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	<title>..:: CRANIOSACRALE ::..</title>
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	<description>Network Craniosacrale</description>
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		<title>“Traumi e shock emotivi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 13:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibliografia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Peter A. Levine – Macroedizioni, 2002
Recensione a cura di SILVIA GHIROLDI
Levine non considera il disturbo post traumatico da  stress come una patologia da sopprimere o da  accomodare, ma come un processo fisiologico naturale andato storto.  Egli, partendo da esempi sugli  animali, spiega con chiarezza e semplicità i meccanismi fisiologici  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di Peter A. Levine – Macroedizioni, 2002</h4>
<h5>Recensione a cura di SILVIA GHIROLDI</h5>
<p>Levine non considera il disturbo post traumatico da  stress come una patologia da sopprimere o da  accomodare, ma come un processo fisiologico naturale andato storto.  Egli, partendo da esempi sugli  animali, spiega con chiarezza e semplicità i meccanismi fisiologici  della paura e della reazione ad  un evento traumatico o scioccante. E’ proprio quando per qualche motivo  questa serie di  meccanismi si interrompe che permangono gli effetti dello shock.  Tuttavia sarà proprio il repertorio  istintivo dell’organismo umano che, se gli diamo l’opportunità, è in  grado di compiere il processo di  cura.  Levine  propone il suo metodo Somatic Experiencing all’interno del  testo. Nella prima parte del  libro spiega il trauma con i processi fisiologici che lo generano, come  questi comincino a  svilupparsi in sintomi post traumatici e perché siano così persistenti.  La seconda parte presenta gli elementi base di una reazione traumatica,  specificando i sintomi e la  realtà in cui vive una persona traumatizzata.  Levine sottolinea come più che l’emozione forte è la sensazione corporea  la chiave per la  guarigione del trauma. Segue una terza parte sulla trasformazione e rinegoziazione del trauma.  La chiave per uscire dal  trauma consiste nello scollegare l’immobilità dalla paura. Una quarta parte, che propone informazioni pratiche su come prevenire lo  sviluppo del trauma in  caso di incidenti, chiude il libro.  Il trauma non può essere ignorato, è una componente innata della  biologia primitiva che ci ha  portati fin qui. L’unico modo in cui potremo liberarci&#8230; della coazione  a ripetere i nostri retaggi  traumatici è trasformarli attraverso la rinegoziazione. Non importa in  che modo, se mediante  esperienze di gruppo, pratiche sciamaniche o a livello individuale,  l’importante è che venga fatto.</p>
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		<title>Visione digitale e Respirazione Primaria</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 12:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Craniosacrale e...]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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[SPHCA-POPUP:3]



Perchè in un DVD che induce al rilassamento, l’autrice ha scelto un ciclo di 55 secondi per la visione delle sequenze del mare ?
scarica versione PDF dell&#8217;articolo
di Maderu Pincione
Incontro per &#8220;caso&#8221; Cristina Fino. Siamo al festival dell&#8217;Oriente a Carrara, lei presenta un videolibro: &#8220;Soglia di mare d’Elba &#8211; Le onde sulle spiagge dell&#8217;isola&#8221;. E&#8217; un&#8217;idea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: -webkit-left;"><em></p>
<table id="straymanage" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="middle">[SPHCA-POPUP:3]</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Perchè in un DVD che induce al rilassamento, l’autrice ha scelto un ciclo </em><em>di 55 secondi per la visione delle sequenze del mare ?</em></div>
<div style="float: right;"><a title="Visione digitale e Respirazione Primaria - PDF" href="wp-content/uploads/pdf/visione DVD.pdf" target="_blank">scarica versione PDF dell&#8217;articolo</a></div>
<p><em>di Maderu Pincione</em></p>
<div style="margin-top: 2em; text-align: justify;"><span class="Dropcap1">I</span>ncontro per &#8220;caso&#8221; <strong>Cristina Fino</strong>. Siamo al festival dell&#8217;Oriente a Carrara, lei presenta un videolibro: <em>&#8220;Soglia di mare d’Elba &#8211; Le onde sulle spiagge dell&#8217;isola&#8221;</em>. E&#8217; un&#8217;idea bella e originale: un&#8217;inquadratura fissa sulle spiagge o sugli scogli, allo zenit: le onde vanno e vengono e come in una videoinstallazione, immagini e suoni riempiono l&#8217;ambiente, catturano chi osserva e lo conducono dentro al ritmo del mare, creando quell&#8217;attenzione alla natura che produce rilassamento e benessere, attraverso la bellezza percepita, la suggestione che evoca.</div>
<p style="text-align: justify;">Ogni cosa originale e nuova mi attira, le immagini che scorrono sullo schermo sono affascinanti, il ritmo delle onde risuona dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlo con Cristina, responsabile della sua casa editrice e autrice di questo primo di un serie di videolibri analoghi, sulla natura. Spiegandomi il menù del dvd mi dice:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;ogni immagine è a ciclo continuo, poi vi sono due tipi di sequenze che ho scelto, dove si susseguono tutte le 16 inquadrature, in dissolvenza: in quella “breve” ogni immagine dura 12 secondi, in quella “lunga” 55 secondi. Anche queste a loro volta sono a ciclo continuo.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p>Le chiedo come mai ha scelto 12 e 55 secondi e risponde:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Ho fatto tante prove, sono partita da 3 minuti per inquadratura, fino ad arrivare a questi tempi. Mi sono spesso chiesta anch&#8217;io il perché, soprattutto per i 55 secondi. Perché non arrivare a un minuto? Mi sembrava strano scrivere che i cicli erano di 12 secondi, 55 secondi e continuo. Eppure le immagini della sequenza lunga durano proprio tra i 50 e i 55 secondi, a seconda dell&#8217;onda. Un&#8217;onda di più o una di meno non funzionava, non era armonico.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le spiego che noi, come operatori craniosacrali, nella pratica sperimentiamo il corpo come un sistema poliritmico. Ci sono dei ritmi ovvii e facilmente percepibili, dal respiro al battito del cuore, ma andando in profondità in una condizione di tranquillità e di ascolto profondo si possono sentire dei ritmi che sono come degli armonici, che coinvolgono tutti i fluidi, dal liquido cefalorachidiano ai fluidi cellulari e alla matrice extra-cellulare.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste ritmicità sono state chiamate Maree non a caso, e si distinguono in Marea Media che ha una inspirazione (o espirazione) di circa 12 secondi e la Marea Lunga, o semplicemente Respirazione Primaria più costante, che ci attraversa, con frequenza di circa 100 secondi, cicli di 50 secondi di inspirazione (e 50 sec di espirazione).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/imm-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4851" style="margin-right: 8px; border: 1px solid black;" title="imm 2" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/imm-2-300x168.jpg" alt="" width="290" height="160" /></a>Quello che evidentemente è successo è che Cristina, nella &#8220;mediazione contemplativa&#8221; prodotta dall&#8217;osservazione del filmato e dalla sua lavorazione nel montaggio, è entrata spontaneamente nella percezione del suo corpo fluido, in contatto con le maree interne.<br />
C&#8217;è una relazione tra la visione (attenta e meditativa di qualcosa che attivi le aree sottocorticali) e la percezione delle maree ?</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente si, anche se noi operatori consideriamo le mani (il tocco, la propriocezione) e il cuore come veicoli dell&#8217;ascolto, l&#8217;esperienza di Cristina ci dice che anche gli occhi, in certe condizioni, possono &#8220;portarci dentro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli occhi sono comunemente considerati come strumenti che ci &#8220;portano fuori&#8221;, ci distraggono, impediscono l&#8217;attenzione percettiva. Chiudi gli occhi, annebbia lo sguardo, rivolgilo all&#8217;interno, si dice spesso, sapendo come lo sguardo all&#8217;esterno distragga.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/imm-1_bassa1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4886" style="border: 1px solid black;" title="imm 1_bassa" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/imm-1_bassa1.jpg" alt="" width="290" height="160" /></a>Sappiamo anche che l&#8217;esperienza della visione aperta alla natura ( guardare il cielo, il mare, l&#8217;infinito ) con occhi esterni e mente ci avvicina alla percezione delle forze che agiscono su e dentro di noi, ma ora Cristina ci dimostra che anche con la tecnologia dell&#8217;immagine digitale si può fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.S.</strong> Non ho sottovalutato l&#8217;accoppiamento dei suoni naturali all&#8217;immagine, coinvolgendo l&#8217;udito e aiutando nell&#8217;evocazione di quanto descritto.</p>
<p><span style="color: #808080;"><em>Maderu Pincione</em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><br />
</span></p>
<div style="float: right;"><a title="Visione digitale e Respirazione Primaria - PDF" href="wp-content/uploads/pdf/visione DVD.pdf" target="_blank">scarica versione PDF dell&#8217;articolo</a></div>
<p><a title="Alamarlife" href="http://www.alamarlife.com/" target="_blank">www.alamarlife.com</a></p>
<p><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/3-copertina-Soglia-di-mare-dElba.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4852" style="border: 1px solid black;" title="3 copertina Soglia di mare d'Elba" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/3-copertina-Soglia-di-mare-dElba-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Potete vedere delle anteprime del video su youtube:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=qVEFrh-DI4k">http://www.youtube.com/watch?v=qVEFrh-DI4k<br />
</a><em><span style="color: #999999;">video con copertina del libro e mare che cambia dentro</span></em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.youtube.com/user/ALAMARLIFE#p/u/5/pKzkgStAD3w">http://www.youtube.com/user/ALAMARLIFE#p/u/5/pKzkgStAD3w<br />
</a><em><span style="color: #999999;">estratto della sequenza breve, quasi tutte le immagini</span></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sensazione, Emozione, Azione</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 10:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Estratto dal libro &#8220;Sensazione, Emozione, Azione, di Bonnie Bainbridge Cohen (Somaticaedizioni, 2011, traduzione a cura di Gloria Desideri e Piera Teatini)






&#8220;La mente è come il vento e il corpo come la sabbia: 
se vuoi sapere come soffia il vento puoi guardare la sabbia&#8221;


Body-Mind Centering® è un andare esperienziale, un viaggiare attraverso l’animato e mutevole territorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Estratto dal libro &#8220;Sensazione, Emozione, Azione, di Bonnie Bainbridge Cohen (Somaticaedizioni, 2011, traduzione a cura di Gloria Desideri e Piera Teatini)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>&#8220;La mente è come il vento e il corpo come la sabbia: </em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>se vuoi sapere come soffia il vento puoi guardare la sabbia&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Body-Mind Centering® è un andare esperienziale, un viaggiare attraverso l’animato e mutevole territorio del corpo. È la mente che esplora – con pensieri, sentimenti, energia, anima e spirito. È un viaggio che porta a comprendere come la mente si esprime attraverso il corpo in movimento.<br />
La natura si organizza in schemi [pattern]. Anche in noi, che della natura siamo parte, prendono forma dei pattern. La mente è come il vento e il corpo come la sabbia: se vuoi sapere come soffia il vento puoi guardare la sabbia.<br />
Il corpo si muove col muoversi della mente. Le qualità di un certo movimento, qualunque esso sia, rivelano come la mente, proprio in quel dato momento, si esprime attraverso il corpo. Variazioni nella qualità del movimento indicano che la mente sta spostando l’attenzione da un punto all’altro del corpo. Di converso, se dirigiamo la mente, ovvero l’attenzione, su aree diverse del corpo, e iniziamo a muoverci proprio a partire da lì, la qualità del nostro movimento cambia. Ecco allora che scopriamo come il movimento può essere un mezzo per osservare, attraverso il corpo, l’espressione della mente, nonché una via di accesso per modificare la relazione corpo-mente.<br />
Rispetto alla ricerca d’equilibrio, nel BMC il ‘centering’ sta a indicare il processo e non il punto d’arrivo. Questa ricerca d’equilibrio si basa sul dialogo, e il dialogo sull’esperienza.<br />
Un aspetto importante del nostro viaggio nel Body-Mind Centering è scoprire la relazione tra i livelli d’attività, anche minimi, all’interno del corpo e i movimenti più grandi compiuti dal corpo stesso: relazione che porta a un allineamento tra movimento cellulare interno ed espressione del movimento nello spazio esterno. Ciò implica identificare, distinguere, mettere in relazione e integrare i vari tessuti all’interno del corpo. Vuol dire scoprire in che modo ciascuno di essi contribuisce a dare al movimento una specifica qualità, comprendere l’evoluzione che ha avuto nel processo di sviluppo della persona e il ruolo che gioca nell’espressione della mente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/bonnieesercizio.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4640 aligncenter" title="bonnieesercizio" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/bonnieesercizio-150x150.jpg" alt="" width="266" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I SISTEMI CORPOREI</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2011/02/scheletrico.jpg"></a><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/scheletrico.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4639" title="scheletrico" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/scheletrico-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>Sistema scheletrico</strong><br />
Costituisce la nostra principale struttura di sostegno. Si compone di ossa e articolazioni. Le ossa agiscono come sistema di leve e sostengono il peso in relazione alla forza di gravità. La forma delle articolazioni determina la forma dei nostri movimenti attraverso lo spazio. Lo spazio tra le articolazioni ci consente il movimento e delinea gli assi attorno i quali il movimento si svolge.<br />
Il sistema scheletrico dà al nostro corpo la sua forma base per mezzo della quale possiamo muoverci attraverso lo spazio, disegnandolo e ridefinendolo, creando quelle forme di energia che chiamiamo movimenti e interagendo con le forme intorno a noi.Attraverso il processo di embodiment del sistema scheletrico la mente si organizza in strutture di supporto del pensiero, sistemi di leva, punti di fulcro e spazi tra le nostre idee, per articolarle e per comprendere le relazioni che vi sono fra di esse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Sistema legamentoso </strong><br />
I legamenti, nel tenere insieme le ossa, pongono i limiti entro cui il movimento può avvenire. Orientano le risposte muscolari facendo da guida al percorso del movimento attraverso le ossa e tengono in sospensione gli organi all’interno della cavità toracica e di quella addominale. Questo sistema conferisce precisione, chiarezza ed efficienza all’allineamento e al movimento di ossa e organi. È grazie ai legamenti, alla loro ‘mente’, che percepiamo con nitidezza e discernimento i dettagli, riuscendo a metterli a fuoco e a concentrarci su di essi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sistema muscolare </strong><br />
I muscoli formano una rete  tridimensionale  estensibile che sostiene e muove in modo equilibrato la struttura scheletrica, fornendole le forze elastiche che muovono le ossa nello spazio. Danno contenuto dinamico ai tessuti che avvolgono la struttura scheletrica.<br />
È grazie a questo sistema che sentiamo nel corpo la nostra forza vitale, che diamo espressione alla nostra potenza e che ci impegniamo nel rapporto dialettico tra forze che resistono e forze che vanno a soluzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sistema degli organi </strong><br />
Gli organi svolgono le funzioni interne necessarie alla sopravvivenza: respirazione, nutrizione ed eliminazione. Sono il contenuto, mentre il sistema muscolo-scheletrico è il contenitore. Ci danno una sensazione di volume, pienezza e organica autenticità. Gli organi sono il primo habitat delle nostre emozioni, il loro ambiente naturale, come lo sono delle aspirazioni e della memoria di come abbiamo reagito nel nostro intimo agli eventi della storia personale.<br />
Sistema endocrino<br />
Il sistema delle ghiandole endocrine è quello che più d’ogni altro ha il compito di regolare l’attività chimica del corpo, ed è strettamente collegato al sistema nervoso. Le secrezioni delle ghiandole endocrine passano direttamente nel flusso sanguigno e il loro equilibrio o squilibrio ha un effetto su ogni cellula del corpo. È questo il sistema della quiete interiore, di moti impetuosi o esplosioni di caos e ritorni all’equilibrio, così come dell’energia che si cristallizza in esperienze archetipiche. Le ghiandole endocrine sottendono le capacità intuitive e quelle che permettono di percepire la mente universale [Universal Mind].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/neuroendocrino.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4641" style="margin: 5px;" title="neuroendocrino" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/neuroendocrino-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>Sistema nervoso </strong><br />
Il sistema nervoso è il principale sistema di regolazione dell’attività elettrica del corpo ed è strettamente collegato al sistema endocrino.<br />
Riceve informazioni da tutte le cellule del corpo, e a tutte le cellule manda informazioni che coordina attraverso specifici centri di controllo, ovvero di trasmissione, situati in tutto il corpo, nel midollo spinale e nel cervello. Il sistema nervoso sottende gli stati vigili di attenzione, i processi cognitivi e la precisione di un agire coordinato; costituisce inoltre la base percettiva su cui si fonda il nostro modo di recepire il mondo dentro di noi e quello fuori di noi, e d’interagire con essi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/sitemafluidi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4642" title="sitemafluidi" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/sitemafluidi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sistema dei fluidi </strong><br />
I fluidi sono il sistema di trasporto del corpo. I principali fluidi sono: il fluido cellulare, l’interstiziale (intercellulare), il sangue, la linfa, il fluido sinoviale (delle articolazioni) e il fluido cerebrospinale. I fluidi danno fluidità al movimento e alla mente, sottendono la capacità di presenza e mutamento, regolano il flusso dinamico tra riposo e attività.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema fasciale </strong><br />
Il tessuto connettivo fasciale costituisce un morbido contenitore per tutte le altre strutture del corpo. Serve sia a connettere  che a separare gli altri tessuti, ricoprendoli di uno strato lubrificante semi-viscoso, in modo che essi abbiano libertà di movimento nei limiti posti dal corpo nel suo insieme. È grazie alla fascia che il movimento degli organi dà supporto interno al movimento dello scheletro nello spazio, e che il movimento dello scheletro dà agli organi interni il modo di esprimersi esternamente. Attraverso il sistema fasciale il nostro sentire profondo si connette all’espressione rivolta all’esterno.<br />
Il grasso &#8211; Il grasso è energia allo stato potenziale accumulata nel corpo. Dà isolamento termico al corpo e isolamento elettrico ai nervi. La sintesi, il consumo, l’accumulo e l’attivazione del grasso sono controllati principalmente dal sistema endocrino.<br />
Se il grasso è immagazzinato come energia potenziale trattenuta o ignorata, e resta in condizione di staticità, crea nel corpo un senso di pesantezza e letargia. Se invece viene attivato, produce un’energia potente e ancestrale, oltre che un senso di elegante fluidità. Se accolto positivamente, il grasso dà un accogliente senso di agio.<br />
- La pelle è lo strato più esterno del nostro corpo, lo ricopre interamente e ci distingue come individui separati da tutto ciò che è altro da noi.<br />
Attraverso la pelle noi tocchiamo il mondo esterno e da esso a nostra volta siamo toccati. Questo confine esterno è la linea su cui difenderci o aprirci a un legame. È qui, nella pelle, che si stabilisce globalmente un tono di apertura o di chiusura rispetto all’essere nel mondo, tra l’essere invasi o protetti, toccare o essere toccati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I SISTEMI NEL LORO INSIEME </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene ciascun sistema contribuisca in modo distinto al movimento del corpo-mente, tutti i sistemi sono tra loro interdipendenti e insieme formano la struttura che al corpo-mente dà supporto ed espressione. Alcuni tra i sistemi vengono percepiti come naturalmente affini. Tuttavia tali affinità variano da individuo a individuo e a seconda dei gruppi e delle diverse culture. Esplorando i sistemi, in modo conscio e inconscio e in varie combinazioni tra loro, ne scopriamo l’espressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ARTE DEL TOCCO E<br />
DELLA RIORGANIZZAZIONE DEI PATTERN </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando tocchiamo qualcuno, ne siamo a nostra volta toccati. Il gioco sottile che intercorre fra corpo e mente può essere chiaramente percepito toccando altre persone. L’arte del tocco e della riorganizzazione dei  pattern è una ricerca di comunicazione attraverso il tocco: è il trasmettere e l’accogliere il flusso di energia in noi stessi, e tra noi e gli altri. Nel lavoro con le mani, entriamo in sintonia con i vari tessuti del corpo e con le qualità di mente ad essi associate: attraverso ritmi differenti nel tocco, ponendo l’attenzione su particolari strati del corpo, seguendo linee di forza già esistenti e suggerendone di nuove, e modificando la pressione e la qualità del tocco stesso. Nel ruolo di practitioner, si comincia in stato di presenza a livello cellulare (respirazione cellulare) e quindi ci si concentra sulla risonanza e sul dialogo con il paziente. Ogni suo tessuto è esplorato partendo dal corrispondente tessuto nel corpo del terapista: l’osso dall’osso, l’organo dall’organo, il fluido dal fluido, ecc. Il punto da cui partire, basato su ciò che ciascuno dei due sta percependo, può essere condiviso, consciamente o in modo inconscio, da entrambi.L’atteggiamento di accoglienza e la curiosità guidano la ricerca. Attraverso la risonanza reciproca fra paziente e operatore, l’attenzione si concentra sull’individuare i tessuti attraverso cui il paziente si esprime più facilmente e quelli che di abitudine rimangono in ombra, per poi dare voce agli uni e recuperare gli altri.Questa diversità nelle manifestazioni di energia consente una pluralità di scelte e sviluppa la consapevolezza del corpo-mente sia nel cliente/ studente che nel terapista/insegnante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bonnie Bainbridge Cohen</strong><br />
Fondatrice del Body-Mind Centering®, da oltre quarant’anni è una leader innovatrice nello studio del movimento, del tocco e nella ricerca sulla relazione corpo-mente.<br />
Il suo lavoro ha avuto una grande influenza in varie discipline di orientamento somatico.<br />
É autrice del libro “Sensing,Feeling and Action” e di numerosi manuali e materiale video a scopo didattico. Nel 1973 ha fondato The School for Body-Mind Centering, dove si sono formate presone provenienti da tutto il mondo. E’ insegnante ospite in vari College e Istituti in US e tiene workshop anche in Canada e Europa. Nella sua pratica clinica si dedica in particolare a neonati e bambini con problemi di tipo neurologico e adolescenti affetti da scoliosi.<br />
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		<title>La terza possibilità. Architettura e anima.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 09:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Jader Tolja
(tratto dalla Rivista &#8220;Architettura del paesaggio&#8221;)


