Il ritmo è la forza dell’energia che appare in ogni cosa

di Jaap van der Wal

Il ritmo

La realtà che conosciamo è una realtà piena di polarità. E tutto quello che c’è nel mezzo è il dialogo tra le polarità. Il torso è la connessione tra la testa e l’addome, l’addome soffice e dinamico e la testa dura e chiusa. C’è lo strato duro e poi quello morbido, in una alternanza ritmica. Andando dentro possiamo riversarci in un qualcosa che è ad un livello superiore. Il ritmo è la forza dell’energia che appare in ogni cosa. Ci sono ritmi nello spazio e ritmi nel tempo. Il ritmo è la rappresentazione dell’essere in mezzo a due poli, il respiro della vita. Se c’è un Dio, può essere solo l’UNO. All’inizio Dio creò la terra e il cielo, la polarità di spirito e materia. Lì tra le due polarità il processo si sviluppa. Il centro è UNO. La vita è quel respiro che succede tra due poli di morte. La morte ha due facce: troppa estensione, troppo caos da una parte, o troppa struttura e durezza, arteriosclerosi dall’altra. La vita è l’equilibrio tra questi due poli. E adesso vediamo che l’asse mediano ci apparirà in tre maniere diverse, c’è il ritmo nello spazio, il ritmo nel tempo e c’è un punto fermo di equilibrio. Il corpo umano tende all’equilibrio, tra cielo e terra, tra gravità e levità, dorso e ventrale, viscerale-metabolico e sistema nervoso-polo animale. L’embrione umano è l’unico che raggiunge l’equilibrio tra questi due poli. Per i terapeuti è importante capire che la malattia è sempre una tendenza che va verso un polo, la terapia può sempre offrire qualcosa sull’altro polo per rinforzare qualcosa che va verso l’equilibrio.

La figura umana prende forma dal movimento

La creazione non è una teoria ma è una esperienza”

La prima posizione appartiene alla “realtà esatta”, la seconda a quella della “realtà in atto”, in svolgimento. Io sono un medico, un professore associato di Embriologia all’Università e quindi ne sono parecchio, ma nonostante ciò posso scoprire qualcosa dell’embrione, in maniera percettiva, solo se partecipo alla sua realtà. C’è una distanza incredibile tra l’essere spettatori e il prendere parte. Improvvisamente nell’angolo del tuo occhio appare una piccola goccia d’acqua. […] Ma che cosa sa l’osservatore di una lacrima? Non sa niente, l’unica cosa che può dare più informazioni all’osservatore è piangere creando così una connessione con te stai piangendo. Questa è la scienza che partecipa.

L’anima si esercita a priori

L’embrione è l’entità anatomica più completa che ci sia. L’anatomia disseziona, divide, lacera e poi ricostruisce la totalità dai singoli elementi prima separati. Ma è l’opposto: prima c’è il tutto e poi questo tutto si organizza in parti. Il tutto è la prima cosa e le parti vengono dopo. Tornando agli occhi vediamo che il cristallino, da scuro che era, comincia a diventare trasparente grazie alla produzione di globuli specifici di cristallino Questa prestazione biologica deve

continuare nel corso di tutta la vita. Se il corpo si dimenticasse di produrre il cristallino entreremmo nella patologia. Il cristallino può essere rimpiazzato da una lente artificiale e questa secondo gli oculisti è la prova che il cristallino sia solo un pezzo di lente.

Ma non bisogna credere a questo. L’embrione comincia a comportarsi nel cristallino come una lente, ma non producendo un pezzo di lente di vetro, bensì mettendo in atto una prestazione biologica che fa sì che il cristallino diventi trasparente e si comporti come una lente. Questa è una cosa essenziale da capire: il vostro cristallino, il vostro corpo in generale, è un processo, una performance, un’attività, una prestazione, non è qualcosa di passivo. Se abbiamo un’anima, uno spirito, la consapevolezza di un’altra dimensione, la prima attività sarà quella di formare consapevolmente una forma. Nell’embrione l’anima si esercita a priori, ossia l’anima sta già esercitando le funzioni biologiche del corpo. Prima di riuscire da adulti a pronare o supinare fisiologicamente, c’eravamo già esercitati morfologicamente nel processo biologico di crescita. Quindi un embrione ha già un comportamento umano. Questa è la ragione per cui un embrione umano è completamente differente da un embrione animale. E’ un corpo differente, con una prestazione biologica differente, anche ad una settimana di vita dal concepimento. Quello che vi propongo è di cercare di capire cosa c’è dietro questo comportamento, che significato ci propone l’embrione. […]

