Un’esperienza Somatica

Sentire col corpo la felicità che deriva dal lasciarsi andare, avvolti in un senso di appartenenza, di vuoto e di quiete.

L’esperienza somatica nasce dall’ascolto percettivo, meglio dire interocettivo, ovvero da una percezione interna determinata da tutti i sensi. L’esperienza somatica rivolge l’attenzione all’interno, al “corpo che pensa”. Grazie alla descrizione-narrazione di Maria A. Listur, rifletto su come usando l’ambiente e stimolando mano a mano la per­cezione si possano raggiungere degli stati profondi del nostro essere. Partire dall’ascolto del corpo è cosa comune a molte pratiche, ci piace ri-usare il termine felt-sense di Eugene Gendlin che traduciamo come “sensazione sentita”.  E’ come se si mettesse l’accento sul processo di riconoscimento e per farlo, occorre creare spazio, rallentare, permettere l’emergere di similitudini e ricordi. Il percorso somatico che sto sperimentando si centra su tutto ciò: è creato da un ambiente di stimoli che a partire dai piedi, dall’appoggio-radicamento, arriva fino alla percezione dei suoni, delle vibrazioni e dello spazio. Gli stimoli attivano il felt-sense, mentre l’operatore-osservatore favorisce la “therapeía”, si prende cura (e non cura), rallentando i processi percettivi.

Respiro profondamente e azzardo un nuovo e personale significato – in quanto topos – della parola Somatica: “Essere il meglio che si può vivere, in relazione con i propri mezzi e in ogni spazio?”

di Maria A. Listur

Verso il centro del giardino trovo il Cerchio per il Fuoco, accanto, mi sorprendono delle strutture metalliche unite da elastici o da elastici tesi da strutture metalliche che sembrano sculture ma sono poltrone “vuote”. Mi lascio prendere da questi fili per l’equilibristi sbandati o elastici per novelli fachiri oppure sostegni per eterne allieve di yoga! Vorrei urlare: Sono fatte per me! Sono fatte per me! Scelgo la discrezione verbale ma, mi perdo tra gli elastici, cerco di mantenere il contegno che, dovrei aver imparato con la maturità ma, resto un’ignorante della buona condotta! Impigliarmi negli elastici è vocazione. La pioggia e il freddo alle mani mi obbliga ad abbandonare la sintesi poetica di questo giardino dell’AcquaTerraAriaFuoco. Entriamo nel luogo “non giardino” di Somatica. Dal cuore sostenuto dagli elastici, passo a dilatare i polmoni per merito della freschezza che i marmi, l’alabastro in legno, mi procurano. La bellezza che riesco a cogliere dietro carte di presentazione, teli, saluti e convenevoli mi rinnova la speranza che sia realizzabile “L’impresa della Felicità” come la chiama Christian Bairon: 2un’impresa che mette il marketing al servizio del suo progetto e non viceversa”.

Sono guidata verso una sala dove una parte del pavimento è foderato con pietre rotonde – di nove o dieci cm di diametro a 2 o 3 cm – e che si conclude con un tappeto di sale. Davanti al percorso, un gong. A sinistra, un trampolino elastico. Dopo il percorso sulle pietre e il sale, dopo il suono del gong, salgo sul trampolino. La voce delicata della mia guida è cardine d’ogni esperienza: in ogni passo, in ogni salto, in ogni caduta, nell’abbandono che il cullare necessita. Quello che succede in ogni dimensione interna ed esterna è personale, unico, come il corpo. Nel mio caso, dopo ventiquattro ore, l’esperienza – sempre soggettiva – è diventata anche espressione, intesa qui, secondo il significato che la parola “espressione” ha per Arno Stern: “(…) pressione-verso-l’esterno; dagli abissi più profondi dell’essere fluisce un’energia che si manifesta come traccia nello spazio del foglio”.

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