Effatà, apriti

Io sto, dimoro, abito.. in silenzio, di K.D.

Mc 7, 31-37

Il percorso tracciato da Marco racconta la lunga deviazione di Gesù attraverso la Galilea, passando per le città fenice Tiro e Sidone e arrivando alla Decapoli pagana. Uomo senza confini, è la sutura vivente che cuce i lembi di una ferita, alla ricerca della parte umana che viene prima delle frontiere e di ogni divisione politica, di genere, culturale, religiosa o razziale. 

Portarono a Gesù un sordomuto. Un uomo prigioniero del silenzio, una vita senza parole e senza musica, ma che non ha fatto naufragio, perché accolta dentro un cerchio di amici che si prendono cura di lui: e lo condussero da Gesù. La guarigione inizia quando qualcuno mette mano all’umanissima arte dell’accompagnamento.

E lo pregarono di imporgli la mano. Ma Gesù fa molto di più, non gli basta imporre le mani in un gesto ieratico, vuole mostrare l’eccedenza e la vicinanza di Dio: lo prese in disparte, lontano dalla folla:Io e te soli, ora conti solo tu e, per questo tempo, niente è più importante di te’. Li immagino occhi negli occhi, e Gesù che prende quel volto fra le sue mani.

Seguono gesti molto corporei e delicati: Gesù pose le dita sugli orecchi del sordo. Le dita: come lo scultore che modella delicatamente la creta che ha plasmato. Come una carezza. Non ci sono parole, solo la tenerezza dei gesti.

Poi con la saliva toccò la sua lingua. Gesto intimo, coinvolgente: ti do qualcosa di mio, qualcosa che sta nella bocca dell’uomo, insieme al respiro e alla parola, simboli della vita.

Il mio volto fra le sue mani! A tenere tutto il dolore del mondo che non ce la fa a sfuggire all’ombra del­l’assurdo. Fanno pia­ga in Gesù tutti i silenzi ostili della terra, tutte le relazioni spezzate, quelle senza un perchè.

Con quel volto fra le sue mani l’uomo co­mincia a guarire, diventa uomo davvero. E la sua fame di risposte si placa.

Vangelo di contatti, di odori, di sapori. Il contatto fisico era vitale, per Gesù. I corpi diventano luogo santo di incontro, i sensi sono “divine tastiere” (D.M. Turoldo). Prigioniero con quell’uomo impedito, Gesù lo invita: apriti! Come si apre uno scrigno. Come si apre la porta all’ospite, la finestra al sole, le braccia all’amore. Come il cielo dopo la pioggia.

Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro. Un sospiro non è un grido che esprime potenza, non è un singhiozzo, ma il respiro della speranza, calma e umile.

 E gli disse: Effatà, apriti! In aramaico, nel dialetto di casa, nella lingua della madre, ripartendo dalle radici: Apriti, come si apre una porta all’ospite, una finestra al sole, le braccia all’amore. Apriti agli altri e a Dio, anche con le tue ferite, attraverso le quali vita esce e vita entra. Se apri la tua porta, la vita viene.

Per guarire abbando­na chiusure, rigidità, bloc­chi. Esci dalla solitudine dove ti senti al sicuro; non solo è pe­ricolosa, è mortale. In quante famiglie si parla tra sordi, culle di silenzio e di solitudini. Quanti figli perduti nelle nostre case, e bastava forse solo ascoltarli.

Così ripete anche a me: Effatà! Esci dal tuo nodo di silenzi e paure; accogli vite nella tua vita, spalanca la tua porta! Altrimenti non scoprirai mai, diceva un tormentato scrittore, «un Dio che gioisce e ride con l’uomo davanti ai caldi giochi del sole e del mare» (Pasolini), ma solo distanza e solitudine.

Se apri la tua porta, la vita viene. Potente come onda improvvisa.

Una vita guarita è quella che si apre agli altri: e subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. Prima gli orecchi. Perché il primo servizio da rendere a Dio e all’uomo è sempre l’ascolto.

Se non sai ascoltare, perdi la parola, diventi muto o parli senza toccare il cuore di nessuno. Dettaglio eloquente: sa parlare solo chi sa ascoltare.

Dono da chiedere instancabilmente, per il sordomuto che è in noi: donaci, Signore, un cuore che ascolta (1Re 3,9). Allora nasceranno pensieri e parole che sanno di cielo.

Tanti guariti del Vangelo sembrano poi sparire nel nulla rapiti nel gorgo della gioia, invece stanno fecondando in silenzio la storia. Capaci, ora, di relazioni vere.

Gesù non guarisce i malati per avere credenti al seguito, ma perché siano uomini pieni, uomini liberi. Uomini in piedi affamati di futuro.

 “Non possiamo più vivere in un mondo che sa costruire i grattacieli ma non sa sfamare i bambini. Quando si sbaglia il rapporto con le donne si sbaglia il rapporto con la vita” (Luigino Bruni)

Ci siamo dimenticati della Bibbia ma la Bibbia non si è dimenticata di noi!

Questo testo mi è stato inviato da K.D. E’ una fantastica metafora del tocco come invito ad aprirsi. Una lettura incarnata dei Vangeli, (fatta di contatti, odori, sapori, incontro dei corpi dove i sensi sono divine tastiere). Cosa è per me, come sento dentro, oggi, l’invito ad Aprirmi-Effatà …
Maderu.