A colloquio con il medico Jader Tolja, sostenitore dell’assunto che mente-corpo-spazio costituiscano una triade indissolubile, tanto da ipotizzare che la progettazione del paesaggio possa tenere in considerazione quelle condizioni che comportino una riconciliazione con la natura umana più profonda. Per ottenere spazi verdi finalmente in sintonia con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Intervista a Jader Tolja</strong></p>
<p><em>(tratto dalla Rivista &#8220;Architettura del paesaggio&#8221;)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>A colloquio con il medico Jader Tolja, sostenitore dell’assunto che mente-corpo-spazio costituiscano una triade indissolubile, tanto da ipotizzare che la progettazione del paesaggio possa tenere in considerazione quelle condizioni che comportino una riconciliazione con la natura umana più profonda. Per ottenere spazi verdi finalmente in sintonia con le esigenze psicologiche degli stessi fruitori. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jader Tolja</strong>,che vive e lavora tra Milano e Barcellona, autore di testi come <em>“Il cervello destro e i giardini zen”</em> (1982) e <em>“Pensare col corpo”</em> (2000, 2003), studia l’effetto che lo spazio ha sul cervello e sul corpo e, più specificamente, lavora sui principi che regolano questo rapporto, allo scopo di renderli disponibili ai gruppi di progettazione degli spazi verdi contemporanei.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Anche a livello scientifico sta diventando sempre più chiaro come gran parte delle malattie siano in realtà equivalenti somatici della depressione. Questo è stato dimostrato per esempio per cancro, malattie autoimmunitarie, attacchi di panico, bulimia, anoressia ecc. Queste condizioni migliorano con la somministrazione di farmaci antidepressivi che producono un aumento forzato della serotonina, la cui mancanza genera appunto stati depressivi. Ora, se pensiamo che il 95% di questo ormone è prodotto dall’intestino e che le viscere si “aprono” in una condizione di centratura sottocorticale, riconducibile alla mia esperienza nel giardino zen, possiamo facilmente capire come questa particolare situazione attivi una specie di doccia di serotonina per tutto l’organismo, riattivando una vitalità e una sensibilità che ci risana a livello fisico e psicologico, con un’amplificazione della percezione dell’aspetto spirituale. (&#8230;.)&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/coverAdpiccola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4667" title="Adobe Photoshop PDF" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/coverAdpiccola.jpg" alt="" width="150" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/78-79_16.pdf">leggi articolo completo in formato pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/?p=4562">vai alla pagina del corso </a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il confine del Sé nel craniosacrale</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 10:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Craniosacrale e...]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Leonarda Majaron
Il test ICoS (Indice del Confine del Sé), è uno strumento semiproiettivo messo a punto da Loretta Sapora (psicoterapeuta specializzata in psicosomatica e psicodiagnostica) e pubblicato nel 2006; inizialmente applicato in psicologia clinica e nella ricerca, si è rivelato nel tempo decisamente utile anche in altri ambiti legati a trattamenti di tipo psicofisiologico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>di Leonarda Majaron</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il test ICoS (Indice del Confine del Sé), è uno strumento semiproiettivo messo a punto da Loretta Sapora (psicoterapeuta specializzata in psicosomatica e psicodiagnostica) e pubblicato nel 2006; inizialmente applicato in psicologia clinica e nella ricerca, si è rivelato nel tempo decisamente utile anche in altri ambiti legati a trattamenti di tipo psicofisiologico (come la riabilitazione visiva) ed in generale a mediazione corporea.<br />
<em><strong>Attraverso il lavoro immaginario sul vissuto del proprio confine, il test permette di risalire al rapporto tra le diverse parti interne, e quindi allo stile di gestione del rapporto mondo interno/mondo esterno (evidenziando la qualità delle relazioni significative).</strong></em><br />
La somministrazione del test il “Confine del Sé” nelle sessioni di craniosacrale  mi ha dato molte soddisfazioni.<br />
Ho notato che il portare le persone a visualizzare una struttura immaginaria, che identifica il proprio modo di relazionarsi a persone e cose, le aiuta ad avere più consapevolezza dello schema delle dinamiche che stanno vivendo. Il test è uno strumento che offre la possibilità di considerare modalità alternative di risposta alle situazioni che si affrontano quotidianamente. Una possibilità considerata dai fruitori stessi del test come migliorativa della qualità di vita.<br />
Come operatore di craniosacrale ho la possibilità di confrontare il confine da loro scelto con il tipo di sistema che si presenta all’ascolto. La maggior parte delle volte si verifica un’identificazione molto precisa:<em><strong> il sistema si esprime in modo simile alla struttura cosiddetta “di prima scelta”, indicando le zone di restrizione dove portare lo spazio necessario e vitale. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro vantaggio è che sapendo quale potrebbe essere la tappa successiva per il cliente (ossia il confine che il cliente intravede come più vantaggioso) ho uno strumento in più di valutazione e di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Come operatore posso percepire la quantità di spazio che il cliente può introdurre nel suo sistema senza incorrere in momenti di smarrimento, anche pesanti, che lo potrebbero allontanare dalla tecnica.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Modalità di somministrazione</strong><br />
Il test lo somministro solitamente alla seconda  sessione. Lo propongo come uno strumento in grado di mostrare al cliente il lavoro da effettuare, ma anche come possibilità di auto-conoscenza rispetto ad un aspetto di sé che di solito non viene contattato.<br />
Tutti hanno collaborato in modo curioso e tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>In genere chiedo al cliente un attimo di interiorizzazione per pensare al proprio confine come ad una struttura immaginaria che separa loro stessi da tutto il resto del mondo; poi dispongo sul tavolo le 7 carte  del test e chiedo di indicarmi quella che più rappresenta il proprio confine, così come è stato immaginato. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Da qui inizia una fase di elaborazione verbale attraverso le domande previste dall’apposito questionario per la somministrazione individuale. Questa è una parte integrante del test, che seguo mentre prendo veloci appunti.<br />
Alla fine tolgo tutte le carte lasciando sul tavolo la seguente disposizione: la prima scelta, la peggiore e quella che secondo il cliente è la scelta migliore, ovvero la figura che intravedono essere la più vantaggiosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>I clienti restano in silenzio ad osservare attentamente le carte scelte. La mia impressione è che solo lasciandoli osservare questo ordine loro realizzano cosa dovrebbero mettere in atto per migliorare/cambiare la situazione in cui si trovano, sia che si tratti di disagio fisico che emotivo. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto inizia la seconda fase: il confronto tra la struttura scelta e il modo di esprimersi del Sistema Craniosacrale del cliente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Descrizione di un caso</strong><br />
A luglio Alessandro, 39 anni, si presenta nel mio studio dicendo che desiderava perdere peso (115kg). Oltre a quella che era ormai una necessità fisica, dichiarava anche l’assenza di emozioni in tutti i campi; eppure aveva una vita che si stava stabilizzando, aveva trovato da poco tempo una ragazza e le voleva bene. Il lavoro gli piaceva, anche se impegnativo e di responsabilità, ma non provava emozioni. Dichiarava di mangiare senza alcuna gioia &#8230; eccetto il salame. Il suo viso era veramente privo di qualsiasi espressione, e per di più diceva di non credere troppo in queste terapie. Aveva già provato tante diete e dietologi ed era stufo: perdeva peso per un po’ ma poi tornava regolarmente su e anche di più&#8230;<br />
Il primo trattamento fu sorprendente, avevo chiesto ad Alessandro di evocare una risorsa e lui era subito partito per un viaggio incredibile. Passò da una scena all’altra con dovizia di particolari, parlava come da uno stato di trance (mentre io ero in contatto con la testa) e parlava talmente sottovoce che avevo difficoltà a sentirlo e a seguirlo considerata anche la velocità di esposizione.<br />
Raccontò dell’immagine di una scala che scendeva, dove alla fine vi erano due porte bianche chiuse. Era indeciso su quale porta aprire, una volta entrato aveva visto una stanza tutta bianca.<br />
Alla fine del trattamento Alessandro era distrutto, era come una medusa tolta dal suo ambiente acquatico e depositata su un sasso al sole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Somministrazione del test</strong><br />
Alessandro aveva continuato a ritornare con particolare precisione ai suoi appuntamenti settimanali, dicendo spesso: <em><strong>“Non so cosa mi fa, ma sento che mi fa bene”</strong></em>. La situazione a quel punto oscillava tra una settimana di benessere ed una in cui si scatenava tanta rabbia. E’ stato allora che ho pensato di proporgli il test.<br />
In genere propongo il test con queste parole: <em><strong>“Prima di iniziare oggi ti chiedo un minuto per stare con te stesso, lasciare che la tua attenzione si rivolga all’interno per sentire come percepisci in questo momento la tua vita, la relazione con te stesso e con il resto del mondo nelle diverse situazioni quotidiane”. </strong></em><br />
Alessandro aprì gli occhi e, portando la sua attenzione alle figure, scelse Corteccia. Lo descrisse come un confine costituito da vetro elastico, trasparente, vuoto e grosso, ampio 1 metro e alto come un corrimano.<br />
Trama era secondo lui il confine migliore, mentre era proprio Corteccia il peggiore, e come confine più efficiente scelse Macchia.<br />
A quel punto disposi davanti a lui solo le tre carte scelte:<br />
Corteccia, la prima scelta; Trama, la migliore; e nuovamente Corteccia, come la peggiore.<br />
Mentre Alessandro le osservava, ribadivo a voce alta i concetti che esprimevano le carte e gli chiesi se riconosceva le sue scelte, ossia se rispecchiavano il suo modo di essere. Alessandro mi sciorinò la sua versione e sembrava riconoscersi molto bene suo malgrado. <em><strong>Sembrava come “ancorato”… era consapevole di essere intrappolato, avrebbe avuto bisogno di aprirsi e fidarsi delle persone con cui entrava in relazione, ma non ci riusciva perchè aveva una cattiva opinione di tutti. </strong></em>Alessandro poi riconobbe che in realtà non ci riusciva neanche con se stesso. Ecco che vedeva in Macchia il confine più efficiente in quanto era un buon compromesso per ammorbidirsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sessione di craniosacrale</strong><br />
Nella prima sessione dopo il test il sistema si mostrò veramente ristretto, tanto che Alessandro andava più volte in apnea respiratoria e la zona toracica si evidenziava come molto adesa.<br />
All’appuntamento successivo Alessandro mi raccontò di aver avuto esplosioni di rabbia, collera e odio, ma anche momenti in cui provava amore. Mentre raccontava Alessandro diceva un sacco di parolacce, di cui se ne rendeva conto e si scusava, ma non riusciva a farne a meno. Erano emozioni veramente forti. Alessandro mi comunicò poi la decisione di non fumare più (fumava parecchio).<br />
Nelle settimane successive accaddero eventi molto significativi e forti. Un giorno, per esempio, Alessandro era andato sette volte al bagno con scariche maleodoranti che lui stesso aveva identificato come una purificazione. In un’altra settimana si era verificata per alcuni giorni una febbricola di 37°, una diminuzione di pressione e un’altalenanza tra momenti di stanchezza e di grande nervosismo.<br />
Durante una sessione Alessandro ricordò un parente morto quando lui era un ragazzino. Quella era stata per lui l’ultima volta che aveva pianto e si era intenerito.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Riappropriandosi delle sue emozioni, Alessandro aveva iniziato a dedicarsi al cibo con più attenzione e cura. Aveva deciso un programma alimentare e stava continuando imperterrito a non fumare! Tutto questo gli stava dando una grande forza.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo nove sedute rifacciamo il test</strong><br />
Alessandro come prima scelta prende proprio Macchia (dice di non ricordarsi le scelte della volta precedente), lo “vede” come un confine molto piccolo (cm10&#215;10 circa) che sta dentro di lui all’altezza del cuore!<br />
Come confine peggiore identifica Corteccia (la prima scelta della volta precedente). Come confine migliore sceglie Corteccia Lacerata, e come figura di confine eccellente sceglie Trama di cui dice: “Non ho paura delle cose piccole ma di quelle grandi”.<br />
In quella sessione, vista la posizione del suo confine, abbiamo deciso di lavorare sulla zona del cuore. All’inizio Alessandro avverte tachicardia, ma decidiamo di continuare a lavorare portando consapevolezza. Invito Alessandro a prendersi cura di questa zona, portando lì la sua attenzione e il suo respiro. Questo lo ha subito aiutato e il sistema è entrato in uno stato di tensione bilanciata da cui è ripartito, meno flebile e più integrato, mostrandomi un punto d’inerzia a livello dell’ombelico. Allora chiedo ad Alessandro se è d’accordo di lavorare sulle dinamiche che ruotano intorno al suo ombelico, relative alla nascita piuttosto che al cordone ombelicale. Il Sistema manifesta subito un forte bisogno di connessione tra ombelico e cuore che dà molto rilassamento. Nei giorni successivi al trattamento Alessandro sente che quelle zone trattengono qualcosa e che solo prendendosene cura riesce a stare meglio e ad abbassare immediatamente quello stato d’ansia che a volte lo sorprende.<br />
<em><strong>“Dopo il lavoro sulla nascita e le dinamiche ombelicali &#8211; dichiara Alessandro &#8211; sono più determinato, non parlo più la notte e nelle relazioni ho bisogno di risposte chiare”.</strong></em> Si è ricordato diversi aspetti della sua infanzia: che sognava un grosso bruco grigio e viola, che aveva paura delle forbici e che la mamma si arrabbiava molto col papà.<br />
Nelle sessioni successive Alessandro si rilassa molto profondamente e dopo un grosso rilascio il sistema permette l’espressione di una bellissima marea lunga.<br />
Nel complesso oggi Alessandro si sente molto meglio, è scomparsa anche la tosse stizzosa che lo accompagnava sempre, si sente molto più stabile ed equilibrato, riesce a relazionarsi mantenendo uno stato di calma e a prendere decisioni. Dice che lo aiuta molto ripensare al suo modo di percepire il confine di sé, e di come sarebbe la vita se adottasse il confine più vantaggioso.<br />
Una grande risorsa è diventata anche il respiro, più presente e consapevole. Il peso sta scendendo, anche se molto lentamente.<br />
Così il suo sistema è ancora oscillante tra momenti di integrazione e momenti in cui si manifestano varie fluttuazioni laterali e fulcri d’inerzia.<br />
Alessandro comunque è deciso a continuare, sente che questo lavoro gli sta facendo ritrovare la gioia di vivere che aveva perso, e che può e vuole ancora migliorare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho tante altre testimonianze che potrebbero essere condivise di cui magari parlerò in un prossimo articolo. Ringrazio tantissimo la dott.ssa Loretta Sapora per aver messo a punto con il lavoro di anni di sperimentazione questo valido strumento di valutazione e crescita, ringrazio Maderu Pincione per averlo introdotto nel campo della disciplina craniosacrale e invito tutti gli Operatori a servirsi di questo strumento che potrà essere d’aiuto anche per validare sperimentazioni cliniche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Leonarda Majaron </strong><br />
Iscritta all ‘Albo professionale dell ‘Istituto Terapie Cranio Sacrali (ITCS), al Registro degli Operatori dell ‘A.CS.I. (ROICS) e al Craniosacral Therapy Educational Trust di Londra. Laureata in Farmacia, diplomata in Fitoterapia, ha conseguito, (tra i primi in Italia e Usa) il diploma di Operatore qualificato in Penna Luminosa (cromopuntura) con il Dr. Robert Hasinger. Ha completato la sua formazione frequentando corsi di Reiki, Pranic Healing, Bioenergetica, Anatomia Esperienziale, Tecniche respiratorie, Master avanzato in Biodinamica Craniosacrale con Michael Kern. Viene regolarmente invitata a tenere Conferenze presso prestigiose Istituzioni. È operatrice CranioSacrale Biodinamica presso il suo studio a Trieste e docente nella Formazione di tale tecnica per l’ Associazione Regionale B.C.S. di Trieste di cui è presidente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/?p=3947">Leggi articolo di Loretta Sapora sul Confine del Sè</a></p>
<p style="text-align: justify;">(tratto dalla rivista Craniosacrale.it n. 0/2010)</p>
<p style="text-align: justify;">Il test “I.Co.S. (Indice del Confine del Sé)” con il relativo Manuale  è disponibile richiedendolo a <a href="mailto:redazione@craniosacrale.it">redazione@craniosacrale.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2011/02/manualeicos.jpg"><img title="manualeicos" src="../wp-content/uploads/2011/02/manualeicos-150x150.jpg" alt="" width="121" height="121" /></a></p>
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		<title>Esperienza di trattamento craniosacrale</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 08:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze di trattamento]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperienza di trattamento craniosacrale con pazienti affetti da sindrome demielinizzante o sclerosi multipla
 

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di Teresa Tunno 

Sono  fisioterapista, laureata nel 1980 presso la prima clinica neurologica della Facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma. Fuggita da Roma dopo pochi anni, mi sono rifugiata in Umbria dove ho subito trovato lavoro presso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Esperienza di trattamento craniosacrale con pazienti affetti da sindrome demielinizzante o sclerosi multipla</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<div>
<div style="float: right;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/pdf/tunno.pdf" target="_blank">Scarica articolo completo in PDF</a></div>
<p><em>di Teresa Tunno </em></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><span class="Dropcap1">S</span>ono  fisioterapista, laureata nel 1980 presso la prima clinica neurologica della Facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma. Fuggita da Roma dopo pochi anni, mi sono rifugiata in Umbria dove ho subito trovato lavoro presso il servizio ospedaliero occupandomi, fino al 1994, di riabilitazione infantile. In seguito sono stata trasferita presso il servizio territoriale adulti, dove tutt’ora lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Presso tale servizio mi occupo di patologie  d’origine neurologica, ortopedica e oncologica. Poiché il nostro lavoro ci richiede una formazione continua, nel 2004, dopo un corso specifico sul massaggio, sono stata introdotta dal mio insegnante nel “mondo” del craniosacrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Già alla fine del primo livello ho avuto, e in parte mi sono creata, l’opportunità di <em><strong>sperimentare e applicare la tecnica craniosacrale in ambulatorio con i pazienti.</strong></em> Il nostro fisiatra, il coordinatore del servizio di riabilitazione territoriale dove lavoro, è stato uno dei primi fruitori della mia terapia, essendo già a conoscenza  di questo metodo si è dimostrato assolutamente disponibile e collaborativo. Ho iniziato a lavorare con le cervicobrachialgie e con i colpi di frusta e la mia pratica si è trasformata con il tempo in una forma di ascolto sempre più affinato e raffinato.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati conseguiti mi hanno spinto a <em><strong>proporre il trattamento di craniosacrale a tutti i tipi di patologie. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">In pochi anni ho documentato circa 1.500 sessioni, una casistica che sicuramente merita di essere condivisa con il pubblico degli operatori. Ho raccolto, quindi, con piacere l’invito della redazione di questa rivista a scrivere diversi articoli per esplorare e riflettere, come in un percorso a puntate, la <em><strong>mia esperienza di trattamento con la terapia craniosacrale rispetto alle diverse tipologie di “sofferenza”.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">In quest’articolo desidero cominciare a condividere la mia testimonianza partendo da una categoria di pazienti che apprezzano oltremodo il trattamento craniosacrale: i <em><strong>pazienti affetti da sindrome demielinizzante o sclerosi multipla,</strong></em> patologia complessa e a carattere degenerativo, in costante aumento sul nostro territorio e di cui ancora non si conoscono le cause.</p>
<p style="text-align: justify;">I pazienti affetti da sclerosi multipla si rivolgono al nostro servizio per fare una terapia cosiddetta di mantenimento, per conservare le funzioni il più a lungo possibile essendo questa  una patologia progressiva.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Con la pratica mi sono resa conto della grande esigenza che hanno queste persone di “sentirsi” e ciò mi ha portato a sperimentare con loro questa nuova modalità d’ascolto così “magica ed extrasensoriale”. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Sono questi infatti i due aggettivi che mi venivano in mente durante il primo periodo in cui cominciavo a lavorare con il craniosacrale. Aggettivi usati dai pazienti stessi che riferivano, e continuano a riferire, cambiamenti importanti nella loro vita e nel modo di vivere la malattia.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Per quanto riguarda il miglioramento dei sintomi ho avuto modo di riscontrare una diminuzione o scomparsa della faticabilità, una diminuzione dell’ipertono, che è quasi sempre presente, un miglioramento del ritmo sonno-veglia e, in generale, un aumento della consapevolezza. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Una paziente mi riferì che nei giorni seguenti la sessione si sentiva “più buona” e si accorgeva di come si può essere ugualmente sereni nonostante la malattia, grazie a un maggior benessere di fondo. Lavorando con loro con continuità sono stata testimone della remissione dei sintomi neurologici e ho osservato che i periodi di riacutizzazione dei sintomi stessi sono rarissimi.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>E’ sempre presente un aumento del benessere ed è per questo motivo che attualmente i miei pazienti malati di sclerosi prediligono e richiedono sempre più esclusivamente questo trattamento.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Sono molti i casi che testimoniano un netto miglioramento della qualità di vita, ma  in particolare desidero parlare ora di Stefania, una persona che seguo dall’agosto del 2008. Insegnante in pensione di 65 anni, a Stefania è stata diagnosticata la sclerosi multipla più di 15 anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ha cominciato la terapia ormai non camminava quasi più, aveva forti dolori alla schiena, disturbi dell’equilibrio e astenia agli arti inferiori. Attualmente le sue performance motorie sono molto migliorate: ha ripreso a guidare la macchina e, pur camminando con l’aiuto di un bastone canadese, riesce ad essere ancora autonoma in tutti i suoi  spostamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Stefania continua a venire in terapia una volta a settimana (ad eccezione del periodo estivo) e la neurologa che la segue è quasi incredula, perché non ci sono più stati poussè  (riacutizzazione dei sintomi, alternati a periodi di remissione) né peggioramenti, si è quindi raccomandata di continuare in questa direzione. Anche il suo  assetto posturale si è modificato e Stefania oggi è più dritta, e, soprattutto, più serena.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro caso che mi sta particolarmente a cuore  è quello di Susanna, una signora di 37 anni giunta al servizio a settembre di quest’anno su suggerimento di un’altra  paziente. Anche lei è affetta da sclerosi multipla che le è stata diagnosticata nel 2004, ma in realtà i primi sintomi erano già presenti da qualche anno sebbene fossero stati confusi con l’artrosi cervicale. L’operazione alla colonna cervicale infatti non aveva risolto i dolori, i formicolii e il senso di stancabilità che le impediva di fare più di una rampa di scale alla volta.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio del nostro percorso, Susanna lamentava soprattutto un forte senso di debolezza alla gamba destra e come una morsa che gli fasciava il polpaccio.  Attualmente si sente decisamente meglio e ha interrotto su suggerimento medico qualsiasi cura a base di cortisone e interferone.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Susanna è stato facile entrare in relazione, la sua giovane età mi ha motivata ancora di più a dare il meglio di ciò che so fare. Sin dalla prima seduta ci sono stati dei cambiamenti sia oggettivi che soggettivi, ma il suo è stato soprattutto un percorso di presa di coscienza riguardo alla malattia e, in generale, riguardo alla sua stessa vita, in cui molte cose erano fuori posto.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Nella mia storia con il craniosacrale c’è stata una lenta spontanea evoluzione che mi ha portato ad utilizzare sempre meno la tecnica in quanto tale, e sempre più l’ascolto associato alla centratura. Mi sono lentamente staccata dal corpo del paziente riuscendo comunque a mantenere un profondissimo contatto, come se entrassi in una fase di semi-trans, vigile e attiva come testimone. </strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Ma ci sono dei momenti in cui succede qualcosa di speciale, è come se si aprisse uno “spazio sacro” e la mia essenza percepisse che sta accadendo una guarigione. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Questi momenti senza tempo si verificano con Susanna soprattutto quando sono in ascolto degli sfenoidi e delle ossa temporali, in particolare quando si manifesta un EV4 di cui percepisco l’inizio ma non sempre la fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema va verso un’apertura che ogni volta è diversa, rispetto ai tempi ma soprattutto nella qualità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Quasi istintivamente le mie mani diventano meno invasive e io stessa non le percepisco più, perchè è come se cominciassi un viaggio col paziente. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong> </strong></em>Quando questo succede durante le sessioni è come se il corpo e la coscienza del paziente si ristorassero; sono questi i momenti di maggior benessere per Susanna come per gli altri pazienti.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte durante i primi tempi Susanna avvertiva una forma di smania e prurito soprattutto sul viso e quando poi assumevo la posizione della culla dell’occipite Susanna mi riferiva di sentire come se qualcosa si sturasse, qualcosa di compresso che ricominciava a scorrere per tutto il corpo. Ultimamente mi ha detto che non le succede più, e che sono meno le sensazioni fisiche che la coinvolgono durante il trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Contestualmente, anche io avverto una minore disomogeneità nell’organizzazione del suo sistema, la spinta dei fluidi è sicuramente meno flebile e i ritmi craniosacrali più regolari. A Susanna non piace addormentarsi, le piace mantenere uno stato di presenza consapevole, altrimenti a suo dire è come se non ci fosse stata.<br /> Grazie a questo percorso Susanna si è resa conto che svegliarsi tutte le mattine con l’idea che la vita è una fregatura da combattere non è reale, ma ha acquisito la consapevolezza che siamo noi attraverso la nostra attenzione che diamo valore alle cose. Questo è ciò che lei mi ha scritto in un bellissimo sms di ringraziamento.<br /> Grazie a Susanna ho capito che il suo ammettere che nella vita si può essere felici e si può comunque godere di tante cose, dando anche una giusta valenza alla malattia, è stato di per sé una guarigione. Susanna continua a venire da me una volta a settimana, aspetta con gioia l’appuntamento manifestando meno rabbia e affrontando le cose, a detta sua, con più serenità.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Il motivo che mi spinge a condividere parte della mia esperienza lavorativa è che desidero sopratutto testimoniare che anche nella sanità pubblica si può lavorare proponendo “qualcosa” che nessuno può sostenere che non funzioni, visti i risultati che possono essere convalidati dagli stessi pazienti che ne hanno usufruito.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Mi piacerebbe che ci fosse una maggior condivisione d’esperienze, che mettesse in evidenza i temi su cui riflettere, confrontandoci anche rispetto ai nostri insuccessi e alle nostre criticità, e a tutto ciò che ci accomuna nei nostri trattamenti, oltre alla tecnica. Conservo ancora la mia prima “impegnativa rossa” con cui veniva prescritto un ciclo di trattamento craniosacrale, la mia prima “investitura” ufficiale che mi autorizzava a lavorare con questa tecnica presso una struttura pubblica. Era giugno 2004, e ogni tanto in questi anni sono tornata a guardarla dicendomi: “E’ importante crederci e farlo”.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<div style="float: right; background: #c00; margin: 1px 1px 0 5px;"><a style="text-decoration: none; padding: 5px; line-height: 2.9em; color: #fff;" href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/pdf/tunno.pdf" target="_blank">Scarica articolo in PDF</a></div>
<div style="background: #900; padding: 8px 12px; color: #fff; font-family: arial; text-align: justify; margin-bottom: 20px; line-height: 1.5em; font-size: 90%; border: 1px solid #999;"><img class="alignleft size-full" style="margin-left: 0px; margin-right: 8px; border: 1px solid #fcfcfc;" title="Tunno" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/pdf/tunno.png" alt="" /> <strong><em>Teresa Tunno<br /> </em></strong>Fisioterapista dal 1980, lavora fino al 1994 con i bambini affetti da patologie neurologiche presso l’ospedale di Assisi. Da tale anno continua a lavorare sempre presso la stessa A.S.L. occupandosi di pazienti adulti affetti da diversi tipi di patologie. Pratica la terapia craniosacrale in ambulatorio dal 2004, dopo aver frequentato la formazione con Agama Cunningham. Oltre all’aggiornamento continuo richiesto dalla sua professione, ha approfondito la sua formazione con Michael Kern (craniosacrale biodinamico) e con con Agama (P.N.L e massaggio terapeutico). Da qualche anno frequenta corsi in altre discipline BioNaturali: reiki, theta healing, corsi sul tocco terapeutico, respirazione olotropica secondo Grof, accompagnamento al morente con Cesare Boni.</div>
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		<title>Cranial Connections</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 10:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Su Fox

