannare noi stessi quando non lo riconosciamo o non siamo in grado di capirlo. Se non ci serve o se non siamo preparati a imparare queste cose, ci rivolgiamo in altre direzioni.

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Grazie, Richard, per aver condiviso con noi alcuni dei tuoi pensieri e delle tue paure più profondi. Devo leggere questo libro ancora tante volte. Sono sicuro che a ogni lettura scoprirò altre verità su cui meditare. Ti auguro il meglio. Amo il tuo libro.

John E. Upledger
Palm Beach Gardens, Florida

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