Dove è la mia placenta ?

di Jaap van der Wal. (tratto dal fascicolo “La Parola all’Embrione”)

E’ una storia che non è ancora matura, è una nozione che ho di me e del mondo. Tutto è cominciato

quando una studentessa, circa 18 anni fa, mi ha chiesto se aveva ancora una placenta. Infatti il nostro

corpo periferico, la placenta, muore quando nasciamo. Per questo motivo la signora mi domandava se

aveva ancora la placenta. Ipotizzando che la risposta fosse “sì”, mi sono chiesto dove fosse adesso, dove

avrei potuto trovarla. Dovete capire che non solo il vostro corpo è organizzato in tre qualità (ectodermica,

mesodermica ed endodermica) ma che questi tre strati-dimensioni rappresentano anche tre maniere di essere

come creature psicologiche. Perché nel mio modo di vedere l’uomo, l’anima viene espressa, non solo

dal cervello, ma dalla dimensione psicosomatica di tutti gli organi. Le reni, lo stomaco e il fegato sono tutti

organi psicosomatici. Si dice che il pensiero sia localizzato più nella testa, ma io non ci credo: c’è molto

pensiero anche nelle nostre mani. Non suonate il piano con la testa, sono le dita che pensano.

Se guardate un calciatore che segna un goal credete che l’abbia fatto con la testa? No, il calciatore pensa

con il piede. Qual è la funzione psicologica di tutti i nostri organi? Nel nostro corpo abbiamo anche tre

dimensioni psicologiche che possiamo chiamare del “pensare”, del “sentire” e dell’ “agire”.

Nella seconda settimana di vita embrionale abbiamo l’ectoderma nella parete esterna del nostro corpo e

non dimenticate che questa parete esterna ectodermatica è riflessa da un sacco amniotico e che in mezzo

c’è l’acqua amniotica.placenta Jaap

Ossia ci sono una membrana esterna ed una interna che si rispecchiano. Se entrate dentro il corpo la seconda

qualità che incontrerete è il mesoderma, a sua volta riflesso dalla cavità corionica che sparirà dando

vita allo strato vascolare della vostra placenta (la membrana corionica). Quindi il mesoderma all’interno si

rispecchia con il mesoderma corionico all’esterno. Se procedete ancora dal di fuori al di dentro, lo strato

successivo che troverete è l’endoderma, la vostra pelle simpatica, con cui si potrà interagire con il mondo.

Il primo strato che avete creato per poter interagire con il mondo è il trofoblasto, anche questa una pelle

metabolica attraverso cui respirate, vi nutrite ed espellete. Anche in questo caso c’è una correlazione tra

l’esterno e l’interno: il trofoblasto rispecchia l’endoderma. Ogni qualvolta che entriamo nel corpo e scopriamo

una nuova dimensione, questa viene rispecchiata da una dimensione esterna. Ma cosa c’è dopo il

trofoblasto? C’è la madre, che si rispecchia in un centro che sarà il bambino.

E adesso guardiamo cosa succede quando nasciamo. Quando nasciamo lasciamo l’ambiente acquatico

e non sappiamo niente dell’aria. Non c’è aria nella vita pre-natale. Quando nasciamo cadiamo dall’acqua

all’atmosfera per ritrovarci a vivere sempre in un mare, ma questa volta di aria. Ho perso le mie membrane

e devo cercare dall’altra parte del mare in cui vivo una qualità che rispecchi il mio ectoderma inteso come

qualità, ossia il nostro esterno al sistema nervoso.

Qual è la prima cosa che incontrate dall’altra parte di questo mare di aria? Qual è la prima qualità che

percepite del mondo intorno a voi? Il mondo sensibile, tutte le cose che possiamo toccare e percepire e

che sono rispecchiate dai nostri organi dei sensi. Maya, chiamato da Goethe il tappeto dei sensi. Tutto il

mondo sensitivo che c’è intorno a noi viene rispecchiato dal nostro sistema nervoso. Tutto il nostro mondo

percettivo sensitivo è dietro la membrana della cavità amniotica. Goethe ha descritto tutto questo come

un tappeto di sensi. C’è una dimensione dietro a quella goccia d’acqua nel nostro occhio. C’è la gioia, la

pena, il dolore e tutti i sentimenti che ci sono dietro ad una lacrima. Non potete capire cosa è una lacrima

con lo strato ectodermatico del vostro sistema nervoso, dove fare un passo in più, dovete sentire. Goethe

ha cercato di cogliere dietro a questo tappeto sensitivo un mondo di gestualità. Cosa succede tra due

persone che s’incontrano? Il primo incontro avviene tra la “tua” membrana amniotica e il “mio” ectoderma.

A volte possiamo avvicinarci di più ed empatizzare, ma solo se scendo ad un livello più profondo.

All’interno di ognuno di noi c’è una dimensione più profonda, una dimensione inconscia da cui escono

le emozioni, le motivazioni, la paura, i traumi, le frustrazioni e tutto quello che ti muove. A volte hai bisogno

di un matrimonio di 45 anni per poter riconoscere questo movimento nell’altra persona. Perché solo

se andate profondamente in voi stessi potete riconoscere la dimensione profonda dell’altra persona. Ed

improvvisamente la mia studentessa mi chiese: “allora questo significa che tu sei mia madre?”. “Io sono

tua madre?”, risposi. È vero ognuno di noi è la madre dell’altro. Se vogliamo scoprire l’essenza dell’altra

persona dobbiamo essere completamente centrati in noi stessi.

E molto spesso tra due creature spirituali ci sono differenti strati ectodermici. Forse è solo dietro a tutto

questo che potete incontrare l’essenza dell’altra persona. Spesso accade di incontrarci sul letto di morte.

Tra me e mio padre è successo proprio così: nelle poche ore rimaste è come se tutti quegli “strati di padre”

che c’erano tra noi due sparissero e potessimo incontrarci. Capite adesso dove è la vostra placenta?

Noi siamo separati dal mondo dal nostro sistema nervoso, dal nostro mesoderma e dai nostri sensi.

Newton e tutti gli altri scienziati cartesiani ti portano nella membrana amniotica, ma Goethe, Theodor

Schwenk e forse Jaap Van der Vaal cercano di portarvi nello strato che c’è dietro: la dimensione della

gestualità dove puoi solamente sentire e non vedere.

Rudolph Steiner e tutte le altre persone che si sono occupate di questa dimensione spirituale possono

magari farti vedere la via per raggiungere questo spazio dove forze creative sono al lavoro per creare la

persona umana, e forse dietro questo spazio c’è la dimensione spirituale e lì forse potete incontrare vostra

madre. Se allora chiamate questa madre Dea voi avete fatto con la scienza un passo in quello che fino

ad ora è stato il territorio riservato alla religione, perché vi riconnettete a quella parte di voi da cui siete

venuti.Embryo-placentaLow

E forse quando moriremo lasceremo ancora queste membrane e nasceremo ad un’altra dimensione.

Non so se è vero, ma se è vero abbiamo un confine da raggiungere: non fermatevi al tappeto della scienza

ma scoprite quello che c’è dietro il mondo fenomenologico, la gestualità della connessione che è un gesto

d’amore. L’unica cosa che dobbiamo fare è sviluppare la forza dell’amore che è quella di connettere. Vi

avverto che è una storia non matura, anche se io spero che sia così.

Jaap van der Wal.