(estratto dalla Rivista Craniosacrale.it n. 1/2011 &#8211; scarica articolo completo in pdf)
Nel suo eccellente articolo “Il mistero della terapia craniosacrale”, pubblicato dalla rivista Fulcrum (inverno 1998-99), Will Wilson presenta un’ipotesi riguardo alla generazione dell’Impulso Ritmico Craniosacrale (IRC) basata sul concetto di risonanza, coerenza e fisica quantica. Wilson fa un breve riferimento al potere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di Su Fox</em></p>
<div style="text-align: justify;">
<p>(estratto dalla Rivista Craniosacrale.it n. 1/2011 &#8211; <a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/articolosufox.pdf">scarica articolo completo in pdf</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Dropcap1">N</span>el suo eccellente articolo <em>“Il mistero della terapia craniosacrale”,</em> pubblicato dalla rivista Fulcrum (inverno 1998-99), Will Wilson presenta un’ipotesi riguardo alla generazione dell’Impulso Ritmico Craniosacrale (IRC) basata sul concetto di risonanza, coerenza e fisica quantica. Wilson fa un breve riferimento al potere del pensiero, e cita alcune prove dell’influenza del pensiero sulla struttura dell’acqua e su alcuni strumenti elettronici e meccanici.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>La terapia craniosacrale usa l’intenzione del terapista </strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>per determinare cambiamenti percettibili nel corpo del cliente. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Mi piacerebbe aggiungere alcune riflessioni su <em><strong>come la mente di una persona può influire sul corpo di un’altra. </strong></em><br /> La maggior parte delle mie considerazioni derivano da un breve formazione all’Università di Westminster in terapie complementari, in particolare dal modulo chiamato “Medicina Mente-Corpo”. Sono particolarmente interessata alla questione mente-corpo, proprio perché lavoro anche come psicoterapista mi affascina e mi frustra la <em><strong>divisione tra terapie della mente e terapie del corpo, tra gli operatori che lavorano con la psiche e quelli che lavorano con il corpo. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Sto cominciando a credere che molti dei problemi dipendono dalla divisione presente nella nostra lingua, sia nel pensiero che nell’esperienza, rispetto al complesso mente-corpo. Più ho pensato a quest’argomento più ho sperimentato, tristemente, questa divisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non fraintendetemi, <em><strong>avendo passato la maggior parte della mia vita adulta abbastanza dissociata dal corpo, adesso sono in grado di connettermi al mio corpo abbastanza facilmente (tra i diversi fattori grazie anche al mio training craniosacrale). </strong></em>Posso facilmente sintonizzarmi con il mio fegato, con il mio chakra della radice e con i miei trapezi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la mia esperienza riguarda il fatto che <em><strong>la mia mente è lì, nei miei tessuti, da dove può dare un’occhiata in giro proprio come se fosse realmente lì.</strong></em> Raramente perdo il senso che il mio sé osservante è separato dal mio corpo osservato. Sono sicura che ciò sia possibile, ma allo stesso tempo le mie considerazioni sul potere del pensiero sono basate su una mente separata ma in interazione con il corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il riduzionismo e il rapporto di causa-effetto, insieme al dualismo e al meccanicismo, sono i concetti che puntellano il nostro <em><strong>modello biomedico tradizionale.</strong></em> All’interno di questo modello, <em><strong>la persona è vista solamente come un organismo biologico, e i pensieri, le emozioni e i significati del corpo, o la sua sintomatologia, non hanno alcun posto.</strong></em> La medicina mente-corpo è un termine-ombrello approssimativo che include la scienza cognitiva, le nuove aree della scienza medica che si sono sviluppate in reazione alle limitazioni del modello tradizionale biomedico, e le discipline alternative e complementari.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Gli operatori in questo campo sono coloro che con maggior probabilità accettano l’interazione mente-corpo come un processo a due vie (la mente influenza il corpo e viceversa), che considerano l’individuo nella sua interazione con l’ambiente, essendo interessati al confronto interdisciplinare ed essendo aperti ai concetti di energia, spirito e anima. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">C’è un grande mole di prove a supporto dell’idea che la <em><strong>mente giochi un ruolo importante nello sviluppo della malattia</strong></em> (la ricerca sui casi della vita, gli studi sullo stress e la medicina psicosomatica) e sul mantenimento o la cura della malattia (studi sulla risposta placebo, sul biofeedback, la meditazione e l’uso dell’immaginazione). Benché queste evidenze rendono abbastanza chiaro il concetto che l’attività mentale, conscia ed inconscia, può alla lunga determinare conseguenze fisiologiche, rimane comunque presente la grande questione su come interagiscono.<br /> La scienza della psiconeuroendoimmunologia sta iniziando a mostrarci il c<em><strong>ollegamento tra il linguaggio semantico della mente (pensieri, memorie, emozioni) e il linguaggio somatico del corpo (tessuti, cellule, molecole).</strong></em><br /> Il sistemo limbico-ipotalamico è un’area del tessuto cerebrale che contiene nuclei apparentemente separati che hanno a che fare con la regolazione del sistema autonomo, endocrino, immunitario e neuropeptide. In questo centro messaggi codificati elettricamente dalla corteccia sono tradotti in molecole messaggere, rilasciate attraverso la pituitaria nel corpo. Queste <em><strong>molecole messaggere </strong></em>includono i neurotrasmettitori del sistema nervoso autonomo, i neuropeptidi del sistema nervoso centrale e degli organi sensori, gli ormoni del sistema endocrino e le citochine del sistema immunitario. La ricerca psiconeuroimmunologica ha scoperto che queste molecole appartengono tutte alla stessa famiglia, i peptidi, e non sono esclusive di nessun sistema. Gli ormoni sono stati trovati nel cervello, e i neurotrasmettitori nelle cellule immunitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni cellula nel corpo ha molte stazioni di ricezione, sia sulla superficie della cellula che all’interno, che possono ricevere le molecole messaggere. Molte cellule contengono il meccanismo per creare e spedire all’esterno le molecole messaggere. E’ anche provata l’esistenza di percorsi tra il sistema nervoso autonomo, il sistema nervoso centrale, l’attività endocrina e il sistema immunitario. Molti di questi percorsi permettono ai messaggeri di viaggiare in qualsiasi direzione. Il vecchio modo di considerare come separati i sistemi nervoso, endocrino e immunitario, sta cominciando a cedere il passo all’idea di un <em><strong>unico network di comunicazione attraverso l’intero corpo.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Candice Pert (1997) suggerisce che ciascun peptide può essere responsabile di un particolare tono emozionale, per esempio, i livelli di serotonina del cervello correlati con l’esperienza della depressione.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Le interazioni mente-corpo coinvolgono le trasduzioni di impulsi neuronali alle molecole, di energia alla materia, o viceversa. In qualche modo esse coinvolgono le trasduzioni di semantica (ciò che riguarda la mente) alla somatica (ciò che riguarda il corpo). </strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Il fatto che le memorie includono il contesto e l’emozione implica che l’informazione semantica è stata conservata in una forma somatica. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni scienziati propongono che la connessione tra mente e materia è informazione, utilizzando il termine con lo stesso significato utilizzato nella tecnologia dei computer, ossia come un segnale, non come un unità che trasporta un significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo provata l’influenza della mente sul corpo, si può sostenere che</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>i pensieri nella mente del terapista possono alterare le variabili fisiologiche nel corpo del terapista, in questo modo una vasodilatazione nelle mani, viene trasmessa in forma di calore al corpo del cliente, viene raccolta dai nervi recettori sulla pelle e dai muscoli sottostanti e viene trasmessa al cervello. </strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Un informazione somatica viene trasmessa, un’informazione somatica viene ricevuta. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">L’informazione, trasdotta dall’energia elettrica nei nervi motori in energia termica (calore) ed energia meccanica (pressione), viene trasferita al di là del gap esistente tra le mani del terapista e il corpo del cliente, dove è trasdotta di nuovo in energia elettrica nei nervi sensori della pelle e dei muscoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando il concetto del computer, dove l’informazione è un segnale, diventa possibile descrivere l’intero processo in termini di <em><strong>informazione semantica che viene trasportata da una successione di messaggeri somatici del cervello di una persona a quello di un’altra.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">Molte forme di bodywork, incluse l’osteopatia, il Rolfing e lo zero balancing, così come la terapia craniosacrale, utilizzano un tipo di contatto deduttivo piuttosto che effettivo.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Nella terapia craniosacrale, per esempio, le mani dell’operatore si comportano “come se” fossero in contatto con i tessuti profondi o gli organi all’interno del corpo. Questo “come se” è mediato attraverso il processo di pensiero dell’operatore. I pensieri trasportano informazione </strong></em></p>
<div style="float: right; background: #c00; margin: 1px 1px 0 5px;"><a style="text-decoration: none; padding: 5px; line-height: 3em; color: #fff;" href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/articolosufox.pdf">Scarica articolo in PDF</a></div>
<div style="background: #900; padding: 8px 12px; color: #fff; font-family: arial; text-align: justify; margin-bottom: 20px; line-height: 1.5em; font-size: 90%; border: 1px solid #999;"><img class="alignleft size-full wp-image-4374" style="margin-right: 8px; border: 1px solid #fcfcfc;" title="sufox" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/sufox.png" alt="" width="79" height="99" /> <strong>Su Fox</strong><br /> Terapista di massaggio e di craniosacrale, psicoterapista e supervisore a Londra, è inoltre assessore del Massage Training Institute. E’ co-autrice con Daien Pritchard, del libro “Anatomy, Physiology and Pathology for the Massage Therapist”, e autrice di “Pratical Pathology for Massage”, entrambi pubblicati da Corpus Publishing Limited, autrice di “Relating to Clients: The Therapeutic Relationship for Complementary Therapists”, Jessica Kingsley Publishers, 2007, tradotto in italiano con il titolo<a href="http://www.craniosacrale.it/wp/?p=3157"> </a><strong><em><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/?p=3157">“La relazione terapeutica con il cliente”</a>,</em></strong> Somaticaedizioni, 2010.</div>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/?p=3157"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4375" title="Immagine11" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/copertina-su-fox.jpg" alt="" width="142" height="172" /></a></p>
</div>
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		<title>Allattamento al seno e legame madre-neonato</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 09:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza e nascita]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Favorire la buona riuscita dell&#8217;allattamento al seno e del legame tra madre e neonato 
Introduzione all&#8217;articolo: Birth Attachment
di Rayomnd F. Castellino, DC, RCST
Direttore clinico, &#8220;Building and Enhancing, Bonding and Attachment&#8221; (BEBA)
Giugno 2004, Santa Barbara, California
Riassunto
Lo scopo di questo articolo è quello di presentare nuove modalità per instaurare l’allattamento al seno e per sostenere i bisogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Favorire la buona riuscita dell&#8217;allattamento al seno e del legame tra madre e neonato </strong></p>
<p>Introduzione all&#8217;articolo: Birth Attachment</p>
<p>di Rayomnd F. Castellino, DC, RCST</p>
<p><em>Direttore clinico, &#8220;Building and Enhancing, Bonding and Attachment&#8221; (BEBA)<br />
Giugno 2004, Santa Barbara, California</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riassunto</strong><br />
Lo scopo di questo articolo è quello di presentare nuove modalità per instaurare l’allattamento al seno e per sostenere i bisogni del neonato di stabilire un legame. L’articolo espone il modo in cui abbiamo scoperto l’abilità innata dei neonati di farsi strada verso il seno, quando vengono posti sull’addome della madre nell’immediato periodo post-parto. Gli esempi clinici che includiamo provengono da esperienze relative a parti in casa ed all’avvio, per la prima volta, dell’allattamento al seno con un neonato di 6 settimane. Vengono presentate le abilità dell’operatore per facilitare questo processo. Queste abilità di base sono volte all’aiutare gli operatori a sviluppare la loro capacità di centrarsi e di auto-regolarsi, di avere una consapevolezza a livello somatico di loro stessi e del cliente, di essere in grado di seguire cadenza, tempo e i ritmi estremamente lenti di sintonizzazione (armonizzazione) che favoriscono un funzionamento ottimale del sistema nervoso autonomo. Tali abilità vanno oltre la formazione tradizionale degli assistenti alla nascita, inclusi doule (La parola viene dal Greco e significa, letteralmente, &#8220;colei che serve la donna&#8221;. In quasi tutte le culture, attraverso i secoli, durante il parto le donne sono state circondate e assistite da altre donne: non solo ostetriche, ma anche parenti, amiche o persone esperte di parto, in grado di assicurare conforto emotivo e sostegno. Potrebbe essere tradotto con “educatrice prenatale”. N.d.t.), ostetriche, specialisti dell’allattamento, infermieri e medici. Gli operatori che si occupano di nascita sono incoraggiati ad esplorare la loro personale storia prenatale e perinatale ed a sviluppare un senso coerente di tale esperienza.<br />
La ricerca clinica originale per questo articolo è stata condotta nella clinica di ricerca no-profit BEBA, Building and Enhancing Bonding and Attachment.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal sito <a href="http://www.essereuno.com">www.essereuno.com</a> Traduzione a cura di Laura Di Lernia</p>
<p><a href="http://www.essereuno.com/castellino.html" target="_blank"></a><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/castellino-italiano-1.pdf">Leggi l&#8217;articolo completo in formato pdf </a></p>
<p><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/?p=3341">Vai alla pagina del corso<em><strong> &#8220;Training prenatale e accompagnamento alla nascita&#8221; </strong></em></a></p>
<p>Con Ray Castellino DC, RCST, RPP &#8211; <strong>1-5 Giugno 2011 &#8211; </strong>Hotel Villa del Cardinale – Norma (Lt)</p>
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		<title>Tansu e Terapia Craniosacrale Biodinamica</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 11:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Due pratiche complementari di ascolto profondo


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di Ateeka

La condivisione nel Tansu è un tentativo “multi-linguistico”, in cui il nostro stile comunicativo attraversa la gamma che va dal linguaggio verbale alla sottile percezione del silenzioso fluire interno. Sebbene la pratica del Tansu non si prefigge obiettivi o punti di arrivo, in modo da approfondire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Due pratiche complementari di ascolto profondo</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><br /></strong></em></p>
<div>
<div style="float: right;"><a style="text-decoration: none;" href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/pdf/ateeka.pdf">scarica articolo in PDF</a></div>
<p><em>di Ateeka</em></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><span class="Dropcap1">L</span>a condivisione nel Tansu è un tentativo “multi-linguistico”, in cui il nostro stile comunicativo attraversa la gamma che va dal linguaggio verbale alla sottile percezione del silenzioso fluire interno. Sebbene la pratica del Tansu non si prefigge obiettivi o punti di arrivo, in modo da approfondire l’empatia, possiamo anche ingaggiare un “dialogo con” il nostro partner, piuttosto che imporgli il monologo del nostro “fare”.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Quando ascoltiamo profondamente, con tutto il nostro essere, percepiamo che l’altro è un intelligente essere fluido e vibrante, che si manifesta in una “confezione” davvero unica. </strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Il “dialogo somatico” è uno scambio continuo d’informazioni tra i movimenti fluidi interni del corpo e le esplorazioni che si manifestano all’esterno, uno scambio di guarigione tra operatore e ricevente.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Quando condividiamo una sessione di Tansu, spesso teniamo il nostro partner tra le braccia, con un leggero contatto con l’occipite e il sacro tramite le nostre gambe, gli avambracci o le mani. Il contenimento nella “<em><strong>culla</strong></em>” del Tansu supporta l’approfondimento della consapevolezza dei movimenti reali o archetipici nel fluido/acqua in cui siamo avvolti.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Come operatori, impariamo a percepire il corpo della persona che stiamo tenendo tra le braccia come un processo organico e simile alle onde, piuttosto che una struttura oggettiva fissa con una limitata e prevedibile anatomia. Anche il ricevente può accedere a un nuovo livello di percezione sensibile del proprio sistema corporeo, omni-direzionale, resiliente e adattabile. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Imparare ad accedere a questo livello più profondo del nostro corpo interno potenzia la consapevolezza, man mano che il ricevente si apre alle eterne potenzialità della salute che sempre pulsa, in un continuo fluire sottostante alle modalità abituali.<br /> I due punti del sacro e dell’occipite diventano il compasso iniziale che orienta il nostro ascolto e in seguito le nostre azioni nella pratica del Tansu. Tra i due punti scorre l’eterna possibilità senza fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella prima posizione del Tansu (la culla)</strong> la parte posteriore del corpo del nostro partner viene contenuta in un leggero abbraccio che richiama il motivo dell’embrione nell’utero. Entro il supporto integrato della culla è come se si ritornasse allo <em><strong>stato embrionale</strong></em>, uno stato di innovazione e di nuove possibilità.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>All’inizio l’embrione fluttua nel bagno cosmico dell’utero e le cellule sono per la maggior parte indifferenziate. Le cellule indifferenziate hanno l’ampia possibilità di diventare “ciò di cui ha bisogno il corpo” in quel momento della sua crescita. Le cellule indifferenziate possono diventare le cellule del cervello, del cuore o del fegato… e così via. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel tempo, molte delle nostre cellule si allontanano da questa adattabilità espansa e assumono ruoli differenziati.<br /> <em><strong>Nella culla del Tansu, sperimentiamo noi stessi fuori da questi pattern prevedibili e utilitaristici (sia fisicamente che mentalmente) ed entriamo in un profondo rigenerativo stato di pienezza.</strong></em> Riacquisiamo molto del nostro potenziale adattivo, quando nuove informazioni che provengono da una ampia gamma di sorgenti vibratorie, prima non percepibili, tornano a re-informare l’intero bio-sistema di nuove possibilità. In un certo senso noi attiviamo ancora e ancora il “potenziale indifferenziato” del nostro bio-sistema.<br /> Il confort e la vicinanza della culla genera una risposta parasimpatetica del sistema nervoso, che a sua volta evoca sensazioni di fiducia e dà al ricevente la possibilità di abbandonarsi al mistero guaritore del fluire.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em><strong>comunicazione non-verbale</strong></em> coltivata nello scambio del Tansu tra i partner è vasta e ampia e ha il potenziale di andare oltre il “ruolo” dell’identità personale.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Gli operatori craniosacrali biodinamici hanno riscontrato che il contenimento della culla del Tansu, unito ad un contatto sensibile, evoca una naturale consapevolezza della respirazione primaria, così come il profondo potenziale per uno still point. Nel Tansu esiste il potenziale per sperimentare la quiete (stillness) che trascende la nostra prevedibile dimensione spazio-temporale. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa quiete (stillness), riferita nel Craniosacrale Biodinamico come “Marea Lunga”, è un profondo nutrimento per l’intero bio-sistema. In questo stato, il bio-sistema “ri-organizza” se stesso non solo ai fini di un funzionamento ottimale e altamente efficiente, ma anche per la fioritura del piacere. E’ questo vasto piacere, pieno di pace, dell’esperienza della “Marea Lunga” che amplifica il suo potenziale nutritivo. In questo stato di fiducia, i vecchi pattern possono essere rilasciati e il biosistema si ri-orienta verso la sua naturale inclinazione all’interezza e alla salute.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Nella pratica sensibile del Tansu e della terapia Craniosacrale Biodinamica abbiamo la possibilità di conoscere le sfumature del linguaggio non parlato del corpo e del cuore. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il linguaggio del corpo, nelle sue pulsazioni e onde fluide, è sia primordiale che cosmico. E’ antico ed è il futuro. Ci fa atterrare nel “Qui ed Ora”. In modo simile alla terapia Craniosacrale Biodinamica, la nostra abilità di ascoltare profondamente e di essere semplicemente con le vocazioni del nostro corpo fluido, ci permette di comunicare più profondamente con il partner, e di conseguenza con la stessa vita nella sua interezza.<br /> <em><strong>Il linguaggio del cuore è quello della coerenza.</strong></em> E’ accessibile quando siamo in grado di lasciar andare le nostre idee di giusto e sbagliato, di scioglierci nella percezione sentita dell’essere semplicemente con qualcun altro. E’ empatetico. E’ la nostra prima lingua. Non possiamo “imparare” questa lingua del cuore, poiché è già dentro di noi; possiamo semplicemente ricordare il suo tono morbido, naturale e di vera guarigione. Il semplice atto di essere con un’altra persona nello scambio del Tansu ci aiuta a richiamare questa lingua universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spirito e la sorgente del Tansu è per lo più questa. La “direzione” del movimento che seguiamo si origina all’interno del movimento (spesso fluido) dell’utero che stiamo tenendo tra le braccia. Rallentiamo, respiriamo, rimaniamo fermi, ascoltiamo e perdiamo ogni aspettativa, in modo da sentire realmente il nostro partner nella sua umanità. Ed è solo allora che possiamo veramente seguire il movimento che emerge. Il movimento ininterrotto che segue è nato dalla risonanza di due persone coinvolte nello scambio. Seguire il movimento interno è un “dialogo somatico” del non-fare in presenza del non-sapere. E’ in questo fluire naturale che a due bio-intelligenze (sia quella dell’operatore che del ricevente) viene dato lo spazio per esprimersi, laddove si sa esattamente cosa “fare”, esattamente come orientarsi alla salute inerente, senza nessuna istruzione dell’ospite. In ultimo, il percorso del Tansu è quello della naturalezza e semplicità. Ognuno può sperimentarlo e godere del suo piacere. I movimenti della vita stanno accadendo al nostro interno in ogni momento, a prescindere del fatto che li notiamo o meno. I nostri corpi e i nostri cuori sono coinvolti in un processo di percezione del mondo che sta evolvendo intorno a noi, il mondo fluido al nostro interno che sta rispondendo in ogni momento. Quando percepiamo il fluire interno, prendiamo un maggior contatto con la nostra umanità e con quella degli altri. Possiamo percepire che oltre le personalità, le differenze di opinione e le sovrastrutture culturali, noi siamo prima di tutto esseri umani. Condividiamo un’eredità antica, una comunanza sacra e la grande speranza di una futura unità. Il flusso arriva dalla sorgente. Non siamo mai separati dalla sorgente. La condivisione del Tansu è una via, una di quelle molto piacevoli, per conoscere più intimamente la nostra connessione e il nostro potenziale futuro.</p>
<div style="float: right; background: #c00; margin: 1px 1px 0 5px;"><a style="text-decoration: none; padding: 5px; line-height: 3em; color: #fff;" href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/pdf/ateeka.pdf">Scarica articolo in PDF</a></div>
<div style="background: #900; padding: 8px 12px; color: #fff; font-family: arial; text-align: justify; margin-bottom: 20px; line-height: 1.5em; font-size: 90%; border: 1px solid #999;"><img class="alignleft size-full wp-image-4410" style="margin-left: 0px; margin-right: 8px; border: 1px solid #fcfcfc;" title="ateekasmileSMALL" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/ateekasmileSMALL.jpg" alt="" width="96" height="112" /><strong>Ateeka</strong> è insegnante di yoga e fondatrice del metodo basato sul corpo fluido “Systemic Yoga and Tansu practioner”. Recentemente è diventata co-autrice di alcuni libri dedicati al Tansu: “A Yoga of the heart” e “Watsu Tansu Explore Flow”, scritti in collaborazione con Harold Dull e Fabrizio delle Piane. Nata in America e nomade di spirito, Ateeka vive in Sardegna e viaggia per il mondo per condividere la sua visione ed esperienza dello yoga, del tansu, del movimento, della respirazione e della meditazione. Collabora con l’Istituto Terapie CranioSacrali e con la cooperativa Somatica.</div>
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		<title>Un punto di vista sulla Terapia Craniosacrale</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 11:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Craniosacrale e...]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Silvio Mottarella e Laura Di Lernia
www.hakusha-brescia.it , www.essereuno.com
Hai compreso veramente una cosa solo quando sei in grado di spiegarla a tua nonna.

Lo diceva il grande Albert Einstein.
I casi sono due: o la nonna è troppo “svampita” oppure si è perso qualche fondamentale dettaglio.
Ripartiamo daccapo.
Fine ottocento, primi del novecento. Il dott. Sutherland, un osteopata americano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di Silvio Mottarella e Laura Di Lernia<br />
<a href="http://www.hakusha-brescia.it">www.hakusha-brescia.it</a> , <a href="http://www.essereuno.com">www.essereuno.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai compreso veramente una cosa solo quando sei in grado di spiegarla a tua nonna.<br />
</strong><br />
Lo diceva il grande Albert Einstein.<br />
I casi sono due: o la nonna è troppo “svampita” oppure si è perso qualche fondamentale dettaglio.<br />
Ripartiamo daccapo.<br />
Fine ottocento, primi del novecento. Il dott. Sutherland, un osteopata americano fa una scoperta sensazionale: le ossa del cranio si “articolano” tra di loro per tutto il corso della vita. Fino ad allora si riteneva che nei primi anni di vita le ossa della testa si calcificassero creando un contenitore rigidamente fissato. E’ una scoperta che può sembrare banale ai nostri giorni – per altro non ancora completamente accettata da tutti &#8211; ma che ha stravolto un paradigma culturale con un effetto a cascata su molti aspetti della vita. E’ stato l’inizio dell’agonia della visione meccanicistica dell’uomo (il decesso, purtroppo, non è ancora avvenuto) che considera l’uomo come somma di parti in una visione piramidale con una gerarchia funzionale. Sutherland invece segna l’inizio di una visione sistemica dell’uomo come organismo, come struttura orizzontale o insieme funzionale in cui tutte le parti, ivi compresi gli aspetti psichici, emozionali, spirituali ecc. sono interconnesse, in stretta relazione funzionale e dove ogni parte rivela tutto l’insieme. Un po’ come quando Galileo disse che la terra era rotonda segnando la fine della visione antropocentrica dell’universo. Senza farne un paragone, Sutherland ha contribuito a segnare una tappa importante della fine della visione cartesiana dell’uomo, processo ora sostenuto anche dall’avvento delle nuove neuroscienze che sostengono, per esempio, che sono i sentimenti la base della ragione (Antonio Damasio: L’errore di Cartesio).<br />
Qualcosa del genere era già stato detto in India duemilacinquecento anni prima dal Buddha ma i termini del discorso erano forse troppo esoterici o esageratamente in anticipo sui tempi, almeno per noi occidentali. Ora il mondo della craniosacrale fa profondi riferimenti alla filosofia buddista e alla visione sistemica dell’universo, evolvendo la visione dell’uomo forse col rischio di teorizzarlo ed indottrinarlo eccessivamente &#8211; riducendo di conseguenza la portata dell’insegnamento del Buddha.<br />
L’immagine che ne sortisce è di un “uomo tensegrito” (La parola inglese «Tensigrity» è stata inventata<br />
dall’archittetto Fuller nel 1955; risulta dalla contrazione delle parole «tensile» ed « integrity » e caratterizza la «facoltà di un sistema a stabilizzarsi meccanicamente col gioco di forze di tensione e di decompressione che si ripartiscono e si equilibrano») ovvero interconnesso col tutto. A partire dalla nuova visione della cellula, interconnessa in tutte le sue parti e con tutte le altre cellule, si crea una rete che coinvolge tutti i sistemi del corpo e oltre, fino ai limiti dell’universo. L’uomo è una goccia del mare. Ma forse, per via della nonna, è meglio per ora se ci occupiamo solo della goccia, mettendo da parte il mare. Capito il semplice, diventa possibile anche comprendere il complesso.<br />
Da osteopata Sutherland, il nostro pioniere, aveva sviluppato una qualità di tocco, di ascolto e di auto- ascolto molto raffinate; queste qualità gli hanno permesso di “scoprire” le importanti relazioni esistenti tra i sistemi e gli aspetti dell’umano. Sicuramente aveva anche una profonda “conoscenza“ anatomica e funzionale del corpo, mettiamo le virgolette perché quello che lui stava facendo era proprio rimettere in discussione ciò che fino ad allora era considerata conoscenza. Sembra che lui si riferisse molto alle sue sensazioni e intuizioni e che ponesse molta fiducia in queste, ossia che lui imparasse esperienzialmente<br />
da dentro; insomma, che imparasse a conoscere il corpo dal corpo, la vita dalla vita; esperienza dopo esperienza, giorno dopo giorno. Semplicemente da testimone, senza nulla inventare. Solo osservando ed ascoltando profondamente, senza giudizio. Invece di bere direttamente tutte le “verità” sottoforma di dogmi, lui costruiva esperienze che informavano il cognitivo da dentro, direttamente dal corpo. La pratica e il continuo affinamento dell’ascolto attento, profondo e neutrale, gli hanno permesso, partendo dalle ossa, di accedere strato per strato ai sistemi più interni e profondi dell’organismo. Dall’ascolto delle ossa trovò la porta d’accesso per le membrane interne al cranio, quelle che sono poi state definite membrana a tensione reciproca: falce e tentorio. Poi scoprì di poter ascoltare il tessuto neurale percependo il movimento che lo fa arrotolare e srotolare attorno ai ventricoli. Intuì che vi era una forza al di sotto di queste strutture a provocare e guidare i movimenti. Scoprì così la fluttuazione del liquido cerebrospinale che riconobbe come l’origine del movimento delle strutture. Alla fine del percorso e anche della sua esperienza terrena, osservò che c’è una capacità di guarigione intrinseca al sistema più efficace del terapista; orientò il suo lavoro all’ascolto della marea e della potenza che la anima considerando la delicatezza la chiave per percepire la leggerezza dei fluidi.<br />
Non si trattava più di andare a verificare la funzionalità del corpo partendo da una convinzione, o di indurre una parte di esso a fare una determinato movimento (com’era stato fino ad allora l’approccio biomeccanico), si trattava invece di acquisire una capacità di ascolto mediato dalla qualità del tocco, assolutamente neutrale e al contempo in presenza totale, per permettere al corpo di esprimersi, di mostrarsi, di raccontarsi. Essere “semplicemente” – proprio qui sta la vera abilità – testimoni neutrali ma consapevoli del processo in corso.<br />
Un po’ come quando da piccoli si gioca così completamente immedesimati nel ruolo scelto che sembra tutto reale; anzi, in quel momento lo è; è come se tra il cielo e la terra ci fosse solo questo. In realtà qualcuno c’è e per quanto, occupandosi delle sue faccende ci osservi attentamente, la sua presenza è così discreta e rispettosa del nostro spazio da permetterci di essere quello che stiamo facendo, senza pudori, senza vergogne o giudizi, autentici. Poi basta che ci chiedano cosa stiamo facendo, che ci facciano sentire osservati e …. la magia finisce. E così è l’ascolto craniosacrale. Se dai al cliente, attraverso il contatto col suo corpo, la sensazione di essere indagato o anche semplicemente osservato troppo da vicino, se gli stai troppo addosso il corpo diventa silente e muto; si ritira.<br />
Con l’esperienza e la pratica si è potuto osservare che l’essenza della guarigione sta proprio nella capacità di creare uno spazio neutro ma sicuro, che permetta al corpo di raccontarsi e, così facendo, di riorganizzarsi, liberandosi degli schemi di inerzie per esprimere nuovamente il principio di salute originario. L’approccio craniosacrale si è così caratterizzato per il tocco lieve e neutrale che permette di sintonizzarsi con i delicati movimenti dei fluidi e delle strutture più interne e “sottili” del corpo. E’ un non fare, un non agire, o per meglio dire, un andare oltre l’azione intesa come gesto meccanico. Il non fare che diventa la sintesi e l’essenza del saper fare.<br />
L’acquisizione di queste competenze è un processo che prevede come primo passo un lavoro su se stessi. Noi riconosciamo solo quello che il nostro corpo conosce; conoscendoci in modo sempre più dettagliato, saremo in grado di percepire i movimenti e i messaggi sottili che il corpo del cliente comunica. Imparare a creare congruenza tra l’intenzione, compresa la neutralità e la qualità del gesto, è frutto di un processo continuo di apprendimento e ripetizione e richiede la compartecipazione di tutto il nostro essere. Si impara che ogni struttura corporea ha una sua qualità e necessita di una specifica qualità di tocco e di presenza. E’ artigianalità, intesa come il saper fare con arte, il fondamento che ci permette di accedere alla capacità di ascolto e di dialogo col sistema fluido del corpo. Così facendo impariamo col corpo, in modo esperienziale. Questo ci permette di conoscere le strutture e le funzioni sulle quali portiamo l’ascolto e a rendere la nostra presenza sempre più dettagliata e consapevole.<br />
“Non potendo più immaginare, l’uomo moderno confronta. Confronta la sua sorte con quella degli altri, e non è soddisfatto” &#8211; afferma Henri Laborit.<br />
il dr. Sutherland ha avuto coraggio, il coraggio di immaginare, e dobbiamo essergli grati, perché è grazie agli uomini che hanno il coraggio di cambiare (ancora Laborit) che facciamo altro dall’affilare utensili di selce abitando ancora nelle caverne.<br />
Continuiamo ad immaginare quindi, ci fa bene, questo la nonna lo sa … senza bisogno di spiegarglielo!</p>
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		<title>Intervista a Ray Castellino</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 12:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[(Intervista  tratta  dalla rivista &#8220;Cranial Wave&#8220;, primavera 2010 pubblicata dalla Biodynamic Craniosacral Association of North America)