Il vostro corpo è quindi una performance, una prestazione. Quello che fate nella forma e nella ritmicità dello sviluppo embrionale è un esercitarsi morfologicamente per poi farlo fisiologicamente e, più tardi ancora, psicologicamente. Se cerchiamo una espressione dell’anima e dello spirito, abbiamo bisogno di altri occhi che non siano solo quelli dell’esattezza. Se guardiamo solo la forma e l’anatomia non vedremo queste altre espressioni. Quello che cerchiamo di fare è capire la sacralità della vita. […]

Quello che cerco di fare è di allargare il campo della scienza, di aprire dei confini, di guardare al di là degli steccati. Questo perché cerco di guardare l’embrione con rispetto, come una creatura che si muove, ed in ogni movimento è insito un gesto. Un gesto è la dimensione interna di quella che può essere la dimensione esterna. Si può facilmente percepire questo concetto scorrendo velocemente le foto in sequenza dell’embrione nelle sue diverse fasi di sviluppo. L’embrione nella quarta settimana si flette tutto, una flessione profonda, introvertita. Dalla 5 settimana in poi inizia ad alzare la testa, inclina ulteriormente le pelvi e si estende in allungamento. Vedremo che l’embrione umano è l’unico embrione che ha come prestazione quella di stare diritto. […] Nei libri di embriologia c’è sempre l’immagine di uno zigote definito come un uovo fertilizzato. Secondo me questo è un non senso. Non ci sono cellule uovo fertilizzate, appena l’uovo viene fertilizzato finisce di essere una cellula uovo. Diventa un corpo umano, un organismo unicellulare.

La cellula è una parte di un organismo, ma lo zigote è un organismo umano già tutto presente, già completo. Si comincia da un organismo e poi avvengono le divisioni e non è un processo al contrario. Partendo dal tutto organizzi il tuo essere in differenti parti. Dopo tre giorni sembriamo un assemblaggio di cellule, ma non siamo un assemblaggio di cellule. Quasi tutti i miei colleghi affermano che questo non è ancora un corpo umano. Ma per me un organismo non è un corpo, il corpo è il risultato della prestazione di un organismo. Un organismo è una creatura nel tempo, il primo corpo spirituale che abbiamo è un corpo temporale. Quando vedi la tua foto all’età di tre anni sei sempre tu, così come sei sempre tu in una foto a tre giorni dal concepimento. Io non ho mai visto un organismo, perché un organismo non è visibile dagli occhi.

Il sangue è un organo

Il sangue non è un fluido, ma è un organo che può comportarsi fluidamente. Per contenere i fluidi abbiamo bisogno dei vasi. Il sangue non ha anatomia. Ma come la mettiamo con il capitolo sull’angiologia di un libro di anatomia? Abbiamo all’incirca 5 litri di sangue e più o meno 3-4 litri sono in questi vasi sanguigni, ma l’altro litro è nei capillari e questa è veramente la qualità del sangue. 40.000 km di capillari in un corpo adulto con un litro di sangue. Per vedere la “geografia” dei capillari dovete adoperare una tecnica speciale. Prendete un organo e iniettate nei suoi vasi sanguigni della plastica fluida che va a finire anche nei capillari. Se prendiamo poi i vasi capillari e li mettiamo in una soluzione basica, i tessuti spariscono e rimane la forma del polmone, del rene o del cervello. L’anatomia del sangue è quella di essere dappertutto e di prendere la forma del corpo. Il fegato è molto egoista, prende tutto lo spazio a destra, ma il sangue prende la forma di tutto il corpo. L’anatomia del sangue non ha nessuno scopo, non è un’anatomia egoista ma al contrario è generosissima, È aperta e continua a scorrere. Il sangue è l’organo della mediazione. Sapete cosa succede quando nell’evoluzione appare il sangue? Gli animali s’ingrandiscono. Il sangue scolpisce lo spazio perché connette. Tutto il giorno produciamo pensieri e tutto il veleno di questi pensieri viene trasportato ai reni per essere espulso. All’opposto prendiamo sempre più ossigeno per ristorarci da questi veleni. Il sangue è l’organo dell’essere in mezzo, dell’intermediazione. È l’organo più anticartesiano che ci sia. I polmoni e il fegato sono organi tipici dell’anatomia. Ma il sangue è ovunque e da nessuna parte.

Se volete cercare lo spirito, l’anima cercateli nel sangue non nel cervello. Nello sviluppo embrionale sarà più evidente il ruolo del sangue come organo intermediario quando si creerà la dimensione cranio-sacrale.

Tratto da trascrizione del corso “la parola all’embrione” di Jaap van der Val che sarà in Italia 
quest’anno 2018.