Un libro prezioso

e introvabile. E’ “Conoscere l’osteopatia” di Lionelle Issartel
Marielle Issartel. Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984 e tradotto e pubblicato da Tecniche Nuove in Italiano nel 1992 e ormai esaurito. 

E’ stato uno dei testi che ho amato di più nella letteratura osteopatica e craniosacrale, proprio per la sua caratteristica di essere un dialogo tra sorelle e per il suo intendo divulgativo. Dalla Introduzione leggo:

Questo libro tenta la prima “messa in scena” pubblica di questo settore terapeutico misconosciuto, attraverso un dialogo tra due sorelle: una osteopata, l’altra sceneggiatrice cinematografica; una, la curatrice, l’altra, la paziente; una che agisce con le mani, con le sue intuizioni, con il suo spirito di ricerca, l’altra che descrive ciò che sente, ciò che percepisce nel proprio corpo e nella propria testa quando è sottoposta a queste tecniche; una che parla, l’altra che scrive.
Da queste interpretazioni, da questo confronto nasce un’opera molto originale costruita secondo il metodo cinematografico con piani-sequenza, flash-back, dialoghi al servizio di un tema centrale, la scoperta di uno spazio nuovo del nostro corpo.

Proprio nel 1992 muore Lionelle Issartel, che aveva creato insieme a Francis PEYRALADE, René QUEGUINER, Pierre HAMOND, Pierre TRICOT, e con  Roger CAPOROSSI la “Société d’Enseignement d’Études et de Recherches des Techniques Ostéopathiques” (S.E.R.E.T.O.). Una grande perdita per lo studio e l’approfondimento della osteopatia craniale.

Un testo importante, di 304 pagine, che ho sempre consigliato a tutti, non solo per lo studio ma anche come strumento di divulgazione.

La citazione dall’introduzione, questo dialogo tra sorelle. Potere scaricare integralmente il testo (in tre parti) con l’abbonamento  

Lionelle: Alcune sedute di osteopatia mi hanno guarito da questa rinite cronica, sintomo d’una perturbazione cronica del movimento, a sua volta riflesso del Meccanismo Respiratorio Primario.
Ne sentivo parlare per la prima volta.
La catena delle cause e delle conseguenze risaliva più in profondità. Cominciai a studiare teoria e pratica unendomi all’associazione che insegnava l’osteopatia generale cranica. Ora è divenuta una società nella quale attualmente tengo dei corsi. Il corpo riunificato mi apparve legato all’anima e allo spirito in maniera fondamentale. Perché la sfida dell’osteopatia è anche quella di gettare un ponte tra le cure degli
aspetti somatici e di quelli psichici separati dagli specialisti.
Si tratta di un “pensiero manuale”, le dita sentono, pensano e vedono. Questa sensibilità tattile molto speciale si acquisisce esclusivamente con una lunga pratica. Ho inoltre scoperto nozioni fisiologiche ignorate dalla medicina classica o rifiutate, per sicurezza.
L’osteopatia è una medicina dolce, rapida, economica, non inquinante: essa non viene quindi insegnata né riconosciuta dalle istituzioni.
È un sostegno potente, insostituibile in numerosi casi; risponde con intelligenza ai problemi di malessere; può essere associata con ottimi risultati ad altre terapie.
I malati “che avevano provato tutto senza risultati”, l’ostinazione di certi osteopati, le esperienze, gli scambi con gli Stati Uniti hanno fatto in modo che pian piano venissero vinte le più ostinate resistenze. Ma un sentimento di urgenza anima l’osteopata: la coscienza di poter prevenire, dopo la nascita, mali irreparabili. In quanti anni, o decenni, sarà possibile sviluppare una prevenzione “a mani nude” che consenta di rivelare sistematicamente nei neonati il ritmo fondamentale, il Meccanismo Respiratorio Primario, questo ritmo interno che anima tutto il corpo?

Lionelle: Ma le motivazioni non erano sufficienti, era necessario qualcuno pratico di scrittura. Io infatti curo, studio e insegno, palpo con le dita, ma utilizzo poco le parole, o ricorro solo a parole da specialista. Marielle, con la sua esperienza di montaggio di film e il suo lavoro di sceneggiatrice, poteva tentare l’avventura con me. Inoltre, non aveva alcuna conoscenza dell’anatomia.

Marielle: Io rappresento quindi la parte del lettore comune, a digiuno di cose mediche. Chiarezza e semplicità sono due caratteristiche fondamentali per ogni opera di divulgazione. Nel caso specifico, la mia ignoranza e la mia antipatia per le nozioni scolastiche ci hanno costrette a cercare la chiarezza, la vitalità dell’esposizione.

Lionelle: Il corpo degli osteopati non si limita alla massa fisica, perché il corpo viene scosso (dalle risa), bagnato (dal pianto), percorso dal fremito (della paura):  il “corpo” degli osteopati comprende quindi il fisico e le sue emozioni, collegate dal sistema neuroormonale. Questo fisico emotivo compie delle azioni, inventa delle storie, modifica o deteriora l’ambiente, fa dei progetti: il corpo degli osteopati comprende il fisico
emotivo, attivo e pensante. Il sistema nervoso, tangibile al bisturi rappresenta la zona di frontiera di tutti questi modi di essere. Quanto all’aspetto spirituale, non trovando l’unanimità di tutti gli osteopati, verrà intenzionalmente omesso.
Per l’osteopata quindi il corpo è un’unità biologica, le cui parti formano un tutto che va ben oltre la semplice aggregazione delle singole parti; è inoltre un’unità ecologica, legata all’ambiente, agli altri uomini e all’universo. Noi non interveniamo sull’ambiente, né sugli altri uomini né sull’universo, ma sull’unità biologica, comunemente denominata paziente, che soffre. La malattia del paziente determina una scissione o
alienazione del legame con l’ambiente. Un’unità biologica in buona salute ritrova l’armonia e la possibilità di agire.

Dati e link al libro italiano

Il testo è stato fotocopiato e trasformato in .pdf. Abbiamo richiesto varie volte  a Tecniche Nuove di ristamparlo, senza esito. Non crediamo di violare alcun copyright, nella divulgazione.
A cura di Paolo Maderu Pincione.