“I pionieri che hanno integrato la terapia biodinamica craniosacrale con la terapia pre-natale e perinatale”
di Kate White, RCST
&#8230;Quando cominciai a studiare Terapia della Polarità, craniosacrale e chiropratica – dagli anni settanta agli anni ottanta – lavoravo come operatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(Intervista  tratta  dalla rivista &#8220;<em>Cranial Wave</em>&#8220;, primavera 2010 pubblicata dalla Biodynamic Craniosacral Association of North America)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>“I pionieri che hanno integrato la terapia biodinamica craniosacrale con la terapia pre-natale e perinatale”</strong></em><br />
di Kate White, RCST</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;Quando cominciai a studiare Terapia della Polarità, craniosacrale e chiropratica – dagli anni settanta agli anni ottanta – lavoravo come operatore unico con singoli clienti. Quando arrivavano i bambini piccoli, venivano sempre con qualcun altro, di solito le mamme. Non mi sembrava giusto trattare il neonato o il bambino come un paziente o un cliente. Se facevo qualcosa di utile per il neonato o per il bambino, volevo che anche le persone che lo accompagnavano fossero capaci di farlo con loro. Questo mi portò a ripensare il modo in cui lavoravo. Quello che diventò più importante per me, più di quello che facevo con i neonati e i bambini, erano le relazioni che loro avevano con madri, padri, fratelli, sorelle e gli altri caregiver (le persone che si prendono cura di loro).</p>
<p style="text-align: center;">Diventava sempre più chiaro che <em><strong>una crescita sana del bambino dipendeva dalla qualità delle relazioni con le persone che si occupavano di lui, come pure dalla qualità delle relazioni che le persone che si occupavano di lui avevano fra di loro.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, negli anni ‘90, è stato provato scientificamente che il sistema nervoso del neonato, la sua fisiologia e la sua crescita dipendono dalla qualità dell’energia di queste sue relazioni primarie.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Sono queste relazioni che organizzano il corpo del bambino relativamente a come egli funzionerà nel futuro dal punto di vista fisiologico e psicologico – non solo durante la crescita, ma anche da adulto.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il mio lavoro si focalizzò sull’energia e le relazioni nella famiglia, non più sul singolo cliente e su me come operatore. Se qualcuno oggi mi chiede: “Lavori con i bambini?” rispondo “No, porto attenzione alle relazioni.”</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Porto attenzione alla qualità dell’energia nelle relazioni. Mi oriento alla mia linea mediana e mi ancoro nella marea lunga. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La differenza cruciale tra quello che faccio io e la craniopatia tradizionale, o la Terapia Craniosacrale Biodinamica, è che io mi focalizzo sulle relazioni tra i membri della famiglia e seguo le tracce del sistema fluido della famiglia, come pure ciò che sta accadendo in un singolo individuo. Questo è un approccio ad un sistema nervoso “sociale” o “familiare”. In questo contesto si crea lo spazio perché i bambini possano mostrare la loro storia e guarire nella relazione con le persone che li crescono e si prendono cura di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho anche sviluppato un modo per fare questo lavoro con un piccolo gruppi di adulti, in quelli che chiamo “Womb Surround Process Workshops” (letteralmente: seminari dedicati al processo dell’ambiente uterino). Questi workshop prevedono sette partecipanti adulti e durano quattro giorni. Ogni partecipante riceve a turno una sessione di due o tre ore, mentre gli altri partecipanti lo circondano. Le sessioni sono molto potenti e spesso sono esperienze che aiutano a guarire ferite precoci, sia nella persona di turno sia in coloro che la circondano.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Questi workshop richiedono al facilitatore di utilizzare tutte le abilità di base del craniosacrale, eccetto per una differenza: le abilità sono applicate alle relazioni sociali tra i membri del gruppo. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Perciò ci vogliono le stesse abilità sia per facilitare famiglie con neonati e bambini, sia per facilitare un “Womb Surround”, o un piccolo gruppo di adulti.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Queste abilità si basano sul portare attenzione alla salute nel sistema familiare o nel womb surround, e all’energia vitale e alla potenza nel sistema familiare o nel gruppo. Noi lo facciamo come operatori di craniosacrale, sedendo nella nostra linea mediana, praticando il ritorno alla linea mediana e dando attenzione alle maree fluide, specialmente ai ritmi della più lenta marea lunga e della marea media</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripeto, queste abilità sono applicate al sistema nervoso sociale di famiglie e di piccoli gruppi. Questa pratica sembra avere l’effetto fondamentale di sostenere i nostri clienti a guardare il mondo dalla prospettiva delle loro linee mediane e di muoversi nei tempi che permettono ai membri della famiglia e ai partecipanti del gruppo di integrare le esperienze che stanno avendo in tempo reale. Il risultato che ne deriva è la tendenza a costruire risonanze armoniche di guarigione nelle famiglie e nei piccoli gruppi. Durante i workshop di “Womb Surround” con gli adulti e nel lavoro con le famiglie, i partecipanti imparano a funzionare all’interno di un campo di risonanza. Sembra che in questo modo ogni membro venga incoraggiato in modo naturale a riavvicinarsi alla salute del loro sistema familiare o del loro gruppo sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è Craniopatia Biodinamica classica e Terapia della Polarità che, rispettivamente, vengono direttamente dal dott. Sutherland e da Randolph Stone. Stai seduto con l’attenzione rivolta alla salute nel sistema. La differenza qui è che l’osteopatia e i principi della Polarità sono applicati ai piccoli gruppi e alle famiglie.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>E’ centrale nel mio lavoro stare seduto con l’attenzione alla mia linea mediana e rivolgermi alla salute nei campi di risonanza dei piccoli gruppi o delle relazioni nei sistemi familiari.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Applico questo principio portando attenzione alla salute nell’energia delle relazioni tra le persone. Questo è così importante per i bambini piccoli perché</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>il modo in cui noi siamo con i bambini influenza direttamente il modo in cui loro cresceranno e funzioneranno, adesso e nel futuro. </strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Come operatori, stare nella nostra linea mediana mentre sosteniamo la relazione del bambino con la madre e gli altri caregiver, influenza direttamente il bambino a crescere e a “funzionare” dalla sua stessa linea mediana e in relazione con i suoi cari. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ricordate che il bambino nell’utero (prima di nascere) e il neonato crescono e funzionano durante un periodo di tempo in cui sono dipendenti dalla relazione con i propri caregiver.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Se il genitore, il caregiver o il facilitatore del gruppo familiare, sono nella propria linea mediana, attenti al Respiro della Vita, con un sistema nervoso che si auto-regola, connessi nella propria relazione con il bambino e con gli altri, il bambino impara ad essere in quel modo e a fare quelle cose. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa non è un’affermazione da poco! E’ un principio primario. Quando il sistema di un neonato è capace di organizzarsi e crescere in questa relazione con questo tipo di campo, man mano che crescerà e diventerà un bambino, un adolescente e infine un adulto, avrà pieno accesso al suo pieno potenziale umano. Lo abbiamo visto accadere con quei bambini, adesso adolescenti, con cui abbiamo lavorato nei primi anni del BEBA&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini, come gli adulti, dimostrano <em><strong>intenzionalità</strong></em>. L’intenzionalità nei bambini implica tutta una discussione che ci prenderebbe troppo tempo ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo solo che</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>nel profondo di ognuno di noi, non importa che età abbiamo, c’è la saggezza per cercare livelli di salute sempre più alti.</strong></em> <em><strong>Tenendo la presenza nei modi che ho appena descritto, si fa appello alla saggezza profonda, innata nel bambino o nell’adulto, e le si dà sostegno. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Fare attenzione all’intenzionalità è un altro contributo che ho dato al movimento pre-natale e perinatale. Invece di cercare di riportare alla luce ricordi precoci usando dei mezzi esterni come il respiro continuo o mettendo la persona in una posizione che evoca memorie originarie, lavoro prima di tutto costruendo una <em><strong>baseline</strong></em>. Ho usato di proposito una parola chiave osteopatica qui, la parola baseline.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Per me la baseline costituisce il punto di partenza della sessione ed è strettamente associata con la salute che emana dal Respiro della Vita. Se stabiliamo l’intenzione della persona per la sessione, l’intenzione diventa parte della baseline. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso i clienti portano a termine una sessione che ci è sembrata essere così spettacolare, ma alla fine, a meno che non abbiamo un modo di misurare da dove siamo partiti, non avremo modo di sapere quanto di fatto è stato compiuto. Se abbiamo una chiara intenzione all’inizio della sessione, diventa possibile controllare alla fine della sessione ed avere una percezione chiara di quanta parte dell’intenzione è stata completata. Questo poi contribuisce a formulare i passi successivi per quel cliente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Domanda dell&#8217;intervistatrice) Quello che cerco di dare alla comunità craniale con questo scritto è un senso di dove siamo. Che cosa diresti ad un nuovo operatore craniosacrale una volta che si assesta nel campo?</em><br />
Ottima domanda. Prima di tutto, per fare il miglior lavoro che uno può fare, ha bisogno di conoscere la propria storia. Con questo voglio dire <em><strong>ricavare un senso coerente dalla propria storia ed avere un certo livello di integrazione somatica rispetto alla propria storia</strong></em>. Come terapisti orientati al corpo, lavorare con gli altri sicuramente attiva le nostre ferite e la nostra storia traumatica precoce. Per fare questo lavoro, sviluppiamo l’abilità di essere presenti e avere consapevolezza delle sensazioni nel nostro corpo, di quelle sottili, e di quelle a volte non tanto sottili. Sappiamo che la mente, le emozioni e il corpo, funzionano e lavorano insieme. Questo è un processo somatico e psicologico. I due livelli sono inseparabili. Ognuno di noi ha bisogno di un solido supporto e di un’attenta riflessione; abbiamo bisogno di un training serio e affidabile e di supervisione. Oltre a ciò</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>il nostro lavoro ci richiede  di avere una certa conoscenza della nostra storia di modo che quando si manifesta, siamo in grado di differenziare quello viene attivato in noi da quello che sta succedendo nel cliente.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Vuol dire che dobbiamo avere le abilità che ci permettono di distinguere tra il presente e il passato. Ed anche quelle di saper trasformare la nostra attivazione e il nostro controtransfert, in comportamenti terapeutici utili, che facciano bene non solo al cliente ma anche a noi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">(tratto dall&#8217;articolo &#8220;Intervista a Ray Castellino&#8221;<a href="http://www.craniosacrale.it/wp/?p=4003"> Rivista Craniosacrale.it n. 1/2011</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/03/articolocastellino.pdf">Scarica articolo completo in pdf</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Effetti della Terapia Craniosacrale Biodinamica</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 09:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze di trattamento]]></category>
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		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Effetti Intenzionali a breve termine della Terapia Craniosacrale  Biodinamica sui Valori di VO2max e Frequenza Cardiaca di Recupero in  Soggetti non in Beta Bloccanti: uno Studio Pilota
Massimo Armeni, Fabio Fabiani, Rosario D’Onofrio
(tratto dal sito www.neuroscienze.net)
Obiettivo: esaminare gli effetti a breve termine di  un ciclo di trattamenti craniosacrali biodinamici sulla  emodinamica/ventilazione dell’esercizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Effetti Intenzionali a breve termine della Terapia Craniosacrale  Biodinamica sui Valori di VO2max e Frequenza Cardiaca di Recupero in  Soggetti non in Beta Bloccanti: uno Studio Pilota</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Armeni, Fabio Fabiani, Rosario D’Onofrio</p>
<p style="text-align: justify;">(tratto dal sito <a href="http://www.neuroscienze.net/?p=1826">www.neuroscienze.net</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Obiettivo: </strong>esaminare gli effetti a breve termine di  un ciclo di trattamenti craniosacrali biodinamici sulla  emodinamica/ventilazione dell’esercizio durante l’esecuzione del  Rockport Fitness Walking Test (RFWT) in soggetti rientranti nei criteri  di inclusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Metodi: </strong>questo studio consisteva in una analisi di soggetti inclusi (<em>N </em>=  9), 4 femmine e 5 maschi, trattati craniosacralmente in un ciclo  composto da 3 trattamenti e successivamente sottoposti ad un RFWT per  evidenziare eventuali cambiamenti post-trattamento. Il gruppo di  controllo (<em>N </em>= 6) di cui 3 maschi e 3 femmine, trattati a <a href="http://www.neuroscienze.net/?page_id=101">placebo</a>.  Ai soggetti furono prese le misurazioni prima del trattamento a riposo e  durante l’esecuzione del RFWT. Le analisi statistiche sono state  effettuate con software Excel 2003 e software XLSTAT 2008. Si è scelto  di fissare la significatività statistica a P ≤ 0.05 per i tests dopo  trattamento e sotto sforzo. Per incrementare la potenza dell’analisi, la  significatività statistica nulla è stata fissata a P ≥ 0.1.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Risultati: </strong>è stato evidenziato un cambiamento  statisticamente significativo nel parametro del VO2max (P = 0.04); il  parametro di HRRec è risultato pressoché invariato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni: </strong>il trattamento craniosacrale  biodinamico sembra influenzare in maniera diretta esclusivamente il  parametro della VO2max (P = 0.952). Per quanto riguarda altri indici,  non è stata dimostrata nessuna variazione significativa (P ≥ 0.1). Altri  studi si rendono necessari per evidenziare la relazione tra la Terapia  Craniosacrale Biodinamica ed eventuali influenze che questa ha sul  sistema cardiopolmonare durante un RFWT submassimale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/03/articoloarmeni.pdf">scarica articolo completo in pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Salute, benessere e bellezza</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 09:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maderu Pincione

“La bellezza salverà il mondo”
Fëdor Dostoevskij
Lo scorso giugno si è svolto a Roma il secondo Congresso Nazionale di Medicina Osteopatica il cui tema era “L’incontro tra Medicina e Osteopatia, verso una Medicina Sistemica”. In quella occasione ho avuto il piacere e l’onore di presentare Viola Frymann, che nel suo intervento tra le altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di Maderu Pincione</p>
<p style="text-align: right;">
<p><em>“La bellezza salverà il mondo”</em><br />
Fëdor Dostoevskij</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso giugno si è svolto a Roma il secondo Congresso Nazionale di Medicina Osteopatica il cui tema era “L’incontro tra Medicina e Osteopatia, verso una Medicina Sistemica”. In quella occasione ho avuto il piacere e l’onore di presentare Viola Frymann, che nel suo intervento tra le altre cose ha detto: “Dobbiamo riconoscere la innata capacità intrinseca che ognuno ha nella sua totalità, che permette di superare la malattia e di mantenere la salute, e dobbiamo insegnare ai medici a cooperare con questa potenza terapeutica in tutti i loro programmi di trattamento”.<br />
Sono rimasto colpito da questa affermazione che ha continuato a risuonare dentro di me in quei tre giorni del congresso, facendomi riflettere sul senso che viene attribuito alla cura e alla Salute. Mi si presentava continuamente un’immagine di tre grandi porte, diversi accessi verso tre regni: sulla prima porta c’era scritto “medicina ufficiale”, sul secondo ingresso c’era la targhetta del “centro benessere” e sul terzo c’era una frase a me cara: “master of yourself”, sii maestro di te stesso.<br />
La clinica, l’ospedale, il trattamento medico, è considerato il primo ambito di cura della salute o meglio della malattia, spero sempre di non averne mai bisogno, ma evidentemente è necessario. Qui io sono l’oggetto della cura e come scrive Su Fox nell’articolo “Cranial Connections” proposto in questo numero: “Il riduzionismo e il rapporto di causa-effetto, insieme al dualismo e al meccanicismo, sono i concetti che puntellano il nostro modello biomedico tradizionale. All’interno di questo modello, la persona è vista solamente come un organismo biologico, e i pensieri, le emozioni e i significati del corpo, o la sua sintomatologia, non hanno alcun posto.”<br />
Poi c’è il centro benessere (ambito in cui letteralmente sono immerso ora, dopo averlo progettato per anni lo sto realizzando concretamente qui, a Norma) dove mi prendo cura della mia salute, in modo preventivo e curativo. Questa è una mia scelta più attiva e desiderata (non vedo l’ora di andare a farmi trattare in un centro, fare una pausa e prendermi cura di me), sono io che decido di più, sono meno oggetto e più soggetto. Nel centro benessere (o in spazi analoghi, fino allo studio del mio terapista corporeo) in qualche modo collaboro con l’idea di salute, anche se spesso la risorsa proposta è esterna, (la bellezza esteriore) e il mio prendermi cura, talvolta, è come indossare un nuovo abito…che non dura molto.<br />
Dietro la frase “be the master of yourself” c’è invece l’idea di un percorso che va verso la salute, quello per esempio descritto nei libri di Tiziano Terzani, o ben sintetizzato ironicamente dall’americana Kriss Carr nel titolo del suo libro “Ho il cancro, vado a comprarmi un rossetto”. Il percorso verso la salute implica una mia personale responsabilità, mi metto in gioco, non ho la malattia ma la malattia è lì con me per dirmi qualcosa, e sarà interessante scoprirlo. Inoltre in questo percorso la Salute non scaturisce necessariamente dalla patologia, ma è più intesa in chiave esistenziale.<br />
E’ qui che si colloca il ruolo dell’educazione che mi piace definire “Somatica”, dell’operatore craniosacrale e/o di tutti quelli che non lavorano sulla malattia ma sulla capacità intrinseca di superarla. Lavorare con le risorse del paziente/cliente è un altro ambito, implica un’educazione e una corresponsabilità non offerte dai primi due.<br />
Ovvero: “L’arte e la scienza degli educatori somatici non si concentra sulla patologia, sui sintomi, sulla eziologia e sulla guarigione, ma piuttosto sul processo di apprendimento senso-motorio, sullo sviluppo del potenziale cinestetico, e sulla scoperta delle migliori opzioni strategiche in movimento” (Tratto da: Joly Y. “The experience of being embodied: Qualitative Research and Somatic Education”).<br />
Nel recente incontro al Senato della Repubblica, l’Associazione delle Arti per la Salute che riunisce al suo interno le associazioni nazionali di varie biodiscipline (quali: Shiatsu, Riflessologia del piede, Ortho-Bionomy, Craniosacrale, Tai Chi, Essenze Floreali, Watsu e Kinesiologia), ha sottolineato un suo distinguo rispetto alle “medicine alternative o complementari” e si è definita come “Arte per la Salute”, proprio in quanto le diverse discipline si pongono, operativamente, nel generale campo della salute e del benessere e fuori dal campo strettamente medico.<br />
L’accento sul non-medico è anche frutto del fatto paradossale che il Ministero della Salute non ha mai voluto neanche incontrare i rappresentanti del settore, non si è mai posto come loro interfaccia, tanto è che si prospettano altri collegamenti come quello con il Ministero del Wellfare.<br />
Abbiamo qui due movimenti diversi: l’Osteopatia che cerca il dialogo e il confronto con il mondo medico, e l’Associazione delle Arti della Salute che è orientata a cercare un proprio spazio nel mondo del benessere.<br />
Intendiamoci il progetto di integrazione rimane il naturale obbiettivo culturale e storico, ma, nella fase attuale del “Chi Siamo”, quello che ci permette oggi di sottolineare l’innata capacità intrinseca del mantenimento della Salute, è la dimensione non solo del confronto con la medicina, i suoi strumenti e i suoi risultati, ma la definizione del concetto di Salute all’interno di uno spazio dedicato al benessere, alle risorse, e in qualche modo alla Bellezza.<br />
Ray Castellino nell’intervista pubblicata per la prima volta in Italia, qui nella nostra rivista, dichiara: “Il nostro è un movimento di Rinascimento dei nostri tempi. Stiamo integrando tantissimo da così tante discipline diverse. E’ un tempo molto ricco”.<br />
Quello che sto cercando di condividere è che a prescindere dalla querelle che sembra senza fine sulla questione del riconoscimento istituzionale della nostra professionalità, in quanto “artisti della salute” o “operatori di discipline bionaturali, complementari o alternative” siamo comunque persone che portano in primo piano l’idea dell’educazione somatica, vale a dire la capacità umana di imparare a trasformare tutti i processi di vita di un individuo: dal punto di vista fisiologico, psicologico, emozionale e della coscienza.<br />
Possiamo e dobbiamo operare, talvolta negli stessi spazi, talvolta negli stessi ambiti, degli altri “due reami”, poiché il nostro territorio è quello del “reame di mezzo”, un territorio di confine, e come tale sottoposto al dialogo, al confronto, alla sfida di creare sempre ricchezza, poiché la Bellezza del nostro tempo di Rinascimento è quella indicata da Ralph Waldo Emerson: “Anche se giriamo il mondo in cerca di ciò che è bello, o lo portiamo già in noi, o non lo troveremo” .<br />
Silvio Mottarella, presidente A.P.O.S, riflettendo su cosa significa oggi la relazione terapeutica scrive: “Possiamo allora lavorare partendo dal trauma stando dalla parte della malattia, oppure, al contrario, dalle risorse che stanno sul fronte della salute. Ma in entrambi i casi se non si cambia il pensiero che sta alla base, non si generano cambiamenti sostanziali. Abbiamo allora tecniche più immediate e risolutive che mirano all’eliminazione del sintomo e tecniche più rispettose che vogliono amplificare la salute e quindi togliere spazio alla malattia. Che sia testa o croce, la moneta rimane la stessa: il conflitto”. (da shiatzu-do)<br />
E’ come se la relazione terapeutica, orientata per definizione alla salute, stesse cercando una terza condizione. Una terza via che nell’alternanza insita in ogni processo di trasformazione, non sceglie il conflitto e la lotta, tra quali significati dare alla salute, al benessere e alla bellezza. Esserci e stare, osservare e riconoscere, con la nostra presenza e consapevolezza del Respiro della Vita in noi e negli altri, ci permette di rispettare, non giudicare e accogliere. Questo significa scegliere di accompagnare e testimoniare la trasformazione dello sguardo e quindi dell’atteggiamento.<br />
Sento in questa mia condivisione il sottofondo delle parole di Jaap van der Waal: “Nel pensiero polare la vita è nel mezzo e le polarità sono gli estremi. Gli estremi, le polarità, sono la patologia. La vita, la guarigione e la salute sono nel mezzo. Per questo cercheremo la qualità del mezzo nei cicli e nei ritmi, lì c’è la salute e la vita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Maderu</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Non diventare migliori, solo ricordare chi siamo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 10:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Craniosacrale e...]]></category>
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		<description><![CDATA[Un punto di vista sulla Terapia Craniosacrale
di Mike Boxhall RCST FCSTA
Trovo estremamente difficile vincolare la terapia cranisacrale a definizioni precise. E’ molte cose e spero che resterà così per molti operatori e fruitori. Per alcuni è un lavoro di tipo meccanico, per altri è un lavoro di tipo psicoterapeutico e per qualcuno, ancora, è uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Un punto di vista sulla Terapia Craniosacrale</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Mike Boxhall RCST FCSTA</em></p>
<p style="text-align: justify;">Trovo estremamente difficile vincolare la terapia cranisacrale a definizioni precise. E’ molte cose e spero che resterà così per molti operatori e fruitori. Per alcuni è un lavoro di tipo meccanico, per altri è un lavoro di tipo psicoterapeutico e per qualcuno, ancora, è uno strumento per esplorare il significato della vita stessa. Quest’ultimo aspetto è quello che maggiormente mi affascina e il fascino emerge dallo studio esperienziale, intrapreso da 17 anni, delle parole di Graham Sutherland <em>“ti puoi fidare della Marea”</em> (You can rely upon the Tide) e dall’esplorazione del significato di ciò.<br />
La mia definizione ampia della Terapia Craniosacrale potrebbe essere la seguente: <em>“nel suo aspetto più delicato la terapia cranio sacrale è un viaggio, intrapreso con l’altro, verso quel livello dell’essere dove non c’è patologia”.</em><br />
Secondo tale modello ciò che cerchiamo di fare, in una pratica congiunta con l’altro, è di accedere ad uno stato che sta sotto o all’interno del livello in cui la malattia si manifesta. Un luogo dello Spirito o dell’Intenzione Originaria, non ancora espressa, dove esiste la possibilità, attraverso la rimembranza di quell’intenzione, di non essere vittima di esperienze di vita indigerite che ci privano del nostro potere.<br />
La terapia diventa allora un momento di rivelazione e di rinascita nel presente. Ciò che viene richiesto all’operatore è di essere in grado di sedere in quiete con l’altro, perché solo quando siamo in quiete, nella definizione che usiamo qui, intendendo senza attaccamento o giudizio di ciò che si sta rivelando, allora l’intera storia può essere raccontata.<br />
Se ascoltare è guarire (hearing is healing) come spesso abbiamo sentito dire, allora la quiete assoluta, il non attaccamento, l’assenza di giudizio forniscono alla storia la possibilità di essere completamente raccontata e nel pieno ascolto risiede la piena guarigione.<br />
A proposito dell’affermazione del Dr. Sutherland <em>“ti puoi fidare della Marea”</em>, sono arrivato a ritenere fermamente che ciò di cui egli parlava fosse l’ipotesi che esiste un’Intelligenza che non è parte della struttura personale ed individuale dell’ego, non soggetta all’Intelletto, nella quale si può avere fiducia in modo assoluto.<br />
Ciò che arrivai a comprendere pienamente più tardi è che, così come non c’è modo di essere “un po’ incinta”, allo stesso modo non deve esserci nessuna riserva rispetto alla fiducia o all’affidarsi. Deve essere totale.<br />
Tale fiducia richiede una resa dell’intelletto, che per natura è limitato, per accedere ad uno spazio di infinite potenzialità, attraversando l’insicurezza del non sapere.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<em>Il movimento emerge dalla quiete e in realtà non c’è nulla che vada da qualche parte. Semplicemente è, in movimento. C’è una riunificazione nel momento di ciò che è sempre stato e questa è la sua espressione nel presente. Lo Spirito prende forma e noi, come testimoni, ci troviamo in una pratica congiunta con quella forma.<br />
Questa è la rivelazione della Terapia Craniosacrale Biodinamica per come io sono arrivato ad amarla e capirla. &#8230;&#8230;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mike Boxhall RCST FCSTA</em><br />
<a href="http://theemptychairteachingfoundation.com">theemptychairteachingfoundation.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://theemptychairteachingfoundation.com/ http://www.stillness.co.uk/"> </a><a href="http://www.stillness.co.uk/">www.stillness.co.uk</a><br />
<a href="mailto:mboxhall@stillness.co.uk">mboxhall@stillness.co.uk</a></p>
<p style="text-align: justify;">traduzione di Laura Di Lernia  <a href="http://www.essereuno.com/index.html">www.essereuno.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>I bambini fanno i capricci, perché?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 11:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Casartelli
(estratto dalla Rivista Craniosacrale.it n. 1/2011 &#8211; Scarica articolo completo in pdf)
I gesti dei più piccoli nascono spesso da un profondo e sincero bisogno di attenzione, come anche dal desiderio di aiutare e di cooperare, anche quando sembrano solo capricci. Per capire questi comportamenti bisogna comprendere che questi gesti sono talvolta il tentativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Paolo Casartelli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(estratto dalla Rivista Craniosacrale.it n. 1/2011 &#8211; <a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/03/articolocasartelli.pdf">Scarica articolo completo in pdf</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Dropcap1">I</span> gesti dei più piccoli nascono spesso da un profondo e sincero bisogno di attenzione, come anche dal desiderio di aiutare e di cooperare, anche quando sembrano solo capricci. Per capire questi comportamenti bisogna comprendere che questi gesti sono talvolta il tentativo di ristabilire un appropriato flusso di amorevolezza e di equilibrio nella famiglia, e soprattutto di aiutare la figura principale di riferimento, la mamma o il papà o chi per loro si occupa dei bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Il funzionamento di questo meccanismo è stato oggetto di numerosi studi e ricerche sul comportamento. Le ricerche degli ultimi anni si sono focalizzate sempre di più sugli effetti dell’ambiente di attaccamento e sul funzionamento del sistema nervoso centrale autonomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Somating Experiencing (SE)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I bambini di fronte alle sgridate (oltre alla possibilità di ricevere il beneficio educativo e quindi cambiare il proprio comportamento) hanno a disposizione tre opzioni per proteggersi e garantire al meglio la propria sopravvivenza e  la propria salute emotiva (da Peter Levine):</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="text-decoration: underline;">La prima opzione</span>, se sono sufficientemente grandi (adolescenti), è la lotta/fuga che può avvenire fisicamente o anche solo psicologicamente. Se non sono sufficientemente forti per farlo, ripiegano sulla seconda opzione.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="text-decoration: underline;">La seconda</span> è il pianto accompagnato da gemiti, lacrime, scariche di calore e tremiti. Questo è la reazione privilegiata dei più piccoli che attraverso queste azioni fisiologiche cercano di scaricare la tensione nervosa in modo da non doverla immagazzinare dannosamente al proprio interno. Se il bambino viene inibito in questa modalità espressiva dalla forza soverchiante del genitore, passa alla terza opzione. Ad esempio il genitore può inibirlo intimandogli di non piangere o distraendolo vigorosamente dal suo flusso di emozioni e sensazioni.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="text-decoration: underline;">La terza</span>, più grave e lesiva per il piccolo è il silenzio e l’immobilità. Non è indice di uno stato di pacificazione ma il segnale che lo shock della sgridata ha congelato la capacità del bambino di dissipare la tensione nervosa che continua ad essere trattenuta dentro di sè. Non sente più niente ed impara a trattenere le emozioni. (…)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il rispecchiamento</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca scientifica nel campo dei neuroni specchio dimostra che gli stati interiori di mamma, ossia se mamma sta bene ed è in una relazione sana con se stessa, verranno rispecchiati nelle azioni e nei comportamenti dei bambini. La prima scoperta afferma che i bambini sono il riflesso nervoso della figura di riferimento, la madre o chi per lei. Attraverso il meccanismo dei neuroni specchio i bambini imparano, dalla nascita fino l’adolescenza, a sentire il tono ed il funzionamento del sistema nervoso della madre e a riprodurlo al proprio interno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sicurezza e l’amorevolezza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto importante ed interessante delle più recenti ricerche sul funzionamento del cervello dimostra che il centro più attivo nel sistema dei neonati e dei bambini è l’amigdala. Questo centro regola e determina alla base del cervello e dell’organismo l’equilibrio di tutte le altre funzioni vitali interne. L’amigdala viene anche chiamata il “centro della paura”, alla nascita è estremamente attiva e per permettere al piccolo di crescere in maniera adeguata occorre che venga disattivato il suo stato di allerta per favorire invece il senso di sicurezza.</p>
<p><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/03/articolocasartelli.pdf">Scarica articolo completo in pdf</a></p>
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		<title>Baby body language</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 11:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza e nascita]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Rosella Denicolò 
(Articolo gentilmente concesso dalla Scuola In Flow, tratto dal sito www.craniosacralebiodinamica.it)
Baby Body Language è il modo in cui parlano i neonati per raccontarci la storia della loro nascita. Se impariamo ad ascoltare questo linguaggio fatto di gesti, di pianti, di vagiti, possiamo accogliere ciò che è rimasto in sospeso e ricominciare da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Rosella Denicolò </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Articolo gentilmente concesso dalla Scuola In Flow, tratto dal sito www.craniosacralebiodinamica.it)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Baby Body Language <em>è il modo in cui parlano i neonati per raccontarci la storia della loro nascita.</em> Se impariamo ad ascoltare questo linguaggio fatto di gesti, di pianti, di vagiti, possiamo accogliere ciò che è rimasto in sospeso e ricominciare da capo. Con una nuova storia, tutta da narrare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra di entrare in una favola mentre salgo lungo questa strada che costeggia muri altissimi di roccia, che ogni tanto sembra finire e invece continua e mi fa perdere le tracce del mondo. Il Kushi Ling, è un centro di meditazione buddista. Faccio appena in tempo a bere un tè verde e suona il gong di inizio. Il seminario di Craniosacrale Biodinamica sulla nascita è condotto da Remo Rostagno che dirige la scuola di In Flow. Remo Rostagno è anche un danzatore e introduce il tema della nascita attraverso il movimento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Quali movimenti fa il bambino per nascere? Qual è il suo programma motorio innato? </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sala siamo in venti, per lo più donne. Teniamo una soffice palla in mano. “Immaginate che sia la testa e, il tappo, il naso del bimbo. La palla scende e intanto ruota con il naso verso di noi, va in flessione e poi in estensione e poi si rigira di nuovo”. Ripetiamo più volte la sequenza con le mani. Poi ci stendiamo sul tappetino e ripetiamo con tutto il corpo le stesse rotazioni, flessioni, estensioni. Mi piace pensare che la prima forma di movimento è una spirale, il simbolo del vivente. Una ragazza del gruppo riferisce di aver provato una strana sensazione: “Era come se il mio corpo conoscesse già questi movimenti”, racconta. “Allo stesso tempo ero inquieta, e nella rotazione mi sono persa. Non sapevo più se andare a destra o a sinistra. E addirittura dov’era la destra o dov’era la sinistra”.  Rostagno spiega che la Craniosacrale Biodinamica è un approccio delicato di lavoro corporeo che trae origine dall’osteopatia. L’origine di questo lavoro sulla nascita si basa dunque sulla conoscenza dell’anatomia e su una capacità di contatto molto raffinata. A questo si aggiunge una componente esperienziale che permette di accedere alle memorie inscritte nei nostri tessuti. Alle cose cioè che il corpo sa e che noi non possiamo più sapere, perché sono preverbali. E’ grazie proprio a queste memorie che possiamo lavorare per risolvere traumi e problematiche che hanno origine nella nostra  nascita. Cosa significa allora questo disorientamento di cui parlava la partecipante? Riguarda la sua nascita?</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Baby Body Language</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro della Craniosacrale sulla nascita si è sviluppato soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Matthew Appleton è psicoterapeuta e operatore craniosacrale di Bristol, lavora da 15 anni con i bambini e con gli adulti su questo tema. “La nascita è sempre una esperienza intensa, con un contenuto emozionale inconscio che ci può  accompagnare per tutta la vita”, spiega. “E’ una esperienza che può essere dolorosa, perché la testa del nascituro è più grande di un centimetro rispetto alla pelvi. Per questo il bambino deve ruotare durante il parto. Nessun altro animale ha bisogno di farlo. Ma il problema non è tanto il dolore in sé, ma il fatto che questo dolore non trova sempre una sufficiente empatia. Il bambino prova emozioni e sa di star vivendo una situazione molto impegnativa. Troppe persone, operatori sanitari, dottori, invece non sono consapevoli della consapevolezza del bambino che, di quella esperienza conserva ricordi, inconsapevoli alla mente ma che si fissano con chiarezza nel suo corpo. Lo vediamo nel lavoro clinico: quando creiamo uno spazio di ascolto queste memorie riaffiorano. Per questo impariamo il Baby Body Language, a leggere il movimento del bambino e a rispondere alle sue parole motorie. Un giorno sono arrivati dei genitori con un neonato che scuoteva continuamente la testa. “Dice sempre no”, mi dicono allarmati. In realtà non sta dicendo “no”. Ci sta mostrando come la testa ha cercato di muoversi per passare attraverso la pelvi. Ho appoggiato la mano su una tempia e dopo poco il bambino ha incominciato a spingere con la testa. Mi stava raccontando la sua storia e approfittava dell’ascolto per poter completare quello che aveva bisogno di fare”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Completare” è una parola chiave in tutti gli approcci somatici al trauma. Anche secondo il metodo Somatic Experiencing, nel trauma c’è sempre un’ azione che non si è potuta esprimere e cerca di completarsi. “Quando il bambino arriva in studio mi racconta attraverso il corpo la storia della sua nascita”, continua Appleton. “Un altro esempio: durante il parto alla mamma  avevano somministrato un forte analgesico. Osservo il bambino nella carrozzina. Si muoveva ripetendo la sequenza del parto e a un certo punto ha avuto  una sorta di collasso in cui riviveva il momento in cui il farmaco aveva cominciato a intorpidire le sue spinte. Ho appoggiato una mano sul suo ombelico e l’altra sui piedi. Ha iniziato a spingere forte con le gambe e i piedi. Ecco come fanno i bambini a buttare fuori da sé qualcosa che non gli serve. Il cambiamento è evidente: diventano, più soffici, più tranquilli”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I quattro stadi della nascita</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro sulla nascita ha un effetto anche sulle eventuali conseguenze emotive. “Dopo cinquant’anni di ricerca abbiamo individuato alcune relazioni tra gli eventi traumatici legati alla nascita e le loro proiezioni nella vita relazionale”, spiega Graham Kennedy terapeuta craniosacrale di Londra.</p>
<p style="text-align: justify;">William Emerson e Franklyn Sills, due terapeuti che hanno studiato la nascita dal punto di vista del nascituro e delle sue risorse intrinseche, hanno descritto il processo in quattro stadi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel  <strong>primo</strong> il bambino inizia a discendere attraverso la cavità pelvica. “Se viene sopraffatto da una pressione troppo intensa, potrebbe a ricreare quella pressione”, spiega ancora Kennedy. “E condizionare il modo in cui, da adulto, si relaziona allo stress e alla pressione quando non c’è via d’uscita, o su come gestirà i cambiamenti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>secondo</strong> stadio il bambino ha bisogno di ruotare la testa  per attraversare la piccola pelvi. Deve orientarsi e trovare un bilanciamento. Se questa fase viene ostacolata dall’assunzione di anestetici o dall’epidurale, la persona può incontrare difficoltà a orientarsi nel mondo, a prendere decisioni, a trovare una direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>terzo</strong> stadio il bambino naviga fino alla bocca dell’utero. Temi ricorrenti: come completiamo un progetto, come ci presentiamo nel mondo e come gestiamo la fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>quarto</strong> stadio il neonato viene accolto. E’ la fase in cui possono essere necessari interventi strumentali, come forcipe e ventosa che hanno un forte impatto sulla psicofisiologia. In questi casi il bambino non ha potuto completare il percorso e ha avuto bisogno di qualcuno che lo facesse per lui. Ma altri problemi sorgono da come si instaura il legame con la mamma. Quello che gli psicoanalisti chiamano il bonding e stile di attaccamento.</p>
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		<title>Cefalea a grappolo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 12:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze di trattamento]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Lavoro di diploma di  Manuela Gentilini    Gianpaolo Karis    Claudio Simonetti
Questo articolo nasce da una esperienza professionale svolta dagli autori che ne hanno tratto la tesi di diploma alla scuola di Craniosacrale Biodinamica “l&#8217;Incontro” di Locarno, sotto la guida di Carlotta Vannini Bianchi e di Maurizio Bianchi.
Si tratta di “Cefalea a grappolo” o “cefalea da suicidio”, patologia estremamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lavoro di diploma di  Manuela Gentilini    Gianpaolo Karis    Claudio Simonetti</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo articolo nasce da una esperienza professionale svolta dagli autori che ne hanno tratto la tesi di diploma alla scuola di Craniosacrale Biodinamica “l&#8217;Incontro” di Locarno, sotto la guida di Carlotta Vannini Bianchi e di Maurizio Bianchi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di “Cefalea a grappolo” o “cefalea da suicidio”, patologia estremamente invalidante e che trova nella medicina convenzionale poche risposte e pochissime soluzioni. La cefalea a grappolo è nota come una cefalea “ad orologio”, si riferisce al caratteristico raggruppamento degli attacchi in un lasso di tempo ben circoscritto, che ancora oggi non hanno trovato una causa dimostrabile. A volte si ripresentano alla stessa ora con una estrema puntualità. Le fasi acute tendono infatti ad addensarsi a grappoli di episodi dolorosi (ad esempio un attacco al giorno per due mesi consecutivi), separati l’uno dall’altro da periodi relativamente lunghi di remissione (ad esempio un anno). La cefalea a grappolo è caratterizzata da un dolore intenso, normalmente unilaterale. Ogni singolo attacco può durare dai 15 minuti ai 180 minuti. Nel 50% dei casi il dolore viene descritto come trafittivo, lancinante o una pugnalata, nel 38% come pulsante o martellante, nel 30% penetrante e acuto. L’intensità del dolore è tale da divenire così insopportabile che sono stati riportati persino casi di suicidio. Per questo è definita anche “cefalea da suicidio”. Il sofferente risulta incapace di stare immobile e rifiuta di essere toccato o confortato: grida, piange, dondola, cammina nervosamente, si contorce, tende letteralmente a sbattere con forza la testa contro il muro. La posizione supina risulta impossibile nella maggioranza dei casi. Pertanto la qualità di vita del paziente, soprattutto se cronico, risulta notevolmente compromessa. Il dolore viene riferito dal paziente dietro l’occhio o nella regione perioculare; si può irradiare alla fronte, alle tempie al naso e alle guance. L’occhio dal lato del dolore diventa tumefatto e comincia a lacrimare, la pupilla si restringe e la narice si chiude o comincia a far scorrere un liquido trasparente. Il paziente comincia a sudare e la faccia si arrossa dal lato del dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ritiene che si tratti di un processo patologico cronica a carico del seno cavernoso che vada ad irritare le fibre simpatiche postgangliari che passano  in quel seno: il risultato è la dilatazione della carotide stessa, e dei vasi arteriosi e venosi innervata da tali fibre: la malattia ha quindi un meccanismo di rinforzo (l’irritazione del seno cavernoso provoca vasodilatazione della stessa carotide interna) che giustifica il carattere di progressività e di aggravamento degli attacchi. L’attacco si risolve perché la congestione dei tessuti attorno al seno cavernoso, che si verifica per l’infiammazione, provocherebbe a sua volta la compressione della carotide e la regressione dell’attacco. Si pensa che l’ipotalamo è l’area primariamente interessata e regola il timer della crisi, mentre il seno cavernoso è responsabile della sintomatologia dolorosa (attivazione del sistema trigemino-vascolare) e autonomica (coinvolgimento del SNA simpatico).</p>
<p style="text-align: justify;">La fase di trattamento di Luca, il cliente oggetto di questa esperienza, è durata da ottobre 2009 a giugno 2010. Luca ha 42 anni (“Luca” è un nome di fantasia che abbiamo scelto per tutelare la privacy del cliente). Nel 1999 ha iniziato ad avere le prime crisi di cefalea a grappolo.  Le crisi iniziavano in prossimità del cambio di stagione primavera/estate, con episodi quiotidiani in genere notturni, che duravano 20-35 giorni e si ripetevano ogni 12-13 mesi a seconda dell’arrivo della stagione dei primi caldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca ha scelto di iniziare un percorso di craniosacrale biodinamico senza un preciso obiettivo, ma con l’intento di sperimentare nuove strade alla ricerca di una possibile soluzione o aiuto. Durante le sedute dell&#8217;autunno 2009, Luca riceve dapprima un nuovo drenaggio dei seni eseguito con molta lentezza, da cui ricava benefiche sensazioni, e poi un lavaggio dei ventricoli. La sensazione è che ci sia una sorta di stenosi lungo l&#8217;acquedotto di Silvio e, mentre attraverso i dotti di Monroe i seni laterali lasciano defluire il Liquor in modo soddisfacente nel terzo ventricolo, quest&#8217;ultimo non riesca a scaricare verso il quarto ventricolo il liquido proveniente dai laterali. Alcuni tentativi di indurre un CV3 non solo falliscono ma lasciano nel cliente una sensazione non positiva, che rendono necessarie lunghe integrazioni “consolatorie”. Evidentemente la via non è quella. Emerge sempre più chiaro uno schema in cui i plessi coroidei essudano il liquido cerebrospinale in modo copioso, con buona sintonia con la natura “abbondante” del sistema di Luca: maree di ampia energia, muscolatura importante, intense reazioni alle stimolazioni. Questa abbondante produzione però non è in grado di drenare durante l&#8217;esalazione e provocava un aumento di pressione endocranica del LCS a livello del terzo ventricolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel terzo ventricolo affacciano talamo, ipotalamo, ipofisi o pituitaria, epifisi o ghiandola pineale; tutte queste parti hanno una influenza o concausa sulle ancora non chiarite cause scatenanti della cefalea a grappolo. Pare quindi che ci possa essere qualche nesso tra quanto il sistema racconta agli operatori e quanto Luca vive nella sua malattia. L&#8217;approccio terapeutico, non può che essere quello più squisitamente biodinamico. Non si arriva all&#8217;analisi del problema focalizzati sullo stesso, ma si mette in circolo il problema, lasciando che il sistema fornisca i suoi feedback .</p>
<p style="text-align: justify;">Approfittando di alcune radiografie, una TAC e una risonanza magnetica alla testa, ci rivolgiamo ad uno specialista per analizzare se vi siano delle evidenze correlate al sistema del respiro primario. Da una analisi delle lastre emergono quattro fattori principali che possono concorrere nella patologia di Luca: DEVIAZIONE SETTO NASALE, IPERTROFIA  DEI TURBINATI, SINUSITE  MASCELLARE DESTRA conseguente all’ipertrofia dei turbinati e alla deviazione del setto e INFIAMMAZIONE  DEL GANGLIO DEL GASSER DESTRO (trigemino). Quest&#8217;ultimo è forse il punto più interessante del quadro clinico. Pur essendo evidente una correlazione con i punti precedenti non è da escludere che la fioritura batterica persistente nell&#8217;area rinofaringea destra possa infiammare i tessuti coinvolgendo il ganglio stesso. La teoria clinica della medicina allopatica, allo stato attuale, ipotizza che nella cefalea a grappolo vi siano delle forme alterate di reazione a carico di talamo, ipotalamo e ipofisi. Non è aprioristicamente definibile se il quarto punto sia causa o effetto all&#8217;interno del quadro clinico, ma la presenza degli altri tre punti precedenti potrebbero far propendere per un ruolo causale. Per certo appare evidente che i punti di interesse teatro della sindrome, sono molto vicini, se non componenti; è possibile  che il sistema della respirazione primaria sia compromesso e non libero di muoversi come in un sistema in equilibrio, ma presenti un fulcro i cui effetti possono essere quelli che abbiamo rilevato durante le applicazioni. In questa ottica proseguiamo con un lento e delicato lavoro sulla  respirazione primaria del terzo e quarto ventricolo. Le risposte del sistema di Luca seguono una progressione lenta ma costante: dapprima  l&#8217;impulso ritmico craniale pare lavorare solo in inalazione e poco o nulla in esalazione. Lentamente, col passare delle sedute, il sistema riduce la portata del liquido cerebrospinale in inalazione riducendo così il carico pressorio nel terzo ventricolo che comunque drena poco o nulla. Tra la fine di gennaio e per tutto febbraio, la sensazione che si è avuta è che il sistema si stesse organizzando intorno al fulcro: se non era possibile drenare si poteva produrre minor quantità di liquido.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la primavera il caldo comincia ad aumentare e si avvicina il periodo usuale per la crisi di cefalea. Un nuovo scenario pare aprirsi all&#8217;operatore rispetto all’analisi dell&#8217;impulso ritmico craniosacrale nel terzo ventricolo: con il diminuire della portata dell&#8217;inalazione si ha la sensazione che il terzo ventricolo riesca a drenare in modo sensibile in esalazione attraverso l&#8217;acquedotto di Silvio. La portata di questa esalazione non è confrontabile con quella dell&#8217;inalazione, ma è avvertibile qualcosa che prima non si riusciva a cogliere. La sensazione che pare evidente, anche dal dialogo operatore-cliente prima e dopo le sedute, è che il cliente avverte dentro di sé una sensazione di guarigione collegata col principio di ordine e guarigione espresso da Sutherland. La sensazione di guarigione è ben più di un essere in salute, è il ritrovare un equilibrio e una armonia interna che risuona con il proprio intimo concetto di ordine e guarigione. Con giugno arriva il primo vero e proprio gran caldo del 2010. Il sistema ventricolare sembra quello di una persona diversa da quella incontrata in autunno. Per la prima volta si ha la sensazione che non vi sia differenza tra inalazione ed esalazione. In uno degli ultimi trattamenti, prima della fine di giugno, l&#8217;operatore tenta un still-point in esalazione del terzo ventricolo ed immediatamente il sistema risponde con un prolungato CV3. Questo non significa certamente che la patologia sia risolta ma che l&#8217;azione del terapeuta intrapresa durante l’autunno precedente ha avuto un effetto. Sta ora al “sistema” reagire a questo nuovo equilibrio ed organizzarsi diversamente. Se questo avrà dei benefici nei confronti della patologia sarà da vedersi. Per ora le crisi non si sono presentate con la periodicità degli anni precedenti per cui sicuramente qualcosa è cambiato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;estate per Luca trascorre tranquilla e senza problemi. Nessuna crisi. Ovviamente per questo vi è euforia, ma non ci sono elementi concreti per poter dare il merito di questo al craniosacrale. Ciononostante il quadro che si è generato è di per sé consistente e, pur non sapendo se il craniosacrale è stato un punto di svolta del problema, considerati i risultati qui riportati dagli operatori, vi è la sensazione che possa essere stato di ausilio al quadro complessivo. Va anche tenuto in considerazione il notevole apporto del craniosacrale all&#8217;aspetto psicologico. Forse un’ulteriore risonanza magnetica al cranio potrebbe far capire se sia riscontrabile una minor infiammazione del ganglio trigeminale di Gasser, ma non vi sono basi cliniche per indurre il sistema sanitario nazionale a far prescrivere un ulteriore esame. Noi riteniamo che ciò vada oltre le competenze e gli scopi del craniosacrale. Se questo è stato vincente, coadiutore o inutile, per il decorso della malattia poco importa. Il risultato certo è di aver sicuramente contribuito dando al cliente la possibilità  di vivere uno status mentale attivo e proreattivo nei confronti della malattia, a prescindere se la terapia sia stata risolutiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca viene invitato ad un incontro di verifica dopo la fine dell&#8217;estate: è in buona salute, nessun segno di cefalea nella usuale zona algica. Il sistema della respirazione primaria è fluido ed energico. Esalazioni ed inalazioni dell&#8217;impulso ritmico craniale si alternano con intensità e portata apparentemente equivalenti. La mobilità delle ossa del cranio è notevole. La motilità del sistema nervoso centrale è chiara e distinta. Il movimento di esalazione ed inalazione della falce cerebrale, di quella cerebellare e del tentorio, appaiono nella norma. Su suggerimento del terapeuta il sistema va facilmente in still-point, sia in esalazione che in inalazione. CV3 e EV3 sono evidenti e fisiologici. Anche i CV4 e EV4 sono adeguati. Durante la fase di ascolto si accende distintamente la linea mediana con uno splendido apporto di energia. Pare evidente un principio di ordine predominante. In questo momento viene posto un traguardo che non sta a significare che il cliente non beneficerà più del craniosacrale o che la sua patologia sia risolta. Abbiamo voluto semplicemente chiudere un cerchio per poter tracciare un quadro autoconsistente di questo ciclo di terapia craniosacrale biodinamica che ci consenta di descriverne storia, caratteristiche ed effetti. Se con Luca decideremo di aprirne un altro, apparterrà al futuro&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cranio-sacrale.com/lavoridiricerca/cefaleaagrappolo.htm">scarica articolo completo in formato pdf sul sito della Scuola L&#8217;Incontro</a></p>
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		<title>Entanglement</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 11:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Remo Rostagno
(Articolo gentilmente concesso dalla Scuola In Flow, tratto dal sito www.craniosacralebiodinamica.it)




L’entanglement emergente, la bellezza ed il cuore
“Dobbiamo essere preparati a considerare nuove visioni della realtà”. Basil Hiley (fisico teorico inglese).
Nel suo articolo pubblicato nel numero autunnale dello scorso anno dalla rivista dei craniosacralisti inglesi „The Fulcrum“, il professore di psicologia della salute all’università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Remo Rostagno</p>
<p><em>(Articolo gentilmente concesso dalla Scuola In Flow, tratto dal sito <a href="http://www.craniosacralebiodinamica.it">www.craniosacralebiodinamica.it</a>)</em></p>
<p>
<em><br />
</em>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’entanglement emergente<a href="#_edn1"></a>, la bellezza ed il cuore</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Dobbiamo essere preparati a considerare nuove visioni della realtà”. </em>Basil Hiley (fisico teorico inglese).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo articolo pubblicato nel numero autunnale dello scorso anno dalla rivista dei craniosacralisti inglesi „The Fulcrum“, il professore di psicologia della salute all’università di Plymouth, Michael E. Hyland si occupa della questione, penso per noi, operatori della salute,  molto interessante, di come sia possibile che a parità di „tecniche“ o principi che vengano applicati o usati durante una sessione „terapeutica“, alcuni operatori siano efficaci, producendo un miglioramento nella condizione del cliente, altri molto meno ed alcuni per niente. O ancora come sia possibile che terapeuti, operatori della salute o guaritori possano produrre dei cambi nello stato dei loro clienti, semplicemente interagendo con loro, senza il bisogno di applicare alcuna tecnica o principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. Hyland elenca poi le tre spiegazioni convenzionali più citate:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>I clienti che hanno l’aspirazione a migliorare il proprio stato di benessere, hanno anche la tendenza a farlo; e la fiducia nell’operatore/terapeuta/guaritore é un ulteriore fattore d’aiuto.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il fatto di consultare qualcuno, procura un sostegno sociale all’interessato, ed è provato che pazienti con un buon sostegno sociale hanno meno problemi di salute di coloro che non ce l’hanno.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il fatto di trovare un operatore che mi sostiene e mi ascolta, mi rafforza e mi corrobora automaticamente.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste sono spiegazioni psicologiche, ma le domande che sorgono di conseguenza sono a) come possano degli stati psicologici influenzare lo stato psico-corporeo del cliente, e b) se queste spiegazioni psicologiche siano sufficenti a raccogliere tutti gli effetti che possono sorgere dall’interazione tra cliente ed operatore. Alla luce di queste domande, il prof. Hyland fa notare come,  specialmente gli operatori appartenenti alle discipline bionaturali (e la craniosacrale ne è parte) ed alla medicina alternativa complementare, siano convinti che non tutto ciò che succede tra operatore e cliente può essere spiegato in termini psicologici o fisiologici.</p>
<p style="text-align: justify;">A sostegno delle loro asserzioni il prof. Hyland elenca <strong>3 ipotesi</strong>, che sembrano tutte e tre confermare come<em>:“ la struttura intima del nostro corpo funzioni davvero in maniera olografica e grazie a sofisticatissimi meccanismi di entanglement (intreccio)</em>“</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>L’ipotesi del <strong>biocampo</strong> (organismi viventi emettono e sono sensibili a ricevere deboli segnali elettromagnetici; e questi stessi segnali elettromagnetici sono quelli che influenzano positivamente il cliente in presenza del suo operatore)</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>L’ipotesi dell’<strong>entanglement generalizzato </strong>( che è derivata dalla teoria quantistica<a href="#_edn3"></a>, afferma che l’operatore/terapeuta/guaritore può influenzare il proprio cliente/paziente proprio a causa di connessioni non locali, quindi non attraverso lo scambio energetico di campo locale creato da cliente ed operatore; e proprio attraverso queste connessioni non locali,  le informazioni „correttive“ dell’operatore vengono passate al cliente)</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>L’ipotesi dell’<strong>entanglement emergente </strong>( che presume si l’esistenza di un intreccio quantico, aggiungendo peró che nel caso di organismi viventi complessi, proprio a causa di questo intreccio quantico, delle speciali proprietà possono emergere che permettono di connettersi non localmente all’interno e tra sistemi macroscopici. Nel caso dell’entanglement emergente l’operatore/terapeuta, senza voler inviare segnali „correttivi“ al cliente/paziente, adotta una modalità di semplice osservatore, modalitá che aiuta automaticamente l’entanglement non solo per il cliente ma anche per l’operatore)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Una parte cruciale della teoria quantica è che la realtà dipende dalla maniera in cui la si osserva. L’operatore/terapeuta sta aiutando a creare una realtà che è condivisa sia da lui che dal cliente/paziente, e questa realtà, che ingloba l’aumento di una connettivitá non locale tra il cliente/paziente e la totalità del contesto nel quale il cliente/paziente si trova, ha degli effetti positivi sullo stato di benessere di entrambi&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole l’operatore/terapeuta, presumendo che l’entanglement è di per se guaritore, proprio perchè facilita l’auto-organizzazione ed auto-guarigione dell’organismo, cercherà di facilitare il più possibile questo entanglement sia col micro che col macrocosmo. Così facendo permetterà al sistema auto-correttivo del cliente di procedere nel suo lavoro, senza aver bisogno di inviare segnali correttivi al sistema del cliente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono sicuro che a parecchi operatori biodinamici queste ipotesi e specialmente la terza dell’entanglement emergente, risuonano molto famigliari. Anche l’operatore biodinamico si occupa primariamente di creare e mantenere uno spazio integro e neutrale, come osservatore appunto, senza voler in primo luogo inviare informazioni o segnali „correttivi“ al sistema del cliente, ma cercando di facilitare appunto il processo di autoguarigione che é giá in atto.</p>
<p style="text-align: justify;">balena e luna„ Il sistema con il quale il cliente si „intreccia“ può anche essere non ben definito, ma sicuramente deve includere „qualcosa“ che è in più ed è „più grande“ della sola presenza dell’operatore e del suo cliente e di questo qualcosa entrambi devono fare parte&#8221; &#8230;&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacralebiodinamica.it/?p=531">LEGGI L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Lo spazio dell&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 12:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[di Matthew Appleton
(Articolo gentilmente concesso dalla Scuola In Flow, tratto dal sito www.craniosacralebiodinamica.it)
Come facciamo a parlare con i bambini, a lasciargli spazio senza  imporre la  nostra soluzione? Passo dopo passo, Matthew Appleton ci  racconta una sessione di Craniosacrale con Gina, una bambina di 20 mesi  che si ammalava sempre. 
Gina ha 20 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Matthew Appleton</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Articolo gentilmente concesso dalla Scuola In Flow, tratto dal sito <a href="http://www.craniosacralebiodinamica.it/">www.craniosacralebiodinamica.it</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come facciamo a parlare con i bambini, a lasciargli spazio senza  imporre la  nostra soluzione? Passo dopo passo, Matthew Appleton ci  racconta una sessione di Craniosacrale con Gina, una bambina di 20 mesi  che si ammalava sempre. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gina ha 20 mesi e arriva alla Teaching Clinic con il suo papà. Alla sessione erano presenti altri due terapeuti interessati al lavoro con i bambini. Il papà si siede sul pavimento, la bimba si aggrappa a lui e sembra piuttosto spaventata. Mi siedo vicino a loro e metto alcuni giocattoli sul pavimento mentre il padre mi racconta perché ha portato Gina alla clinica. Dice di essere preoccupato: Gina continua ad ammalarsi e a prendere una infezione dopo l’altra. La piccola è nata in acqua, una nascita naturale, senza problemi. Ha una sorellina più grande e di entrambe si occupa quasi sempre la mamma. Lui infatti è spesso fuori città per lavoro. Gina ha già ricevuto diverse sessioni di osteopatia che non hanno avuto alcun effetto. Aggiunge anche che, secondo lui, c’è una componente emotiva alla base di questa debolezza immunitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il padre mi parla, Gina si aggrappa a lui. E’ ancora molto ansiosa. Dopo un po’ cerco di attrarre la sua attenzione con un burattino. Lei inizia a piangere. Mi tiro indietro e lei si aggrappa ancora di più al padre. Iniziano a giocare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora che è tutta presa dai giocattoli mi avvicino un po’ di più e lei incomincia a interagire. Mi passa dei pupazzi di plastica. Poi li indica uno a uno e li nomina: “bambino”, “bambina”, “mamma”, “babbo”. Babbo è la figura più imponente. Nel frattempo il padre interviene e spesso interrompe il contatto che si sta creando tra me e Gina. Ho l’impressione che ci sia un po’ di sforzo, nel modo in cui  cerca l’attenzione della figlia, come se stesse cercando di dimostrare qualcosa a se stesso o forse a noi. Ho anche l’impressione che questo tolga spazio a Gina. Per un paio di volte provo a prendere contatto con la schiena della bimba. Ma ogni volta lei si sottrae e allontana le mie mani. Provo allora a contattare il suo campo energetico, tenendo le mani a diversi centimetri dal suo corpo e facendole scorrere dalla testa ai piedi. La bimba permette questo contatto e me lo mostra diventando più espansiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche minuto Gina accetta anche un contatto fisico al sacro. Immediatamente il suo sistema si apre e diventa più soffice. Durante questa interazione il padre continua a cercare di attrarre la sua attenzione, nonostante Gina mostri chiaramente di voler stare per conto suo, tutta presa dai giocattoli che sono a terra. A un certo punto uno dei terapeuti chiede se può avvicinarsi a Gina e giocare con lei. Sento che non sarebbe appropriato in questo momento. Sento che il mio contatto con lei è ancora molto tenue, e che il padre non le sta dando abbastanza spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Improvvisamente, e con una chiara intenzione, Gina ammucchia i giochi e li mette da parte. Il padre si guarda intorno per cercare qualcos’altro che la possa distrarre e io ne approfitto per chiedergli se può provare a darle un po’ di spazio, in modo che sia lei a decidere cosa ha voglia di fare. Lui è d’accordo e si siede, appoggiato alla parete.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco dopo lei si alza in piedi, va verso il padre e si arrampica sul suo grembo. Per tutto il tempo continuo a mantenere il contatto al sacro. Gina si accoccola sul papà e io mi siedo accanto, continuando il contatto. Adesso Gina è molto quieta, con la testa appoggiata sul suo petto, e il dito in bocca. Chiedo al padre se per lui va bene rimanere in questa posizione. Mi risponde di sì, ma allo stesso tempo ho la sensazione che non sia completamente a suo agio. Allora gli chiedo come sarebbe per lui provare ad ammorbidirsi, per permettere a Gina di sciogliersi in lui. Quando lui si rilassa e accoglie Gina, un senso di quiete e di pace pervade la stanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimaniamo seduti così per una decina di minuti o di più. Finchè Gina inizia a guardarsi intorno. C’è un senso di compiutezza adesso, nella stanza, un senso di compimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedo al padre come si sente rispetto a quanto è successo. Dice di sentirsi bene, ma vuole capire cosa ne penso. Gli dico che la mia impressione è che la bambina ha bisogno di spazio per potersi esprimere e che forse lui vuole “fare troppo”. Con molto tatto suggerisco anche l’ipotesi che  forse, essendo lui via spesso per lavoro, quando torna a casa cerca di iper-compensare. Probabilmente Gina ha solo bisogno di imparare il modo per andare verso di lui, di raggiungerlo prima di essere raggiunta. Gli fa piacere sentire queste parole e ammette di provare un senso di colpa verso la bambina, proprio perché è fuori casa così spesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli dico allora che è evidente che Gina gli vuole bene e che è capace di esprimere questo amore. Proprio come è successo durante la sessione quando ha avuto la possibilità di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Li osservo mentre escono dallo studio. Lui appare più rilassato e Gina mi guarda negli occhi con un chiaro senso di presenza nello sguardo. Sembra davvero diversa da quella bimba tutta impaurita che è entrata in questa stanza solo poco tempo fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa seduta avrà un effetto sulla loro relazione o sulla tendenza a contrarre infezioni, non lo so. Ma un bambino che può essere più espansivo e morbido, sarà un bambino con maggiore vitalità e un sistema immunitario più forte. Quando l’organismo funziona in modo più libero, tutte le parti della persona sono più libere di  rispondere agli stress esterni e alle tensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini del resto hanno una grande capacità di regolazione a tutti i livelli. <em>L’Intelligenza che ci forma, è in grado anche di informarci durante la vita, quando siamo in grado di ascoltarla di fidarci.</em> Questo avviene in modo naturale per i bambini. Può succedere però che noi li invadiamo con le nostre preoccupazioni o con continue distrazioni e facilmente loro perdono il contatto con la saggezza dell’ organismo. I Trattamenti (quelli con la T maiuscola) a volte non sono altro che una ulteriore imposizione degli adulti. I bambini spesso non ne hanno bisogno. <em>Hanno invece bisogno dello spazio per esprimere se stessi, e di un mondo che sia capace di ascoltare e anche di rispondere.</em></p>
<p style="text-align: justify;">(trad. R.Denicolò)</p>
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		<title>I ritmi degli elefanti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 11:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Craniosacrale.it]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Tozzi




L’applicazione dell’osteopatia agli animali è una cosa del tutto nuova,  soprattutto in Kenia. Antony Nevine, presidente in carica della SOAP (Society of Osteopaths in Animal Practice), è la persona che per prima ha avuto l’idea di organizzare un workshop “Wild Life” in Kenia. La SOAP è una associazione fondata da Antony Poussy, considerato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di Paolo Tozzi</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’applicazione dell’osteopatia agli animali è una cosa del tutto nuova,  soprattutto in Kenia. Antony Nevine, presidente in carica della SOAP (Society of Osteopaths in Animal Practice), è la persona che per prima ha avuto l’idea di organizzare un workshop “Wild Life” in Kenia. La SOAP è una associazione fondata da Antony Poussy, considerato un pioniere dell’osteopatia veterinaria in Inghilterra. Questa iniziativa è stata pensata diversi anni fa da Antony Nevine quando era andato in Kenia per la prima volta, nello Tsawo Park ospite di un’amica esperta nella riabilitazione degli elefanti.<br />
Io invece sono entrato come tutor di questo progetto perchè già collaboravo con Antony Nevine nell’ambito dei corsi post-graduate sull’approccio osteopatico agli animali in Inghilterra e nei paesi scandinavi.<br />
In questa esperienza sono state coinvolte otto persone, di cui due fisioterapisti, quattro osteopati e due finanziatori inglesi amanti degli animali.<br />
In questo parco opera il David Sheldrik Trust, una associazione internazionale no profit che ha preso a cuore la causa degli elefanti. E’ noto che in Africa esiste ancora il problema del bracconaggio, nonostante sia un reato condannato dal governo. Perlustrando il parco si trovano spesso questi elefanti baby rimasti da soli perchè i genitori sono stati cacciati dai bracconieri o dai predatori. Questi cuccioli vengono prelevati e visitati da veterinari specializzati dello David Sheldrik Trust. Dopo di che iniziano un processo di cura e riabilitazione perchè molti di loro sono malnutriti, feriti, in condizioni critiche anche dal punto di vista emozionale, avendo assistito alla morte dei genitori o trovandosi abbandonati. Vengono curati con farmaci, ma soprattutto viene dato loro tutto l’amore possibile. Dopo questo periodo di riabilitazione, che può durare da dodici mesi fino anche a quattro-cinque anni, questi elefantini vengono reintegrati nel loro habitat naturale. Si tratta di un processo lungo. Può accadere, per esempio, che i custodi lascino aperti i cancelli per consentire loro di uscire liberi, pur continuando a seguirli per impedire che corrano dei pericoli. Infine si assicurano che trovino un gruppo di elefanti selvaggi e che riescano a reintegrarsi. Gli elefanti hanno un forte senso della famiglia ed è abbastanza facile che integrino anche un membro che non appartiene al gruppo.<br />
L’osteopatia all’interno di questo progetto  nasce dall’esigenza di intervenire in questo periodo più o meno lungo di riabilitazione, che include la cura dell’alimentazione, la cura farmacologica  e in più l’approccio osteopatico.<br />
Il David Sheldrik Trust  ha diverse sedi nel parco nelle quali operano i custodi che vivono e dormono con gli elefanti in costante contatto e sintonia con loro. I custodi gestiscono l’operatività di ogni sede e si occupano di nutrire gli elefanti, di controllarli e accudirli in tutto. L’età dei cuccioli varia da un mese a sette anni.<br />
Durante la nostra permanenza abbiamo visitato in tutto sessantadue elefanti, suddivisi in circa tre sottogruppi di venti che si trovavano nelle diverse sedi.<br />
Le patologie che abbiamo trovato sono state di diverso tipo: la maggior parte soffrono di malnutrizione, hanno delle fosse sotto gli zigomi molto accennate ed anche gli occhi sono affossati. Spesso sono anche disidratati. Alcuni hanno lesioni, ferite, traumi, code mozzate, quindi lesioni della sezione coccigea del midollo con perdita del controllo dello sfintere. Altri hanno problemi di digestione o problemi strutturali, come ad esempio una forte inversione degli arti posteriori probabilmente congenita.<br />
Il primo incontro di noi operatori con gli elefanti è stato un momento importantissimo: questi animali hanno la parte del sistema nervoso dell’area diencefalica molto sviluppata (la parte collegata tra rinoencefalo e amigdala) e quindi hanno una fortissima memoria associativa collegata all’olfatto. Per far sentire loro il nostro imprinting olfattivo la prima volta che li abbiamo incontrati non ci siamo messi profumi o deodoranti, e ci siamo avvicinati lentamente lasciandoci annusare, contattare e conoscere. Dopo questa prima presentazione ci hanno memorizzato e appena ci vedevano arrivare capivano che era il momento del trattamento. Erano loro che ci cercavano e ci sceglievano, da lontano ci vedevano e sapevano da chi venire.  Dopo esserci fatti avvicinare e odorare senza toccarli, ci siamo limitati per un lungo periodo ad osservarli da lontano senza interferire. Ci siamo informati sulla storia personale di ogni esemplare, esposta dettagliatamente dai custodi. Abbiamo studiato anche il comportamento sociale degli elefanti che all’interno del gruppo seguono una struttura gerarchica. Siamo sempre stati attenti a contattare per prima la matriarca, colei che deve dare l’ok affinché il resto del gruppo possa approcciarci. Il custode ci introduceva alla matriarca e poi potevamo accedere al resto del gruppo. Grazie a questa osservazione dei comportamenti, soprattutto dei movimenti e della deambulazione, nel momento del trattamento già sapevamo dove si doveva intervenire. Questo periodo di studio e di osservazione è stato infatti una preparazione che ha consentito all’intuizione di trovare i binari sui quali poter procedere per il trattamento.<br />
Oltre agli elefanti c’erano anche tre rinoceronti di cui uno in particolare, di nome Maxwell, di sedici anni e cieco dalla nascita, aveva dei problemi di costipazione cronica. Per motivi di sicurezza ho potuto effettuargli i trattamenti solo attraverso le sbarre, anche se c’erano dei segnali chiari sulla non pericolosità di Maxwell, che ormai mi conosceva e ricercava il contatto con me. Dopo averlo visitato ho applicato una tecnica che ha un effetto vagotonico: strofindo la parte mediale dell’arto posteriore l’animale va in una sorta di trance, si accascia completamente sul treno posteriore e si può lavorare senza problemi sulla colonna vertebrale e sulla testa.  Nel video si vede come l’animale si accascia e si lascia trattare anche se la mia  manualità è limitata dal fatto di trovarmi dietro le sbarre. Si lavora in oscillazione armonico tissutale, l’animale è come un bambino, hai pochi secondi per capire dove è racchiuso il problema, come approcciarlo, liberarlo e lasciarlo andare.<br />
Ho fatto anche tanti altri trattamenti, uno in particolare ad un elefantino di tre mesi che era caduto in una fossa ed era rimasto bloccato all’interno di un tubo di mezzo metro di diametro rischiando di rimanere soffocato. Aveva un forte blocco a livello dello sterno e tramite un approccio craniosacrale ho provato subito a farlo centrare sullo sterno. Si è ripiegato completamente su se stesso rimanendo completamente assorto, mentre io venivo circondato da tutti i custodi rimasti molto impressionati nel vedere questo animale completamente avvolto nel suo pattern disfunzionale. Per dieci minuti l’elefantino è andato in profondità, poi si è sdraiato completamente. C’è stato come un still point che è durato un minuto, dopodiché c’è stata come una esplosione a livello sternale: è ripartito tutto, si è svegliato, si è rimesso subito in piedi ed ha ricominciato a camminare tranquillo. I custodi mi hanno chiamato dopo due giorni dicendomi che l’animale aveva cambiato completamente atteggiamento: mentre prima rimaneva sempre in disparte, era sempre l’ultimo del gruppo, ora era molto più vivace, cercava il cibo e si avvicinava subito al custode.  Durante la nostra permanenza abbiamo trattato anche due giraffe di cui una in gravidanza, ma è stato molto difficile perchè sono animali molto schivi. Nonostante la proverbiale lunghezza delle giraffe siamo riusciti a fare un breve trattamento a quella più piccola.<br />
Sugli elefanti ho applicato più un lavoro funzionale, prevalentemente il metodo craniosacrale, ma ho utilizzato molto anche il lavoro  fasciale sebbene in modo indiretto. Il mio collega Antony Nevine  ha invece lavorato molto di più con il craniosacrale.<br />
Nella casistica che abbiamo registrato si è rilevata nella maggioranza degli elefanti una predominanza di torsioni sinistre nel cranio. Abbiamo trovato spesso anche delle notevoli restrizioni diaframmatiche, che abbiamo imputato con buona probabilità all’aspetto emotivo. Nei casi invece di elefantini con code mozzate c’erano lesioni intra-ossee diffuse sia a livello sacrale che coccigeo.<br />
La cosa complicata con questi animali era fare del lavoro strutturale sulle suture craniche. Il lavoro straordinario fatto sugli elefanti più piccoli è stato quello intraorale grazie al fatto che hanno una sorta di sucking reflex. Quando metti il pollice nella loro bocca automaticamente attivano la suzione che ti permette di lavorare sulla sutura intermascellare e sullo sfenoide. Mentre continuano a succhiare puoi lavorare per più minuti e intervenire anche sul cranio.<br />
Tra le varie tipologie di lavoro abbiamo fatto anche l’intervento strutturale di articolazione delle cervicali. Gli elefanti hanno delle vene esterne molto grandi dietro le orecchie che servono alla termoregolazione. Infatti se li tocchi dietro le orecchie senti che è molto fresco e il contatto della mano in questa area termicamente protetta gli dà molto piacere. In questo modo gli elefanti si rilassano e così ti consentono di manovrare le cervicali articolandole piano piano, sopratutto a livello occipitale oppure passando da sotto a livello sub-occipitale. Ad esempio su un elefantino che aveva una lesione alla proboscide e aveva perso l’esterocezione, abbiamo fatto un lavoro di bilanciamento fasciale. In alcuni caso abbiamo lavorato anche in tre contemporaneamente: io Tony ed un altra ragazza osteopata. Uno lavorava sul cranio, uno sulla zona toracico-addominale e l’altro sull’articolazione sacro-iliaca. Dopo ogni sessione di trattamento si creava una sinergia tra noi operatori, senza dirci nulla capivamo quale era il momento di interrompere il trattamento. In maniera quasi automatica tutti noi ci allontanavamo e ci sdraiavamo là vicino agli animali e nessuno diceva una parola. Si creava un silenzio talmente tangibile, paragonabile a quella che nel nostro lavoro viene chiamata dinamic stillness, ossia la dimensione della quiete. Evidentemente questa dimensione viene molto favorita dalla natura e dall’ambiente che c’è intorno. Si entra in un’armonia tra animale, ambiente e uomo, in una dimensione di relazione con l’essere. Questa situazione si è verificata due volte ed è durata circa venti-trenta minuti. E’ stato come un ritorno alla natura, non vorresti più andartene, un ritorno ad un ambiente che sai esserti già appartenuto e dal quale in qualche modo ti sei estraniato.<br />
Da questa esperienza ho appreso che nel  trattamento con gli animali, in quel tipo di ambiente naturale così forte, in realtà non c’era né un terapeuta né un paziente: si verificava un’ interazione dinamica tra uomo e animale in cui io mi sentivo nello stesso tempo sia paziente che terapeuta. Alla fine di ogni trattamento mi sentivo profondamente cambiato, avveniva un processo terapeutico reciproco. Sicuramente questo avviene anche quando fai un trattamento ad un essere umano, ma in quel contesto le sensazioni venivano rinforzate dalla potenza della natura, dalla presenza di questi animali selvaggi che hanno un forte senso della libertà.<br />
Trattando questi animali in realtà vieni trattato anche tu, capisci che sono loro che scelgono te, ti guidano là dove devi andare, scelgono quando e come rilasciare ed in questo processo di interazione terapeutica la mia disfunzione entrava in sincronia con la loro e trovavamo un punto di bilanciamento reciproco.<br />
Già esiste la pet therapy, lì invece si faceva human therapy  era la situazione contraria.<br />
La differenza tra il  trattamento osteopatico con gli esseri umani e quello con gli animali è che con gli animali c’è molta più intuitività, c’è meno filtro mentale sia del terapeuta che del paziente. Quando ero lì avevo pochi minuti per trattare quindi non pensavo, la mano andava da sola, mi muovevo in maniera intuitiva e veloce, toccavo e poi lasciavo andare.  Solo in un momento successivo mi trovavo a dare una spiegazione e a razionalizzare ciò che avevo fatto. Il problema che abbiamo avuto durante questo progetto è stato quello di non poter misurare direttamente i miglioramenti perchè non c’erano gli strumenti per poterlo fare, a parte ciò che ci riportavano i custodi sui cambiamenti che effettivamente notavano. In futuro cercheremo di documentare meglio questa interessantissima esperienza.</p>
<p><strong>Paolo Tozzi</strong><br />
Osteopata e fisioterapista, si occupa da tempo di problematiche legate alla medicina olistica. Dal 2008 ricopre la carica di Tesoriere dell’Os.E.A.N. &#8211; Osteopathic European Academic Network &#8211; <a href="http://www.osean.com ">www.osean.com </a>- ed è  Vice-Direttore e Responsabile dei rapporti internazionali e dei corsi postgraduate presso la sede CROMON di Roma &#8211; <a href="http://www.cromon.it">www.cromon.it</a> -<br />
Dal Giugno del  2007  è Membro della famigerata S.O.A.P. &#8211; Society of Osteopaths in Animal Practice; UK &#8211; <a href="http://www.uksoap.org.uk">www.uksoap.org.uk</a> -<br />
E’ stato membro della commissione didattica del R.O.I. &#8211; Registro degli Osteopati Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siti di riferimento:</strong><br />
<a href="http://www.cromon.it  ">www.cromon.it </a><br />
<a href="http://www.uksoap.org.uk">www.uksoap.org.uk</a><br />
<a href="http://www.sheldrickwildlifetrust.org   ">www.sheldrickwildlifetrust.org </a><br />
<a href="http://www.zooost.com">www.zooost.com</a></p>
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		<title>Impatto del trattamento osteopatico sulla funzione visiva</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 09:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze di trattamento]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di  Giovanni Pasqualetti, Osteopata &#8211; Antonio Gemignani, Optometrista





Introduzione 
Lo studio, circoscritto a sette studenti di età compresa tra gli 8 e i 15 anni (5 maschi e 2 femmine), si è prefisso di evidenziare le possibili ripercussioni del trattamento osteopatico sulle abilità visive di ordine sensoriale e oculomotorio.  Dopo una raccolta anamnestica circostanziata in data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di  Giovanni Pasqualetti, Osteopata &#8211; Antonio Gemignani, Optometrista</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, circoscritto a sette studenti di età compresa tra gli 8 e i 15 anni (5 maschi e 2 femmine), si è prefisso di evidenziare le possibili ripercussioni del trattamento osteopatico sulle abilità visive di ordine sensoriale e oculomotorio.  Dopo una raccolta anamnestica circostanziata in data 16 Luglio 2010 i giovani pazienti sono stati sottoposti alla valutazione visiva funzionale iniziale seguita da quattro sedute di valutazione e trattamento osteopatico secondo le metodiche descritte nella sezione specifica condotte il 16 Luglio, 26 Luglio, 9 Agosto e 30 Agosto ad eccezione delle due bambine che per motivi contingenti hanno potuto sottoporsi rispettivamente a due e tre sedute. In data 3 Settembre 2010 è stata condotta la valutazione visiva funzionale di monitoraggio con gli stessi criteri e accorgimenti sequenziali, strumentali e ambientali più avanti descritti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Test di analisi visiva funzionale e materiali </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sequenza dei test d’analisi visiva è stata così costituita:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">rilevamento del visus monoculare abituale con ottotipo stampato a E di Albini per la distanza di 3m in progressione logaritmica</li>
<li style="text-align: justify;">retinoscopia dinamica Monocular Estimated Method (MEM) a 40 cm con retinoscopio Heine a spot luminoso in configurazione a specchio concavo e mira di fissazione relativa posta sulla testina dello strumento. Il fine è quello di rilevare il livello accomodativo e la qualità del riflesso retinico indice della performance senso-percettiva visiva</li>
<li style="text-align: justify;">Cover test per il rilevamento forico-tropico alla distanza di 40cm utilizzante paletta occludente e sferetta cromata di 1cm di diametro (sfera di Wolf) per la fissazione</li>
<li style="text-align: justify;">punto prossimo di rottura eseguito con sfera di Wolf cromata per la fissazione binoculare</li>
<li style="text-align: justify;">saccadi binoculari condotte con due sferette di fissazione di diverso colore posizionate all’orizzonte prossimale di 40cm</li>
<li style="text-align: justify;">pursuit binoculari alla distanza di 40cm con fissazione su sferetta di Wolf cromata</li>
<li style="text-align: justify;">Corda di Brock all’orizzonte prossimale utilizzante tre palline di fissazione di colore diverso allineate sulla corda per lo studio della proiezione spaziale</li>
<li style="text-align: justify;">test al Telebinocular, stereoscopio di costruzione statunitense ben conosciuto e ampliamente utilizzato in ambito optometrico funzionale. Con esso sono state condotte quattro batterie di test standardizzati: Visual Skills, Progress of Fusion, Clinical Fusion, Multistereotest</li>
<li style="text-align: justify;">Tavola di Localizzazione Spaziale (TLS) per lo studio della sintesi motoria di localizzazione a isolamento visivo, ovvero per evidenziare l’interpretazione dello spazio visivo prossimale eludendo il contatto visivo con la mano  Viene riportata di seguito l’intera scheda analitica predisposta e utilizzata.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2011/02/Relazione-da-pubblicare-2.pdf">scarica documento completo in pdf </a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Lotus birth per la figlia di un osteopata…</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 09:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gravidanza e nascita]]></category>

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		<description><![CDATA[Dott. Luca Daini &#8211; OSTEOPATA D.O M.R.O.I.
Conoscevo il lotus birth, come operatore nel campo delle medicine complementari, ma solo un mese prima della nascita della nostra terza figlia Elisa, insieme a mia moglie, già precesarizzata due volte, abbiamo approfondito l’argomento e deciso di richiederlo come modalità di nascita.
Per chi non lo conoscesse, il lotus birth [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Dott. Luca Daini &#8211; OSTEOPATA D.O M.R.O.I.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Conoscevo il <em>lotus birth</em>, come operatore nel campo delle medicine complementari, ma solo un mese prima della nascita della nostra terza figlia Elisa, insieme a mia moglie, già precesarizzata due volte, abbiamo approfondito l’argomento e deciso di richiederlo come modalità di nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi non lo conoscesse, il lotus birth è&#8217; “la procedura di nascita in cui il cordone ombelicale non viene reciso e il neonato resta collegato alla sua placenta. Pochi giorni dopo la nascita (dai 2 ai 10, ma di media 3/4) il cordone si separa in modo naturale dall&#8217;ombelico del bambino. Il contatto prolungato con la placenta permette al bambino di ricevere tutta la quantità del preziosissimo sangue placentare che è presente alla nascita e che la natura ha previsto per la costituzione del sistema immunitario. E’ Un tempo importante per stabilizzare il sistema respiratorio autonomo e gli altri organi” (estratto dal sito ufficiale <a href="http://www.lotusbirth.it">www.lotusbirth.it</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Elisa,  era candidata a nascere attraverso parto cesareo programmato per il 12 gennaio 2011, nell’Ospedale di La Spezia. La poca naturalità della “programmazione necessaria di un parto”, ha rafforzato ancora di più la scelta per il <em>lotus birth</em>, forse proprio nel tentativo di smorzarne le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stato presente in sala operatoria col compito di gestire la placenta, dal momento che in tale struttura non esiste personale riferito a tale operazione. Al termine del parto, dopo il secondamento manuale della placenta, mi ha particolarmente colpito la valutazione della neonatologa in merito alla pulsazione del cordone: lo ha tenuto pinzato fra le dita e dopo circa tre minuti da quando la placenta è stata rimossa dall’utero  ha detto: “non c’è più pulsazione…” .</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue parole mi hanno richiamato alla mente l’eco di una cultura medica moderna che non ritiene necessario lasciare il cordone attaccato al neonato una volta che ha smesso di pulsare: in alcuni casi la recisione avviene ancor prima della cessazione della pulsazione, in particolare in caso di  raccolta delle cellule staminali .</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta che con mamma e figlia sono arrivato in camera, in un clima più riservato e famigliare rispetto a quello della sala operatoria, ho deciso di valutare anch’io se nella placenta non ci fosse più pulsazione, ma non limitandomi alla pulsazione arteriosa, bensì a quello che noi osteopati chiamiamo IRC (impulso ritmico cranico). L’IRC è una “pulsazione” che si impara a misurare manualmente durante la formazione osteopatica; si tratta di un ritmo più lento di quello respiratorio  arterioso, la cui frequenza  si aggira intorno alle 8-12 oscillazioni al minuto, e che è possibile percepire in tutti i tessuti del corpo vivente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver valutato l’IRC sulla bambina, ho provato a sentire se fosse presente anche nella placenta, oramai non più pulsante dal punto di vista arterioso. Con mio grosso stupore,  l’impulso ritmico cranico era presente, ed inoltre era  identico sia nella frequenza che nella ampiezza e forza di espressione a quello della bambina, come se il corpo della neonata e la placenta fossero un tutt’uno che partecipa allo stesso “respiro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho continuato a valutare l’IRC nei giorni seguenti. Il secondo giorno la placenta aveva un ritmo diminuito, con minore ampiezza e forza rispetto a quello della bambina, e tale diminuzione è continuata fino a che il quarto giorno non ho più avvertito la presenza di IRC nella placenta. E’ stato come se la vitalità lentamente lasciasse quella parte dell’”unità neonata-placenta” che per 9 mesi l’aveva interfacciata alla madre, le aveva dato nutrimento, per trasferirsi, lentamente e completamente, in quei 4 giorni, tutta verso  il corpo della bambina.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto mi sono chiesto se valesse la pena continuare a tenere cordone e placenta attaccati a Elisa, visto il disagio di piccole trazioni a livello ombelicale che si generavano durante l’allattamento, i cambi di pannolino e la gestione generale della piccola, oppure non fosse meglio recidere il cordone, oramai mummificato, alla base dell’ombelico.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, ho pensato che, se per la neonatologa il cordone si poteva recidere 3 minuti dopo il parto, e per l’osteopata 4 giorni dopo, ci possa essere qualche parametro che ancora non siamo in grado di  valutare e che un giorno ci dimostrerà che gli scambi tra neonato e placenta avvengono fino al completo naturale distacco, pertanto, insieme a mia moglie, abbiamo deciso di aspettare che madre natura facesse il suo lavoro indisturbata e che il cordone di Elisa si staccasse naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione a questa esperienza posso dire che il lotus birth sia una buona scelta di modalità di nascita, utile anche a compensare quelle situazioni come la nostra dove si è costretti ad anticipare la venuta al mondo del neo nascituro ( includo qui le nascite naturali pre-termine ) in quanto permette un distacco più graduale dell’infante dalla fonte del suo nutrimento e quindi un “passaggio di consegne” del lavoro di sostentamento meno traumatico agli apparati cardiopolmonare e gastroenterico, e inoltre prolunga l’unione con quel tessuto anatomico che è la placenta, che forse più di altri ha trasmesso l’impulso vitale per nove mesi al bambino, sincronizzandolo in qualche modo a tutte quelle frequenze che è necessario armonizzare per mantenere la vita (frequenza cardiaca, IRC e probabilmente altre meno facili da percepire).</p>
<p style="text-align: justify;">Quella sopra descritta è stata la mia esperienza, durante la quale, in qualità di operatore e padre, potrei  non aver avuto una prospettiva del tutto neutra, pertanto invito altri osteopati a valutare cosa accade durante il <em>lotus birth</em>, per creare una serie di casi osservati e poter trarre elementi utili per andare avanti nella comprensione di questo sconfinato evento che è la vita, da cui non si finirà mai di imparare.</p>
<p style="text-align: justify;">Eventi come il <em>lotus birth </em>ci ricordano quanto di inspiegato ancora ci sia di fronte al misterioso evento della nascita di una nuova vita e, di conseguenza, quanto possa essere futile il tentativo di dare spiegazioni in base a schematismi basati su conoscenze povere.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la nascita col metodo lotus di Elisa posso dire di essere entusiasta dell’esperienza, la rifarei per un eventuale quarto figlio e sicuramente la consiglio a tutti, consapevole del fatto che una pratica come questa possa attirare maggiormente quei genitori che credono che i figli possano nascere anche senza intervento medicalizzato, naturalmente nei casi in cui la salute o la vita del nascituro non siano in pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dott. Luca Daini &#8211; OSTEOPATA D.O M.R.O.I.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni visitate il sito</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lotusbirth.it">www.lotusbirth.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lotusbirth.it/testimonianze.html">Altre testimonianze di lotus birth </a></p>
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		<title>27 Marzo: 138° anniversario della nascita di W. G. Sutherland</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 12:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Craniosacrale e...]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse & Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto dal sito tuttosteopatia.it
Cenni Biografici
William Garner Sutherland, terzo di quattro figli, nacque a Portage County (Wisconsin) il 27 marzo del 1873, in una modesta famiglia d’origine scozzese.
Il suo primo lavoro fu come reporter  investigativo per un giornale locale del Wisconsin settentrionale, l’  Austin Daily Herald.         [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">tratto dal sito tuttosteopatia.it</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cenni Biografici<br />
<strong><strong><img style="margin: 10px; border: 4px solid black;" src="http://www.tuttosteopatia.it/foto/osteo_storiche/sutherland.jpg" alt="William G. Sutherland" hspace="8" vspace="8" width="114" height="142" align="right" /></strong></strong>William Garner Sutherland</strong>, terzo di quattro figli, nacque a Portage County (Wisconsin) il 27 marzo del 1873, in una modesta famiglia d’origine scozzese.<br />
Il suo primo lavoro fu come reporter  investigativo per un giornale locale del Wisconsin settentrionale, l’  Austin Daily Herald.                                 Nel 1895, a causa di problemi di salute  di un suo fratello, incontrò l’osteopatia e decise di iscriversi all’ <a href="http://www.tuttosteopatia.it/diffusione_osteopatia.php#aso">American School of Osteopathy</a>,  (successivamente  Kirksville College of Osteopathic Medicine ), scuola  al tempo molto contestata in tutti gli ambienti della medicina  ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 giugno del <strong>1900</strong>,  all’età di 25 anni, <strong>si laureò all’ASO</strong> distinguendosi come uno degli <strong>studenti  più brillanti</strong> del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tuttosteopatia.it/andrew_taylor_still.php">Dott. A.T Still</a></span>,  e già durante il corso dei suoi studi ebbe le <strong>prime intuizioni sulla mobilità delle ossa del cranio</strong> per giungere  poi, grazie alle sue ricerche durate  una  vita, ad  estendere i principi osteopatici allo studio del cranio e porre le  basi  per lo sviluppo dell’osteopatia craniale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;L&#8217;idea  nacque osservando le ossa di un cranio umano presente nell’A. T. Still  Infirmary.                                            Le superfici articolari di  queste ossa mi sembrarono, con il loro contorno,  destinate ad una  mobilità articolare.&#8221;¹</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, come disse bene Lionelle  Issartel:<br />
&#8220;<em>l&#8217;idea  malsana ritornava  ad ossessionarlo e decise, per mettersi l’anima in  pace, di mettere alla prova ciò  che gli avevano insegnato, cioè che a  parte la mandibola, tutte le ossa del  cranio sono statiche</em>&#8220;.²</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 12px; border: 1px solid black;" src="http://www.tuttosteopatia.it/foto/osteo_storiche/osteopatia_craniale_clip.jpg" border="1" alt="da Vinci's Seat of the Soul" hspace="12" width="120" height="108" align="left" /> (…) “<em>Fu   allora che G. Sutherland iniziò con la punta di temperino a  disarticolare i crani,  e il suo approccio paziente, meticoloso,  approfondito, si rivelò di notevole  importanza. Sutherland stupefatto,  fu capace di dimostrare la mobilità delle  ossa del cranio, e con un  manuale di meccanica in mano, iniziò ad analizzare  precisamente ogni  osso, ogni superficie, ogni sutura e incastro tra le ossa</em>”.³</p>
<p style="text-align: justify;">(..)“<em>Ossessionato  dalla sua scoperta, tenne solo per  lui e per numerosi anni il frutto  delle sue ricerche. Cominciò a studiare e a  verificare su se stesso le  possibili conseguenze di una lesione osteopatica.  Provò con diversi  metodi, e i risultati ottenuti dalle sue esperienze, lesioni  scomparse  grazie ad autotrattamenti basati su forti conoscenze anatomiche e sue   abilità tecniche, lo convinsero che poteva iniziare senza rischio a  trattare  anche il suo pazienti</em>”.4</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 8px;" src="http://www.tuttosteopatia.it/foto/osteo_storiche/W.sutherland.jpg" alt="" hspace="5" vspace="2" width="150" height="199" align="left" />Nel  settembre 1929</strong> Sutherland sentì che era giunto il momento di condividere la sua   scoperta con tutto l’ambiente osteopatico, e approfittando di una  riunione  della zona del Minnesota <strong>presentò il  concetto craniale</strong>, che per meglio definire aveva dedicato venti anni della  sua vita.<br />
Ma malgrado il suo duro e lungo  lavoro di  ricerca, il concetto craniale  venne in  quella circostanza  in gran parte ignorato dai professionisti del suo campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sutherland  fu caparbio, e provò a far arrivare il suo messaggio  scrivendo un  articolo per il Journal of Osteopathy, che purtroppo decise di non  pubblicare.<br />
Finalmente nel luglio del 1931 il suo primo  articolo intitolato &#8220;<em>Skull motion</em>”  comparì nel Northeast Bulletin, e venne poi seguito da una serie di altri  articoli come per esempio  &#8220;<em>Cranial membranous strains</em>&#8221;  pubblicato nel dicembre dello stesso anno sul Western Osteopathic.<br />
Da  quel momento in poi una serie di eventi favorevoli si susseguirono.<br />
L&#8217;interesse  per il concetto  craniale elaborato e difeso da Sutherland fu crescente, e nel  corso  dell&#8217;estate del <strong>1932</strong> fu <strong>invitato ad esporre le sue idee alla  Convenzione Nazionale </strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tuttosteopatia.it/diffusione_osteopatia.php#aoa">dell’American Osteopathic Association</a></span></strong> a Detroit.</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 12px; border: 0pt none;" src="http://www.tuttosteopatia.it/foto/libri/piccole/la_sfera_craniale_piccola.jpg" border="0" alt="La sfera craniale" hspace="12" width="111" height="142" align="right" />- Nel <strong>1939</strong>, (dieci anni dopo la sua prima  conferenza senza eco) <strong>pubblicò</strong> <strong>il suo primo libro, </strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tuttosteopatia.it/dettagli_libro.php?id=57">The Cranial Bowl</a></span></em></strong><strong>;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">- Nel 1940, ebbe l&#8217;autorizzazione a condurre  due settimane di corso al Polyclinic and Post-graduate College  di Denver;</p>
<p style="text-align: justify;">-  Nel 1942, in occasione della Convenzione  Nazionale di Chicago molti  membri dell’ AOA gli chiesero informazioni sulle sue  idee. E in seguito  venne anche costituita una commissione di lavoro che incaricò  il Dr.  Howard e Rebecca Lippincott di preparare un Manuale di tecniche   craniali;</p>
<p style="text-align: justify;">- Nel 1943, venne fondato il primo gruppo di  studi sull&#8217;osteopatia cranica;</p>
<p style="text-align: justify;">- L&#8217;anno successivo il Collegio d&#8217;osteopatia di  Moines organizzò una serie di corsi post-universitari sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Nel luglio 1946, il  dott. Raleigh fondò l’ Osteopathic Cranial  Association che successivamente, nel  1960, si chiamerà Cranial Academy.</p>
<p style="text-align: justify;">- Nel 1951, Harold Ives  Magoun pubblicò la bibbia degli osteopati: <em>Osteopathy in the Cranial Field</em>, il  lavoro di riferimento per gli osteopati che si avvicinano al trattamento  osteopatico craniale.</p>
<p style="text-align: justify;">- Nel 1953, Sutherland vede nascere il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tuttosteopatia.it/osteopatia_craniale.php?id=6#">Sutherland Cranial Teaching Fondation</a></span> che si proporrà come  obiettivo di condurre studi scientifici sul meccanismo respiratorio primario.</p>
<p style="text-align: justify;">Sutherland <strong>morì  il 23 settembre 1954</strong>, all’età di 84 anni<strong>, lasciando un contributo inestimabile nell’ambito osteopatico e della  ricerca in genere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sull&#8217;<a href="http://www.craniosacrale.it/club/">area abbonati </a>di craniosacrale.it  il libro ormai fuori catalogo</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Conoscere l&#8217;Osteopatia&#8221; di Lionelle e Marielle Issartel</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2012/03/logoacsi.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5144" title="logoacsi" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2012/03/logoacsi-e1332498299121.png" alt="" width="150" height="81" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="file:///Users/maderu/Desktop/logoacsi.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="file:///Users/maderu/Desktop/logoacsi.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.acsicraniosacrale.it/site01/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=115:craniosacral-day-2&amp;catid=36:eventics&amp;Itemid=18">Settimana craniosacrale 24 &#8211; 31 marzo 2012</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella settimana in cui cade questa ricorrenza (24 -31 marzo 2012) verranno organizzati dai soci ACSI in tutta Italia, eventi con lo scopo di diffondere la conoscenza di questa importante disciplina.</p>
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		<title>Che cos’è il Craniosacrale</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 15:09:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che cos'è]]></category>
		<category><![CDATA[Craniosacrale]]></category>

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		<description><![CDATA[Tecnica manuale dolce e non invasiva, nata dalle intuizioni dell’osteopata William Garner Sutherland, la disciplina Craniosacrale si è evoluta in un trattamento che riconosce le profonde capacità di autoguarigione del corpo.
Ancora studente alla facoltà di osteopatia, Sutherland scoprì che il cranio e tutto ciò che contiene è progettato per il movimento respiratorio. In cinquant’anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br style="clear: both;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tecnica manuale dolce e non invasiva, nata dalle intuizioni dell’osteopata William Garner Sutherland, la disciplina Craniosacrale si è evoluta in un trattamento che riconosce le profonde capacità di <em>autoguarigione del corpo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora studente alla facoltà di osteopatia, Sutherland scoprì che il cranio e tutto ciò che contiene è progettato per il movimento respiratorio. In cinquant’anni di ricerche Sutherland continuò ad approfondire l’esplorazione di quello che oggi è chiamato il <strong><em>Sistema Respiratorio Primario</em></strong>, arrivando a definire un sistema a molti livelli che respira autonomamente a partire da una potenza più profonda che agisce all’interno dei fluidi corporei. Sutherland chiamò “<strong><em>Respiro della Vita”</em></strong> questa forza che ci anima. Il ritmo vitale della respirazione polmonare diventò secondario rispetto alla <strong><em>Respirazione Primaria,</em></strong> un movimento involontario che anima tutte le cellule del nostro corpo, intese come un’unità di funzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo costituiti al 70 % da liquidi, la nostra vita embrionale si forma nei fluidi e la nostra salute nasce dalla loro libera espressione. Se consideriamo i fluidi del corpo come un organismo unico possiamo comprendere l’idea che il nostro corpo dei fluidi (il sangue, la linfa, il liquido cefalorachidiano, la matrice fluida intra ed extra cellulare) sia attraversato da correnti e maree.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ così che la lesione, il disagio, la stessa malattia, si manifestano come una limitazione alla libera circolazione fluida e un’alterazione dei nostri ritmi innati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Craniosacrale è una pratica di contatto profondo con il sistema della persona che ha il potenziale di facilitare la connessione con la saggezza guaritrice intrinseca del corpo. Questa disciplina opera allo scopo di preservare, consolidare e favorire lo stato di salute e benessere della persona, considerata nella sua globalità somatica: fisica, emozionale ed energetica. È un approccio olistico che promuove la salute, cooperando con le risorse presenti nel sistema dell’essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/wp-content/uploads/2010/03/cranio2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1740" style="margin: 7px;" title="cranio2" src="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/cranio2-150x139.jpg" alt="" width="150" height="139" /></a></p>
<p><br style="clear:both"/></p>
<p style="text-align: justify;">
<h4 style="text-align: justify;">Cenni storici</h4>
<p style="text-align: justify;">L’osteopata A.T. Still (1828-1917) alla fine del 1800, e in seguito il suo allievo Dr. W.G. Sutherland (1873-1954), riconobbero la presenza e fon­damentale importanza di sottili impulsi ritmici nella fisiologia e ne studiarono la profonda relazione con la salute e la malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dr. Sutherland a seguito di una lunga e minuziosa ricerca re­alizzò che il movimento delle ossa craniali è indissolubilmente connesso al movimento ritmico di tessuti e fluidi al centro del corpo, quali il liquido cerebrospinale, il sistema nervoso centrale, le membrane che circondano e suddividono il sistema nervoso centrale, le ossa del cranio e l’osso sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Grandi luminari come il Dr. Rollin E. Becker (1919-1996) e Viola Fryman  svilupparono successivamente il Concetto Craniale di Sutherland e condussero una vasta ricerca e pratica clinica convalidando il tipo di approccio e la sua efficacia. Fu solo negli anni ‘70 che il Dr. Upledger, sulle tracce dei suoi predecessori, divulgò ad un pubblico non-medico la disci­plina di trattamento del corpo che oggi viene chiamata tera­pia craniosacrale.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Importanti ricercatori e praticanti dagli anni ‘80 a oggi, come Franklyn Sills, Michael Kern e Michael Shea ed altri, hanno sviluppato la terapia craniosacrale classica per fondare una modalità di lavoro definita: <strong>craniosacrale biodinamico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" />
<p style="text-align: justify;">
<h4 style="text-align: justify;">Craniosacrale Biomeccanico e Biodinamico</h4>
<p style="text-align: justify;">Sutherland, osteopata, scoprì e sviluppò il Concetto Craniale. Da vero scienziato somatico egli impiegò diversi  anni per comprendere questo movimento intrinseco che interessa tutto il Sistema Respiratorio Primario, sperimentandolo sul proprio corpo. L’evoluzione del suo lavoro si è nel tempo polarizzata in due modelli distinti ma interconnessi: uno è il modello biomeccanico, l’altro quello biodinamico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L’approccio biomeccanico</em></strong><em> è caratterizzato dall’ascolto del Ritmo Cranio Sacrale da un punto di vista maggiormente strutturale, per cercare di individuare le anomalie del sistema e poi ripristinarle.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L’approccio biodinamico</em></strong>si rivolge più alla percezione della Quiete Dinamica e ai suoi effetti sulla Marea Lunga e sulla Marea Media: <em>ritmi più lenti e profondi, che organizzano il ritmo più superficiale e sono portatori di un’intenzione innata alla salute. Questi ritmi si manifestano sin dalla fase embrionale, accompagnando lo sviluppo e l’organizzazione dell’essere umano in un progetto di salute.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il termine ‘biodinamico’ era già stato utilizzato dall’embriologo tedesco Eric Blechschmidt riferendosi alle forze dei fluidi dell’embrione che portano ordine e organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Biodinamica significa ‘integrità’, interezza. Dal punto di vista della terapia craniosacrale biodinamica, l’integrità non è una teoria: è piuttosto il movimento della Respirazione Primaria. Il termine ‘biodinamico’ implica una qualità essenziale o “un’originalità”, come diceva Blechschmidt, che si osserva, in particolare, nei primi stadi dello sviluppo embrionale. Questo si riferisce ad una integrità, una completezza, che si presenta nell’embrione prima che si sviluppino le singole parti, e l’integrità rimane costante per tutta la vita. L’integrità è rappresentata dal movimento della Respirazione Primaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L’approccio craniosacrale biodinamico è orientato a contattare e stimolare la forza della salute piuttosto che a focalizzarsi esclusivamente sui problemi delle persone</em></strong>. Si rivolge alla percezione dei ritmi e flussi dell’energia vitale più lenti e profondi. Nell’approccio Biodinamico del lavoro craniosacrale questi ritmi, chiamati “Respirazione Primaria”, rappresentano la fondamentale espressione della nostra salute e vitalità. Attraverso una modalità di contatto non-direttiva, orientata al sostegno, all’ascolto profondo e a una qualità di presenza appropriata, viene ripristinata una connessione con questi ritmi naturali a favore di un ri-equilibrio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operatore craniosacrale biodinamico si pone in un ascolto consapevole dell’altro e così facendo genera una campo di accoglienza e sostegno in cui, insieme alle proprie capacità e metodologie professionali specifiche,  riesce ad intervenire sulle forze che inibiscono l’espressione della salute.</p>
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		<title>Buon anno</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 12:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La redazione e tutto lo staff di craniosacrale.it vi augurano un felice 2011.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La redazione e tutto lo staff di craniosacrale.it vi augurano un felice 2011.</p>
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		<title>Meridiani Miofasciali II edizione</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Thomas Myers
 
Giunto alla seconda edizione, “Meridiani Miofasciali” si è affermato  nel tempo come uno dei testi di riferimento per gli operatori che  lavorano con i diversi approcci somatici. Meyers propone una nuova  comprensione di come il movimento e la stabilità interagiscono  attraverso la rete miofasciale. E’ il sistema della fascia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Thomas Myers</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Giunto alla seconda edizione, “Meridiani Miofasciali” si è affermato  nel tempo come uno dei testi di riferimento per gli operatori che  lavorano con i diversi approcci somatici. Meyers propone una nuova  comprensione di come il movimento e la stabilità interagiscono  attraverso la rete miofasciale. E’ il sistema della fascia che dà  energia, supporta e connette tutti i tessuti e traduce le contrazioni  muscolari in movimento organizzato. La base concettuale del libro è che i  muscoli operano anche tramite continuità anatomiche funzionali,  integrate in tutto il corpo attraverso la rete fasciale. Questi strati e  linee di continuità, secondo la visione rivoluzionaria dell’autore,  seguono l’ordito e la trama del tessuto connettivo corporeo, formando  “meridiani anatomici” tracciabili di miofascia.  I criteri di mappatura  dei meridiani miofasciali permettono quindi di capire il più vasto  pattern dei rapporti strutturali. Meyers contribuisce allo sviluppo di  una visione globale a favore di nuove strategie di trattamento, di cura e  di educazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda edizione, presentata con un nuovo layout e design, include numerosi aggiornamenti:</p>
<p style="text-align: justify;">- recenti scoperte della ricerca sulla fascia;</p>
<p style="text-align: justify;">- 140 nuove immagini a colori;</p>
<p style="text-align: justify;">- 2 nuove appendici dedicate ai protocolli di integrazione strutturale e al confronto con i meridiani della medicina orientale;</p>
<p style="text-align: justify;">- nuovi riferimenti bibliografici, agli indirizi web e ai materiali video in commercio;</p>
<p style="text-align: justify;">- un dvd in allegato al libro che contiene le animazioni in computer  grafica delle Linee, le tecniche di rilascio fasciale e i video delle  dissezioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prefazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sin dalla prima pubblicazione nel 2001, l’ambito e le applicazioni  dell’idee contenute in questo libro hanno superato di gran lunga ogni  aspettativa dell’autore. Siamo stati cosi invitati a presentare le  suddette idee e le loro applicazioni in ogni continente, salvo in  Antartide, ad una vasta varietà di professionisti inclusi medici della  riabilitazione, fisioterapisti, chiropratici, osteopati, psicologi,  allenatori sportivi di atletica, insegnanti di yoga, insegnanti di arti  marziali, istruttori di recitazione, massoterapisti e terapisti somatici  di tutte le branche. Oggi una semplice ricerca di “Anatomy Trains” su  Google® mostra circa 20.000 voci dedicate, infatti sia i terapisti che  gli educatori hanno trovato utili le sue applicazioni ben oltre la  nostra previsione iniziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa seconda edizione include molti piccoli aggiornamenti e  correzioni emerse durante la pratica e l’insegnamento, come pure i dati  ricavati dalle prime dissezioni, realizzate già a partire dalla prima  edizione insieme a Todd Garcia e ai Laboratories of Anatomical  Enlightment. Inoltre, siamo stati in grado di includere qualche recente  scoperta, fatta successivamente alla prima pubblicazione, che riguarda  il mondo fasciale e miofasciale (di cui gran parte è stato riassunto  nella conferenza sulla ricerca fasciale dell’ottobre 2007 &#8211;  www.Fascia2007.com), e di completare quelle aree che nonostante la  nostra iniziale ignoranza ci hanno ora permesso di accedere ad una  visione del mondo più ampia. Quest’edizione beneficia della grafica  completamente rinnovata di Debbie Maizel e Philip Wilson, così come di  un aggiornamento a colori della grafica fornita da Graeme Chambers. Da  Michael Frenchman e dal grafico video sono state aggiunte nuove foto  delle sessioni per gli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuovi disegni, completamente a colori, permettono un accesso  codificato alle informazioni, concedendo ad un lettore veloce una rapida  inquadratura dei concetti più rilevanti e al curioso una dettagliata  analisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come molti libri odierni di testo, quest’edizione incrementa  l’utilizzo di supporti elettronici mediatici. Il testo è stato munito di  indirizzi website per ulteriori approfondimenti oltre al nostro sito  www.anatomytrains.com che viene costantemente aggiornato. In supporto  professionale alle applicazioni dei concetti dei Meridiani Miofasciali  abbiamo anche prodotto una nutrita serie di referenze bibliografiche e  una dozzina e più di DVD.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il DVD in accompagnamento a questo libro</strong> fornisce  degli approfondimenti altrimenti non disponibili nel formato cartaceo,  inclusi i filmati della menzionata serie di DVD, rappresentazioni in  computer grafica dei Meridiani Miofasciali, ulteriori dissezioni delle  fotografie, scene video e qualche foto extra per l’utente, al fine di  visualizzare la pratica della sessione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo si accede rapidamente sia alla comprensione del ruolo  della fascia che alle implicazioni e applicazioni dei Meridiani  Miofasciali. Questa nuova edizione e le sue connessioni alla rete  assicurano un aggiornato punto di vista sulla fascia, un elemento  ampiamente mancante nello studio del movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Thomas W. Myers</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/catalogo/index.php?main_page=product_info&amp;cPath=1&amp;products_id=70">Aquistalo sul nostro sito con il 15% di sconto</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.craniosacrale.it/catalogo/index.php?main_page=product_info&amp;cPath=1&amp;products_id=70"><img src="http://www.anatomytrains.it/wp-content/uploads/2011/05/meridiani-miofasciali.jpg" border="1" alt="copertinameridiani" width="284" height="351" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Accettare la morte dell’osteopatia. Un nuovo inizio</title>
		<link>http://www.craniosacrale.it/wp/?p=1244</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 09:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Craniosacrale e...]]></category>

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		<description><![CDATA[di James S. Jealous. DO

Il discorso di accettare la morte dell’osteopatia è un argomento  difficile da seguire, a meno che non abbiate vissuto la pratica quotidiana  dell’osteopatia tradizionale. “Osteopatia tradizionale”è il termine che uso per definire una pratica  generica, che tratta pazienti di ogni tipo e di ogni età affetti dalle  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di James S. Jealous. DO</h4>
<p style="text-align: justify;"><br style="clear: both;" /><br />
Il discorso di accettare la morte dell’osteopatia è un argomento  difficile da seguire, a meno che non abbiate vissuto la pratica quotidiana  dell’osteopatia tradizionale. “Osteopatia tradizionale”è il termine che uso per definire una pratica  generica, che tratta pazienti di ogni tipo e di ogni età affetti dalle  più varie malattie, usando le abilità percettive dell’osteopatia&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">leggi documento completo in formato pdf  <a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/wp-content/uploads/2010/05/Jealous.pdf">Jealous</a> (52 kb)</p>
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		<title>Ambiti culturali nella Terapia Craniosacrale Biodinamica</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 09:23:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voglio rendere omaggio al fondatore di questo magnifico complesso di  conoscenze.
Il Capitolo 1 descrive come Sutherland, verso la fine  degli anni ’40, ebbe diretta percezione di quello che chiamò il  “Respiro della Vita”, mentre correggeva uno strain (tensione o  distorsione* vedi glossario) nel corpo di un paziente, senza bisogno di  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br style="clear: both;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Voglio rendere omaggio al fondatore di questo magnifico complesso di  conoscenze.<br />
Il <strong>Capitolo 1</strong> descrive come Sutherland, verso la fine  degli anni ’40, ebbe diretta percezione di quello che chiamò il  “Respiro della Vita”, mentre correggeva uno <em>strain </em>(tensione o  distorsione* vedi glossario) nel corpo di un paziente, senza bisogno di  alcuna pressione manuale. Questo fatto ha cambiato completamente il suo  metodo terapeutico meccanico, passando dall’uso di tecniche di  manipolazione delle membrane e delle strutture ossee del corpo umano, ad  un approccio estremamente gentile e basato sull’osservazione. In altre  parole, la capacità di osservare ed essere testimoni delle forze di  guarigione presenti nei fluidi del corpo serve a facilitare una maggiore  possibilità di guarigione. In questo libro quella forza è chiamata  Respirazione Primaria. Sutherland ha affermato di aver scoperto  un’intelligenza nei fluidi che è l’elemento di auto-correzione e di  mantenimento della salute nel soma, nella totalità del corpo. Arrivò a  considerare questa intelligenza, che ha chiamato “Respiro della Vita”,  termine preso in prestito dal Libro della Genesi nella Bibbia, come un  elemento di natura sottile, infallibile nella capacità di ristabilire la  salute, preesistente alla fisiologia umana, fondamentalmente  misterioso, e fonte della salute. Considerazione e rispetto sono  diventati un aspetto essenziale del Concetto Craniale. In ultimo pensava  che il Concetto Craniale fosse un pensiero di natura religiosa.<br />
L’opera di rottura di Sutherland è stata fonte di ispirazione per  molti. Pur nascendo dalla tradizione osteopatica, il lavoro  craniosacrale &#8211; così chiamato per brevità &#8211; si è diffuso in varie forme  fino a diventare una professione a parte, per altri operatori nel campo  della salute diversi dagli osteopati. Negli anni ’80 e ’90 di­versi  insegnanti hanno diffuso nel mondo la forma meccanica di questo lavoro  (Upledger e Vredevoogd 1983; Milne 1995). Col tempo si è manifestato un  grande interesse pubblico per il Concetto Craniale in generale. Negli  anni ’80 Franklyn Sills (Sills 2001, 2003) ha dato inizio a un ulteriore  cambiamento insegnando una modalità di lavoro chiamata Biodinamica  Craniosacrale, che è saldamente basato sulla Quiete Dinamica e le sue  manifestazioni. Altri insegnanti hanno contribuito con la loro  particolare conoscenza ed esperienza alla comp­rensione e  all’insegnamento di questo lavoro ed hanno favorito la nascita della  nuova professione della Terapia Craniosacrale Biodinamica (Kern 2005).  Anche altri autori come Torsten Liem (Liem 2004) e Leon Chaitow (Chaitow  2005) hanno considerato la biodinamica una evoluzione del Concetto  Craniale. John Mc Partland (McPartland and Skinner 2005), che è stato il  primo a pubblicare un articolo sul modello biodinamico su una rivista  professionale, lo ha imposto alla consapevolezza degli operatori come un  nuovo paradigma per la salute e la guarigione. Questa collaborazione  nello sviluppo del lavoro è stata fondamentale nel determinare  l’evoluzione della terapia craniosacrale biodinamica nella sua forma  attuale, come spiegherò in questo libro.<br />
Un nuovo paradigma come quello della terapia craniosacrale  biodinamica, deve essere in grado di definire gli ambiti culturali cui  fa riferimento. A tale scopo, questo primo volume di Terapia  Craniosacrale Biodinamica è suddiviso in cinque sezioni che rispecchiano  quelle che io considero le influenze fondamentali sulla teoria e sulla  pratica della terapia craniosacrale biodinamica.<br />
Il primo ambito di conoscenze è quello dell’osteopatia nel campo  craniale.<br />
Il Capitolo 1, “La seconda ispirazione”, racconta come il Dr  Sutherland, verso la fine della vita, scoprì la Potenza biodinamica del  Sistema Respiratorio Primario. Poi, nel <strong>Capitolo 2</strong>,  delineo per intero il modello del Sistema Respiratorio Primario che  viene presentato in questo libro. E’ il modello teorico che verrà  discusso dettagliatamente, nelle sezioni successive, insieme con le sue  applicazioni pratiche e cliniche. Il <strong>Capitolo 3</strong> confronta il modello biodinamico con altri importanti modelli di lavoro  generalmente o recentemente affermati in questo campo. Presenta anche  un’ampia bibliografia dei vari modelli.<br />
Concludo la Sezione Uno con una digressione sulle dimensioni  transpersonali della terapia craniosacrale biodinamica, e in particolare  della psicologia del profondo. Il <strong>Capitolo 4</strong> evidenzia  diverse importanti influenze sulla pratica della terapia craniosacrale  biodinamica, specialmente da un punto di vista spirituale e psicologico.<br />
La Sezione Due tocca il campo dell’embriologia umana. Possiamo dire  che la storia scritta dell’embriologia umana incomincia con Atreya, un  medico ayurvedico autore, intorno al 1500 AC, di un testo chiamato <strong><em>Caraka  Samhita</em></strong>. Dopo di allora, uomini come il Buddha (Buddha,  1995), Aristotele, e persino i primi papi della Chiesa Cattolica  (Trounson e Godsen, 2003) hanno trattato dell’embrione umano. Tuttavia,  l’aneddoto più interessante fa risalire l’inizio della scienza moderna  dell’embriologia a tre scienziati italiani nati, nel giro di dieci anni,  all’inizio del sedicesimo secolo (Konig, 2000): Ulisse Aldrovandi,  Gabriele Falloppio e Bartolomeo Eustachio. Aldrovandi ha studiato lo  sviluppo dell’embrione di pollo (e fu il primo a farlo), Falloppio ha  scoperto le “tube di Falloppio”, ed Eustachio ha scoperto la “tromba di  Eustacchio” tra la bocca e l’orecchio.<br />
Fin dall’inizio l’embriologia è stata dominata da teorie contrapposte.  Il dibattito più antico si svolgeva con i preformazionisti che  sostenevano in origine che la forma finale adulta dell’uomo è presente  in miniatura nell’ovulo e nello sperma. Oggi genetisti e biologi  molecolari sarebbero considerati appartenenti al campo preformazionista.  E’ importante dire che il modello di embriologia che io presento in  questo libro insieme con il Dr van der Wal è il modello <strong>epigenetico </strong>(Haraway, 2004; Lipton, 2005; Pearce, 2002), che si fonda sul  movimento delle membrane e dei fluidi e sul principio dell’insieme che  precede le parti (geni). Nella formazione e nella costruzione  dell’embrione, si prendono in considerazione i fluidi e tutto l’insieme,  piuttosto che il ruolo dei geni (Carroll, 2005; Wolpert, 1991). Io  credo che la realtà dell’embrione si trovi in un qualche punto a metà  tra i due modelli. Il nucleo di questo libro, e della pratica  biodinamica in generale, affonda le sue radici nel modello  dell’epigenesi.<br />
L’embrione rappresenta anche il mito della creazione dei nostri tempi  (von Franz, 1995). La Sezione Due inizia con una mia storia della  creazione che si basa sul lavoro del Dr Jaap van der Wal (van der Wal,  2004°, 2004b). Il mio amico Friedrich Wolf, un artista raffinato, ha  disegnato per questo capitolo ventinove immagini dell’embrione, nonché  la copertina del libro. Lo stesso Van der Wal ha dato un contributo ai  Capitoli 6 e 9 e mi ha aiutato a curare l’edizione dei <strong>Capitoli 7  e 8</strong> sui principi fondamentali dell’embriologia e del  metabolismo. Credo che il suo punto di vista sia di fondamentale  importanza per la comprensione del rapporto tra l’embriologia e la  terapia craniosacrale biodinamica. Un osteopata ha affermato che quando  un operatore mette le mani su un cliente, ha più contatto con  l’embriologia che con l’anatomia e la fisiologia adulta. Questa sezione  del libro cerca di chiarire tale affermazione. È importante comprendere  l’embrione umano come un processo morfologico in atto, come un  ininterrotto processo attivo di costruzione, o come quello di cui parla  David Whyte, nel suo poema “Millennium” White, 2002, p.7), “il grande  mare e l’immobile nave del vostro divenire”.<br />
L’azione del divenire guidata dalla Respirazione Primaria, si  contrappone al modello di anatomia spaziale statica e inerte che si  incontra nei libri di testo. L’anatomia spaziale fa riferimento ad una  immagine bidimen­sionale della struttura dell’embrione. La morfologia fa  riferimento all’attività dei fluidi che plasmano la forma dell’embrione  in una sequenza continua. A questa attività cadenzata diamo il nome di  Marea Lunga e Marea Media. Il <strong>Capitolo 10 </strong>descrive il  più importante processo terapeutico biodinamico chiamato <strong>Accensione </strong>(<em>Ig</em><em>nition</em>). La percezione della Accensione è  fondamentale, secondo me, per lavorare in maniera biodinamica. È stato  detto che tutti i ritmi e le frequenze nel Sistema Respiratorio Primario  dipendono dalla Accensione.. Un approccio meccanico alla terapia  craniosacrale viene riformulato con la comprensione e la percezione dei  quat­tro tipi del processo di Accensione (<em>Ignition</em>), che viene  spiegato da un punto di vista teorico ed esperienziale nel Capitolo 10.  Infine, alla fine della seconda sezione, il <strong>Capitolo 11</strong> presenta un’intervista che ho fatto con due membri dell’Istituto Rolf.  Ritengo sia molto importante incominciare a vedere i rapporti tra la  terapia cran­iosacrale biodinamica ed altre forme dell’arte terapeutica.  Il Rolfing, che ho praticato per molti anni, è molto caro al mio cuore.<br />
La Sezione Tre conduce il lettore in modo sistematico ad un esame  delle abilità e dei principi della pratica biodinamica. I riferimenti  culturali qui comprendono le tradizioni contemplative del Buddismo e del  Taoismo, poiché il processo percettivo necessario alla pratica  biodinamica comporta la capacità dell’operatore di rallentare  consapevolmente il complesso corpo-mente durante il trattamento.<br />
Inizio il <strong>Capitolo 12</strong> riesaminando la percezione dei  vari stati di coscienza del complesso corpo-mente nel Sistema  Respiratorio Primario. Questi stati della coscienza sono considerati dal  punto di vista dell’operatore. Che cosa sente effettivamente  l’operatore quando pone le mani su un cliente? Per rispondere a tale  domanda deve poter entrare in contatto con il proprio complesso  corpo-mente.<br />
A seguire, il <strong>Capitolo 13</strong> copre una lunga lista delle  fondamentali abilità che sono necessarie per cominciare ad entrare in  rapporto con queste percezioni del Sistema Respiratorio Primario. Il <strong>Capitolo  14</strong> esamina quelli che sono attualmente i miei principi  preferiti nella pratica biodinamica. Qualcuno ha detto che la terapia  cran­iosacrale biodinamica è l’applicazione creativa di un insieme di  principi. Mi sembra una buona definizione di questa forma d’arte. Questo  capitolo parla di dieci principi, scelti fra un gran numero di  principi, molti dei quali saranno accennati nel corso del libro. Il <strong>Capitolo  15</strong> prende in considerazione i diversi stadi di percezione e il  progressivo scendere in profondità nella Respirazione Primaria, con una  serie di meditazioni e visualizzazioni in­tese ad aiutare l’operatore  ad approfondire il rapporto con la Respirazione Primaria. I <strong>Capitoli  16 e 17 </strong>trattano degli effetti del Respiro della Vita e di  come il nostro intero essere e la nostra salute ne siano segnati. Chiamo  questo imprinting del Respiro della Vita il piano innato o intrinseco  dell’essere.<br />
Non è niente altro che compassione materializzata. La Sezione Tre  termina con una discussione su come comportarsi con una mente  iperattiva, durante un trattamento. Ho inserito alcune meditazioni sulla  quiete al fine di aiutare l’operatore a gestire il proprio stato  mentale e preparare il terreno per arrivare a praticare in modo  biodinamico.<br />
Il titolo della Sezione Quattro è “Approccio biodinamico ai neonati e  ai bambini”. Questa sezione integra gli ambiti culturali della  psicologia prenatale e perinatale e della neuroscienza affettiva con la  pratica biodinamica. Il campo della psicologia prenatale e perinatale  costituisce un cambiamento di paradigma in quanto riconosce che  l’embrione, il feto, e il neonato posseggono una consapevolezza unica e  individuale (Chamberlain, 1998; Nathanielsz, 1999; Odent, 1999; McCarty,  2002, 2004). L’imprinting di un’esperienza stressante che si verifichi  durante il periodo prenatale o perinatale viene oggi riconosciuto come  un fattore importante per la salute e il be­nessere di ogni persona.  Questi momenti traumatici hanno effetti fino all’età adulta. Ciò è vero  specialmente per quello che viene chiamato il processo di attaccamento  tra l’infante e la persona che ne ha cura. Durante questo periodo  preverbale della vita si formano gli schemi di proiezione e di transfert  nelle relazioni umane, e sono quindi un analogo diretto della relazione  cliente-operatore (Shore, 2003), come viene spiegato in questa sezione  del libro. Come conseguenza di questo nuovo paradigma, molte linee di  sviluppo che si riteneva avessero inizio alla nascita devono essere  retrodatate al momento del concepimento, o persino del pre-concepimento.<br />
Il campo della cosiddetta <strong>Neuroscienza affettiva </strong>si  occupa del processo di auto-regolazione delle emozioni che nasce da una  relazione, chiamata attaccamento, tra la madre e il bambino, e che non è  precostituito esclusi­vamente dalla struttura genetica del cervello del  neonato. Si sa ora che il cervello cresce e si sviluppa in relazione  con la figura materna dal concepimento fino almeno all’adolescenza. La  ricerca della relazione durante l’intera vita è quindi un impulso  fondamentale negli esseri umani. Tutte le relazioni umane si configurano  in questo modo, compresa la relazione cliente-operatore. Inoltre, è  stato ormai dimostrato che si creano campi di riso­nanza tra due  persone, come una rete neurale condivisa tra l’emisfero destro di una  persona e quello dell’altra. A questo livello gli esseri umani hanno uno  scambio continuo l’uno con l’altro, e possono metabolizzare lo stress  di un’altra persona semplicemente pensando ad essa, o quando si trovano  in sua presenza (Shore, 1994, 2003; Siegel, 1999). Nella pratica  biodinamica è essenziale comprendere il principio della formazione di  una autonoma consapevolezza di testimone nella corteccia orbitofrontale  nel neonato come funzione della relazione tra l’infante e la madre. Da  questo sviluppo dipende l’autoregolazione delle emozioni e l’autonomia  nella vita.<br />
Inizio la Sezione Quattro con un’analisi del lavoro terapeutico su me  stesso, relativo all’imprinting pre- e perinatale. Seguono due capitoli  che prendono in esame parti importanti del sistema corticolimbico, che è  la parte del cervello che si sviluppa per prima nei neonati. Questi  capitoli aiutano il lettore a comprendere il <strong>Capitolo 23</strong> che esamina tutte le nuove ricerche sull’attaccamento e il legame  affettivo (<em>bonding</em>) nell’infanzia. I <strong>capitoli 24 e 25</strong> riprendono queste ricerche e le rendono utilizzabili nella pratica per  l’operatore. Quando si lavora con neonati e bambini è importante  orientarsi alla Marea Lunga, come con gli adulti. Segue un esame delle  varie abilità osteopatiche che sono state sviluppate negli ultimi  decenni lavorando con neonati e bambini. Il <strong>Capitolo 26</strong>,  l’ultimo della sezione, presenta alcune particolarità della fisiologia  di transizione dalla respirazi­one acquatica a quella aerea.<br />
Infine, la Sezione Cinque si occupa di quel settore culturale detto  della <strong>Psicologia del profondo</strong>, che significa  riconoscere la natura inconscia e simbolica del comportamento umano  (Jung, 1933). Il campo della Psicologia del profondo stabilisce il  principio della regressione simbolica: il bisogno inconscio, in chi  vuole essere guarito, di ritornare simbolicamente al momento del  concepimento (Edinger, 1972, 1984; Eliade, 1958). Secondo questo  principio non si può ‘aggiustare’ il cliente. Egli deve essere riportato  in contatto con le forze spirituali presenti nel momento prossimo alla  sua incarnazione. L’operatore agisce metaforicamente come una guida  ritu­ale, poiché il Respiro della Vita non si dà in una relazione  terapeutica; piuttosto viene scoperto o evocato grazie allo stato di  coscienza generato dall’operatore. Questo particolare stato di coscienza  ha origine in una Quiete Dinamica, in cui l’operatore cerca di entrare  attraverso un rituale di meditazione e preghiera. In aggiunta, il  principio della linea mediana quale connessione fondamentale tra il  mondo umano, il mondo naturale e quello divino deriva direttamente dalla  psicologia del profondo. Basandosi su questi principi, la pratica  biodinamica rappresenta una teologia del corpo, così come ci viene  presentata da Andrew Taylor Still. Il principio della linea mediana  distingue la pratica biodinamica da ogni altra forma di terapia  craniosacrale. Per operare in maniera biodinamica è necessario  comprendere e sperimentare in qualche misura il principio della linea  mediana.<br />
La Sezione Cinque inizia col <strong>Capitolo 27</strong> ed un lungo  colloquio che ho avuto con Barry Williams, un analista junghiano, sul  rapporto tra l’embrione e il Respiro della Vita.<br />
I <strong>Capitoli 28 e 29</strong> considerano la guarigione come un  ritorno all’origine per contattare la nostra integrità originaria.  Questo è il punto fondamentale, credo, per comprendere la salute e la  guarigione. I <strong>Capitoli 30 e 31</strong> riguardano aspetti più  profondi della linea mediana ed i 5 stadi di un trattamento biodinamico.  Tutte le infor­mazioni cliniche presentate in questo libro sono  riassunte per l’operatore in una procedura in cinque passi che si  possono seguire punto per punto in ogni sessione. Nel <strong>Capitolo  32</strong>, cerco di riassumere in una poesia l’intera pratica di  terapia craniosacrale. E’ il mio riassunto dell’intero libro.<br />
La Appendice A riguarda le tradizionali abilità craniosacrali e come  riferirle alla pratica biodinamica. La Ap­pendice B è un complesso  Glossario di termini che il lettore può consultare rapidamente. A queste  appendici seguono le note ai capitoli, una bibliografia completa di  tutte le pubblicazioni citate nel testo, e un elenco di utili risorse  per gli operatori.<br />
Infine, è importante sottolineare l’influenza che la Bibbia ha avuto  sui pionieri del Concetto Craniale quale preciso ambito culturale. I  primi fondatori dell’osteopatia e molti degli attuali operatori sono  cristiani e ricor­rono a riferimenti biblici per descrivere le  esperienze proprie di tale ambito. Il libro della Genesi e i Salmi, in  particolare, sono importanti meditazioni che hanno guidato i fondatori  del Concetto Craniale. Il campo della terapia craniosacrale biodinamica  si è sviluppato e differenziato come diretto risultato dell’esperienza  che il Dr Sutherland ha fatto del Respiro Vitale e del suo fulcro nella  Quiete Dinamica. Sono convinto che la compas­sione davvero guidi le mani  dell’operatore, indipendentemente dalla tradizione spirituale cui  appartiene. La terapia craniosacrale biodinamica rappresenta realmente  un approccio integrale alla salute e alla guarigione at­traverso le mani  (<em>hands-on</em>) nel suo significato più profondo ed esteso.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="AREA ACQUISTI" href="http://www.craniosacrale.it/catalogo/index.php?main_page=product_info&amp;cPath=1&amp;products_id=62&amp;zenid=2fc9007872170243e07ff45d38c02f63" target="_blank">COMPRA IL LIBRO  NELL&#8217;AREA  ACQUISTI</a></p>
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		<title>Analisi Teorica dei Fulcri</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 10:31:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Liberamente tratto dalla rivista “Osteo” &#8211; adattamento da Antoine  Sautenet D.O-M.R.O. -F

Questo articolo è una descrizione della genesi del concetto di fulcro,  ripercorrendo gli scritti del fondatore del concetto craniosacrale, William Garner  Sutherland, e di quelli di uno dei suoi discepoli, Rollin Becker;  tenteremo di comprendere alla luce della fisica quantistica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Liberamente tratto dalla rivista “Osteo” &#8211; adattamento da Antoine  Sautenet D.O-M.R.O. -F</h4>
<p><br style="clear:both"/></p>
<p style="text-align: justify;">Questo articolo è una descrizione della genesi del concetto di fulcro,  ripercorrendo gli scritti del fondatore del concetto craniosacrale, William Garner  Sutherland, e di quelli di uno dei suoi discepoli, Rollin Becker;  tenteremo di comprendere alla luce della fisica quantistica qual è la natura di questo concetto. Il concetto di fulcro  esiste solo attraverso l’approccio craniosacrale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">leggi articolo completo in formato pdf <a href="http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/analisifulcri.pdf">analisi-fulcri</a> (140 Kb)</p>
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		<title>Anatomia e fisiologia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 15:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>craniosacrale.it</dc:creator>
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Bilanciamento delle Tensioni      Legamentose (di Pietro Cascianelli )
La Matrice Vivente (liberamente      tratto da Oschman)
Lesioni Sfenobasilari (Strain      verticale &#8211; Sfenoide alto e basso)
Tripartizione funzionale del      Sistema Nervoso Autonomo Applicazioni sperimentali basate sulla tcs (di   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br style="clear:both"/></p>
<ul>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=406" target="_self"><strong>Bilanciamento delle Tensioni      Legamentose </strong>(di Pietro Cascianelli )</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=396" target="_self"><strong>La Matrice Vivente </strong>(liberamente      tratto da Oschman)</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=392" target="_self"><strong>Lesioni Sfenobasilari </strong>(Strain      verticale &#8211; Sfenoide alto e basso)</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=386" target="_self"><strong>Tripartizione funzionale del      Sistema Nervoso Autonomo Applicazioni sperimentali basate sulla tcs</strong> (di      John Chitty, RPP, RCST)</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=378" target="_self"><strong>Il sistema stomatognatico nel      contesto posturale</strong> (tratto dall’omonimo testo di Giuseppe Stefanelli,      Edi-Ermes editore)</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=376" target="_self"><strong>Neurofisiologia e dintorni</strong> (a cura      di Maderu Pincione)</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=365" target="_self"><strong>I &#8220;Neuroni Specchio&#8221;</strong> (Il      circuito cerebrale che è alla base del &#8220;sentire insieme&#8221;)</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=328" target="_self"><strong>Suoni e vibrazioni sull’uomo</strong> &#8211;      Rischio e beneficio (di Franco Bistolfi)</a></li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=351" target="_self"><strong>Craniosacrale      e visione naturale </strong>(di Dhyan Trevor e Lydia Heera Cattani)</a></li>
<li><a href="http://craniosacrale.panservice.net/wp/?p=359" target="_self"><strong>Approfondimento      sul terzo ventricolo cerebrale</strong> (Testo tratto dalle ricerche del Prof. N.      CINQUEMANI)</a></li>
</ul>
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